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Donare il proprio corpo alla scienza: adesso si può

D'ora in poi si potrà donare il proprio corpo, dopo la morte, a fini di studio, formazione e ricerca scientifica

Donare il proprio corpo alla scienza: adesso si può

Il 29 gennaio 2020 è stata approvata in via definitiva la nuova legge «Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica». Finalmente, chi lo desidera può scegliere di donare il proprio corpo e i propri tessuti alla ricerca scientifica e alla formazione medica, secondo norme certe e avendo tutte le garanzie necessarie. 


In precedenza, l’uso di tessuti o di corpi per fini di ricerca era permesso soltanto in casi specifici, bloccando di fatto la possibilità di svolgere alcune ricerche. Inoltre, a causa dell’assenza di norme chiare, spesso i giovani medici e chirurghi non avevano la possibilità né di studiare direttamente il corpo umano e la sua anatomia né di esercitare le tecniche chirurgiche che avrebbero poi dovuto praticare sui pazienti. Per superare questi problemi si rincorreva allora a diversi espedienti: l’utilizzo di modellini, manichini o modelli animali. Oppure costosi corsi di formazione all’estero in quei Paesi dove la donazione post-mortem era già legalmente regolata.

 

Ma cosa vuol dire donare il proprio corpo post-mortem? E cosa prevede la legge? Quattro punti essenziali. Primo, la dichiarazione della volontà di donare avviene attraverso la compilazione delle proprie disposizioni anticipate di trattamento (Dat) e cioè attraverso il proprio testamento biologico. Come per la donazione degli organi, basta quindi compilare le proprie Dat secondo le modalità usuali (scarica la nostra guida e il nostro modulo), specificando di voler donare post-mortem il proprio corpo e tessuti per fini di studio, ricerca e formazione medica.


Secondo, la legge specifica che per effettuare una donazione post-mortem è indispensabile indicare nelle proprie Dat un fiduciario ed eventualmente un suo sostituto. Questo significa che in assenza di un fiduciario designato non è possibile diventare dei donatori post-mortem. Terzo, vengono istituiti dei centri di riferimento territoriali per la conservazione e l’utilizzazione dei corpi dei defunti. Le attività di ricerca che prevedono il ricorso a corpi o tessuti donati devono essere conformi a quanto approvato dai comitati etici competenti, mentre le attività di formazione basta che esse siano approvate dalla direzione sanitaria della struttura di competenza.

 

Quarto, la legge prevede che in ogni caso il corpo sia comunque restituito entro dodici mesi alla famiglia in condizioni dignitose, e che «gli oneri per il trasporto del corpo dal momento del decesso fino alla sua restituzione, le spese relative alla tumulazione, nonché le spese per l’eventuale cremazione sono a carico dei centri di riferimento». Naturalmente, due requisiti fondamentali affinché la nuova legge abbia davvero gli effetti sperati, sono che i cittadini siano adeguatamente informati riguardo a questa nuova possibilità di donazione e che il Ministero della salute compia rapidamente tutti i processi amministrativi e burocratici necessari all’individuazione e costituzione dei centri di riferimento. 


Speriamo solo che, questa volta, non si debba aspettare anni come è già avvenuto per la banca dati nazionale delle Dat, di cui aspettiamo ancora la costituzione a ben due anni dall’entrata in vigore della legge.




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