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Il diabete di tipo 1 non si cura con la dieta (con l'insulina)

La malattia non si guarisce a tavola. Indispensabile la somministrazione dell'ormone

Il diabete di tipo 1 non si cura con la dieta (con l'insulina)

La massima frustrazione per un medico è di essere impotente di fronte a una malattia e dover «inventarsi» qualcosa nel tentativo di offrire una qual forma di speranza alla persona malata e ai suoi familiari. Questo è quanto succedeva fino al 1921 per la cura del diabete mellito tipo 1. Allora non si sapeva ancora che questa malattia, che spesso si manifesta già in età infantile, era dovuta alla distruzione di quel grammo in totale di cellule che, riunite in agglomerati (isole) di tessuto sparsi nel pancreas, producono l’ormone indispensabile (insulina) affinché i tessuti del nostro organismo possano utilizzare gli zuccheri. Prima di quella data, quello che si sapeva era che i bambini che sviluppavano questa malattia cominciavano a consumarsi progressivamente, facendo persino fatica a respirare e niente era veramente disponibile per prevenire quello che era, sempre, un esito infausto.


L’unico rimedio proposto era costringere il bambino affetto a una dieta rigida, praticamente eliminando ogni forma di zuccheri. Se in rari casi questa rigida e traumatica dieta poteva offrire un breve periodo di sopravvivenza, dall’altra era, in alcuni casi, causa di morte per inedia. Ma nel 1921 qualcosa di miracoloso avvenne: la scoperta dell’insulina. Questa scoperta era stata preceduta dall’osservazione che la rimozione, nel cane, del pancreas comportava lo sviluppo di una condizione praticamente sovrapponibile a quella del diabete umano. Era l’indicazione che la chiave della malattia stava nel pancreas o, meglio ancora, in una sostanza prodotta da quell’organo il cui venir meno, per l’appunto, causava l’aumento della glicemia e la consunzione dell’organismo. Nel 1921, un giovane chirurgo, Frederick Banting e il suo assistente, Charles Best, ipotizzarono che, se all’animale cui era stato tolto il pancreas fosse stato restituito un estratto della ghiandola, questi avrebbe avuto una correzione del suo stato. E così fu e così venne scoperta, isolata, prodotta e utilizzata l’insulina per la cura del diabete tipo 1.


Questa scoperta fruttò, nel 1923, ai due ricercatori il conferimento del premio Nobel per la Medicina. Da allora l’insulina ha salvato e continua a salvare la vita a milioni di bambini e adulti con diabete mellito tipo 1 garantendo loro la possibilità di crescere, studiare, lavorare, praticare sport, vivere. Ciò nonostante, di tanto in tanto, avvengono degli sciagurati ritorni al passato. Il 13 maggio 2008, 87 anni dopo la scoperta dell’insulina, moriva a Firenze una ragazza di 16 anni. Nel luglio 2007 la giovane aveva presentato i sintomi tipici del diabete: dimagrimento, sete intensa, bisogno di andare spesso in bagno, astenia. Prontamente fatta la diagnosi di diabete tipo 1, Clara, questo il suo nome, iniziava la terapia con insulina con pronto recupero del suo stato generale. Ma la diagnosi era stata uno shock per i genitori che speravano in una «guarigione» completa e la scomparsa del diabete. E così, affidandosi a venditori di illusioni, approdarono ad una naturopata che sospese la terapia insulinica, per sostituirla con dosi massicce di vitamine. Una decina di giorni dopo la ragazza entrò in coma e nulla potè il ricovero in un centro specializzato dove, la sera stessa, morì in un reparto di rianimazione. Le condizioni erano tali che, valutata un’eventuale donazione d’organi, se ne verificò l’impraticabilità per grave deperimento e deterioramento di tutti i tessuti vitali conseguenti alla sospensione della terapia insulinica. Casi tragici, giovani vite cui l’ignoranza ha sottratto un futuro. Su questa ignoranza, su falsi pregiudizi, su informazioni false e distorte ancora oggi fanno leva le sirene di terapie alternative miracolistiche.


Proprio per mettere in allerta le persone con diabete e le loro famiglie, le società scientifiche e professionali diabetologiche assieme alle rappresentanze delle associazioni delle persone con diabete hanno sottoscritto un unico comune disperato appello per sottolineare l’estrema pericolosità della sospensione della terapia con insulina. Tanto più se attratti dalle promesse di quanti, senza titolo, senza competenza scientifica, senza autorità affermano di poter curare il diabete di tipo 1 con le più svariate diete o con una manciata di integratori. Se i genitori di Clara avessero ricontattato i medici per verificare le indicazioni ricevute dalla naturopata, oggi Clara sarebbe ancora qui. Avrebbe 26 anni e chissà cosa le avrebbe offerto il destino e la sua voglia, certa, di vivere. Avrebbe studiato? Si sarebbe laureata magari diventando un medico? Oppiure avrebbe avuto già un’occupazione lavorativa? Sarebbe stata single, fidanzata o già sposata e magari mamma? Quali hobby avrebbe coltivato? Dove sarebbe andata in vacanza? Quale canzone le sarebbe piaciuta? Come sarebbe stata la sua pagina su Facebook? Nessuno lo sa ma una cosa noi tutti dobbiamo ricordare: non sarebbe morta a 16 anni di chetoacidosi diabetica.



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