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Pediatria

Un dolce "Ninna ho" per i neonati abbandonati

pubblicato il 10-09-2013
aggiornato il 12-01-2017

Dopo i recenti casi di neonati abbandonati in condizioni di estremo rischio di vita, parte un’indagine negli ospedali italiani per conoscere il fenomeno e adottare strumenti idonei per aiutare le donne vittime di emarginazione sociale

Un dolce "Ninna ho" per i neonati abbandonati

Dopo i recenti casi di bambini lasciati in condizioni di rischio, parte un’indagine negli ospedali italiani per conoscere il fenomeno e aiutare le donne vittime di emarginazione sociale. Attivato un numero verde per le emergenze

Dietro un neonato abbandonato in un cassonetto sulla strada o nel WC di un centro commerciale ci sono storie di donne che vivono in precarie condizioni sociali che le inducono all’abbandono. Queste donne non sanno che la legge tutela il bambino che portano in grembo e se porteranno avanti la gravidanza fino al parto il loro bambino potrà vivere serenamente in un’altra famiglia, dove è desiderato. Dall’inizio dell’anno sono stati accertati in Italia almeno 5 casi di abbandono neonatale, ma la dimensione del problema sembra essere molto più grande. Per questo la Società italiana di neonatologia, SIN, in collaborazione con la Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia e la società di network KPMG hanno deciso di conoscere il fenomeno dell’abbandono neonatale in Italia utilizzando come strumento il progetto “Ninna ho”, con il quale da 10 anni cerca di arginare questo fenomeno. «Un’iniziativa, quella del progetto Ninna ho, che non basta ad arginare il problema– ha spiegato Costantino Romagnoli, presidente della SIN – perché non va alle radici del fenomeno. Per questo abbiamo deciso di avviare un’indagine conoscitiva più ampia delle situazioni in cui nascono questi drammi. Il nostro obiettivo è conoscere il massimo delle informazioni possibili sugli abbandoni, dentro e fuori dagli ospedali, per impostare politiche di prevenzione basate sull’informazione, sulla diffusione delle leggi italiane che tutelano il parto in anonimato e, laddove è possibile, l’intervento sulle madri prima del parto».

DIRITTO ALLA VITA - L’indagine coinvolgerà oltre cento punti nascita su tutto il territorio italiano e prevede che questi compilino un questionario che interviene ai parti per raccogliere dati sui bambini non riconosciuti dalla madre alla nascita. Stando ai dati diffusi dai Tribunali dei minori, dei 550mila bambini che nascono ogni anno in Italia, 400 non vengono riconosciuti dalla madre  e 84 di questi sono in Lombardia. «Nonostante il numero degli abbandoni a rischio sia esiguo rispetto al totale degli abbandoni ufficiali – dice Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione Rava – riteniamo sia importante procedere nella rilevazione statistica, per conoscere meglio le motivazioni che stanno alla base delle scelte della mamma e trovare nuovi strumenti e metodi per prevenire gli abbandoni in condizioni di rischio per la vita del neonato, che per legge ha tutti i diritti di nascere in condizioni salubri e di vivere dove è ben accetto».

CHE COSA SI FA - Il progetto “Ninna ho” per la tutela della gravidanza in condizioni di disagio sociale nasce nel 2008 in occasione del cinquantenario della società di network KPMG, in memoria di Francesca Rava, dipendente morta prematuramente e alla quale è dedicata la Fondazione che porta il suo nome. Ideatore del progetto è il professor Massimo Agosti,  primario di neonatologia dell’ospedale Del ponte di Varese, il quale mesi prima aveva salvato un bambino abbandonato in un cassonetto in circostanze che commossero tutto il reparto ospedaliero e l’Italia intera. L’obiettivo era di offrire alle donne la concreta possibilità di esercitare il diritto al parto anonimato e nello stesso tempo tutelare i neonati a rischio di abbandono o infanticidio. Come azioni di aiuto, sono state già donate e installate culle termiche presso un certo numero di ospedali, dotate di dispositivi elettronici di monitoraggio che segnaleranno l’allarme ogniqualvolta un bambino appena nato viene depositato. Le città coinvolte sono Napoli (osp. Federico II), Varese (osp. Materno infantile Del ponte), Parma, (osp. Universitario), Padova, (osp. Universitario) e Firenze, (osp. Careggi), oltre alle cliniche Mangiagalli di Milano e policlinico Casilino di Roma, primi aderenti al progetto. A queste azioni si affianca una campagna di comunicazione in 5 lingue presso istituzioni, consultori, parrocchie, cooperative sociali, associazioni di volontariato, fondazioni, Asl e farmacie. E’ attivo anche un numero verde per le emergenze (800 320 023) nelle 24 ore, mentre dalle 13 alle 15 del martedì e del giovedì farà servizio di ascolto e consulenza.

OSPEDALI DI FRONTIERA - Milano e Roma sono le città più coinvolte dal problema dell’abbandono neonatale, data la presenza di molte comunità straniere. «I nostri ospedali – spiega Piermichele Paolillo, responsabile della neonatologia del policlinico Casilino di Roma – sono posti di frontiera e spesso siamo testimoni di storie drammatiche al limite della convivenza civile. Sarebbero necessarie anche azioni di supporto dei servizi sociali e sanitari per prevenire queste situazioni».

 


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