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Pediatria

Sindrome di Wiskott-Aldrich: la terapia genica funziona

pubblicato il 15-12-2015
aggiornato il 24-02-2017

Presentati al convegno della Società americana di Ematologia i dati a lungo termine dei pazienti trattati con l'innovativa tecnica. Sostituendo il gene difettoso si può curare la malattia

Sindrome di Wiskott-Aldrich: la terapia genica funziona

Sulla carta la cura delle malattie genetiche è relativamente semplice. Conoscendo il gene mutato che causa la patologia, basterebbe sostituirlo con una copia perfettamente funzionante. Se in passato questa strategia era pura utopia oggi, per alcune malattie rare, non è più così. Un esempio è la sindrome di Wiskott-Aldrich curata con successo con la terapia genica dal team di ricerca del professor Luigi Naldini dell'Ospedale San Raffaele di Milano. A oggi, a distanza di diversi anni dalla correzione del difetto, gli ormai ex-pazienti stanno tutti bene. Il dato è emerso dal congresso della Società Americana di Ematologia svoltosi a Orlando (Stati Uniti), il più importante convegno mondiale dedicato alle malattie del sangue. 

 

LA MALATTIA

La sindrome di Wiskott-Aldrich è una rara immunodeficienza di origine genetica che colpisce i bambini maschi e si manifesta fin dall’infanzia con eczema ed infezioni ricorrenti che non si risolvono. I pazienti affetti hanno inoltre un numero ridotto di piastrine, più piccole del normale, per cui tendono ad avere frequenti problemi di sanguinamento, con emorragie che possono essere anche fatali. Infine, questi bambini hanno un rischio aumentato di sviluppare malattie autoimmuni e tumori. La prevalenza della malattia è stimata essere di 1 caso ogni milione di persone. Alla base delle sue manifestazioni c’è un difetto nel gene WAS, che codifica per la proteina WASp, una molecola presente nelle cellule del sangue. La carenza di WASp causa alterazioni nella struttura e nel funzionamento delle cellule del sistema immunitario e delle piastrine.

 

RIMPIAZZARE IL GENE

I sintomi della malattia si possono controllare in parte attraverso la somministrazione di immunoglobuline o con farmaci steroidei e l’asportazione della milza, che aumentano però molto il rischio di infezioni. Fino a oggi l’unica terapia risolutiva era il trapianto di midollo osseo ma in assenza di un donatore compatibile i rischi legati alla procedura sono elevati. Ora grazie alla terapia genica tutto ciò potrà essere evitato. La tecnica consiste nel prelievo, dal midollo osseo dei pazienti, di cellule staminali del sangue da modificare in laboratorio. La correzione avviene con l’inserimento del gene corretto per mezzo di un virus. Una volta trasformate attraverso questo nuovo approccio le staminali vengono infuse nel malato. L'idea, oggi una certezza, è che la correzione sia definitiva. Modificate le cellule queste si replicheranno portandosi dietro il gene funzionante.

 

RISULTATI DURATURI

Il primo tentativo, dopo anni di studi realizzati con successo nel modello animale, è datato 2010. Nell'estate di quell'anno il team di Naldini esegue le prime “correzioni” delle cellule attraverso la terapia genica. Ad oggi gli individui trattati con successo -alcuni sono bambini- sono 7: a distanza di 5 anni -come documentato durante il congresso ASH- le indagini di laboratorio hanno confermato la capacità delle cellule staminali ematopoietiche di dare origine alle diverse cellule del sangue. Non solo, dato più importante i pazienti sono in buone condizioni di salute, non necessitano più di trasfusioni piastriniche e non presentano più gli eczemi tipici della malattia.


@danielebanfi83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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