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Testamento biologico

Testamento biologico

La legge italiana, con l’obbligo del “Consenso informato alle cure”, sancisce il diritto per ogni paziente di conoscere la verità sulla propria condizione clinica e di acconsentire o non acconsentire ai trattamenti o agli accertamenti sanitari proposti. Nessun medico può quindi somministrare un trattamento contro la volontà del paziente e senza averlo prima adeguatamente informato delle possibili alternative terapeutiche, nonché dei risultati, dei rischi e degli effetti collaterali previsti. Il consenso informato è una grande conquista dei nostri tempi, perché permette alla persona che necessita di terapie di decidere se e a quali cure desidera sottoporsi.

Il testamento biologico è la logica estensione del consenso informato. Si tratta infatti di un documento attraverso il quale si può indicare in anticipo quali trattamenti si desiderano ricevere o rifiutare in previsione di una futura impossibilità a decidere - per esempio, a causa di un trauma improvviso o di una malattia degenerativa. In sostanza, il testamento biologico consente di esprimere in anticipo il proprio consenso informato permettendo così di salvaguardare le proprie volontà anche nel caso di una sopravvenuta incapacità, transitoria o permanente, a decidere per sé.

Per decenni il diritto a redigere il proprio testamento biologico è stato al centro di accessi dibattiti pubblici e politici fino a quando, il 31 gennaio 2018, è entrata in vigore la legge 22 dicembre 2017, n.219 contenente le “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, la quale ha sancito il diritto per ogni persona maggiorenne di redigere le proprie “disposizioni anticipate di trattamento” (o DAT), e cioè il proprio testamento biologico.


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