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Fabio Di Todaro
pubblicato il 28-08-2019
aggiornato il 12-03-2020

Donazione e trapianti: cosa cambierà con il «silenzio-assenso»?



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Anche in Italia si potranno prelevare gli organi di una persona deceduta, se non avrà comunicato l'opposizione. Una svolta a metà, però. Al momento, il sistema che regolamenta la donazione di organi e tessuti post-mortem è rimasto invariato

Donazione e trapianti: cosa cambierà con il «silenzio-assenso»?

Un comunicato di poco più di dieci righe inviato dal Ministero della Salute il 20 agosto ha annunciato una svolta nel sistema della donazione degli organi in Italia. Il nostro Paese, alla pari di quanto da tempo accade in altre nazioni, ha deciso di applicare la legge sul «silenzio-assenso». Basterà che una persona non si rifiuti esplicitamente (in vita), dopodiché organi e tessuti utili potranno essere usati per effettuare dei trapianti (dopo il decesso). Ma una precisazione è doverosa. La disposizione non è già in vigore: serviranno diversi mesi prima che la macchina organizzativa cambi impostazione. La strada, però, sembra essere tracciata. L'obbiettivo è migliorare le performance nel campo dei trapianti, ampliando anzitutto il bacino dei potenziali donatori.


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COSA CAMBIERA CON IL «SILENZIO-ASSENSO»?

La comunicazione è servita a dare notizia della firma del decreto attuativo che darà impulso alla legge 91 «entrata in vigore vent'anni fa, ma nei fatti rimasta lettera morta», per dirla con le parole di Giulia Grillo. Il passo compiuto è considerato cruciale. Se fino a oggi i cittadini italiani hanno dovuto dichiarare la volontà di diventare donatori di organi una volta deceduti, in futuro (ma non è ancora chiaro a partire da quando) l'approccio sarà opposto. È chi non intende mettere i propri organi a disposizione che dovrà preoccuparsi di farlo sapere finché è in vita - come già fatto da un milione di italiani: a tanto ammonta la quota di coloro che si sono già «opposti» - o lasciarlo detto ai parenti di primo grado. In questo secondo caso, toccherà a loro esplicitare ai medici la volontà del congiunto di rinunciare alla donazione. Diversamente, varrà il principio del presunto consenso. «In questo modo potranno essere salvate molte più vite», ha aggiunto il ministro, convinta di poter (anche) così dare un taglio drastico alle liste di attesa per i trapianti.

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UNA TRANSIZIONE INCOMPLETA

La firma sul decreto ministeriale va a sanare un vuoto normativo presente da vent'anni. Il Sistema informativo trapianti - che raccoglie le dichiarazioni di volontà sulla donazione e registra tutti i dati relativi a donazioni, prelievi e trapianti - non ha finora potuto registrare le informazioni riguardanti la notifica del «silenzio-assenso» dai maggiorenni. Colpa proprio della mancata firma di questo decreto attuativo. Quello appena compiuto rappresenta dunque il primo passo della transizione. Per completarla, servirà aggiungere due tasselli: la costituzione di un'anagrafe nazionale degli assistiti (contenente i dati di tutti i cittadini) e un sistema di notifica per avvertire gli italiani dell’entrata in vigore della norma. In questo modo si darà la possibilità a chi vuole esimersi dalla donazione di farlo. «Al momento il sistema che regolamenta la donazione di organi e tessuti post-mortem è rimasto invariato», fa sapere il Centro Nazionale Trapianti.


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I PROSSIMI PASSI

«L’obbiettivo è abbattere la percentuale delle opposizioni, che si aggira intorno al trenta per cento», precisa Massimo Cardillo, direttore del Centro Nazionale Trapianti. Autorizzare il prelievo degli organi, per i familiari, può risultare una decisione difficile da prendere, subito dopo aver appreso il decesso di una persona cara. Da qui la maggior parte dei rifiuti, che viene comunicata se la persona deceduta non aveva chiarito in vita le proprie volontà. Con il «silenzio-assenso», nel momento in cui sarà effettivamente entrato in vigore, nessun altro potrà opporsi in assenza di dichiarazioni ufficiali. Al di là degli aspetti burocratici, cruciali per garantire la reale introduzione della norma, «dovremo far arrivare a tutti gli italiani le informazioni necessarie riguardanti i trapianti: ovvero la loro imprescindibilità nei confronti di diverse malattie, la gratuità e l'assoluta tutela nei confronti della persona deceduta», conclude lo specialista. 


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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