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Come vivremmo senza gli animali?

Il fisiologo Benedetti parte dalla richiesta dei movimenti animalisti e descrive le ripercussioni di una scelta possibile, ma che (se assoluta) avrebbe gravi conseguenze per la ricerca biomedica

Come vivremmo senza gli animali?

Cosa succederebbe se abolissimo l’utilizzo degli animali per fini umani? Non mangeremmo più carne, le corride diventerebbero un lontano ricordo, pesca e caccia rappresenterebbero una vecchia abitudine dei nonni. Ma, ed è questo l’aspetto che più tocca da vicino la comunità scientifica, rinunceremmo anche alla ricerca biomedica, che oggi ci permette di proteggerci dalle infezioni (grazie alla scoperta degli antibiotici), di eradicare alcune malattie (come il vaiolo e la poliomielite, quest’ultima non ancora in tutto il mondo) e di affrontare gli interventi senza sofferenze (merito dell’avvento degli anestetici).

È da una panoramica della ricadute che l’uomo ha tratto dall’utilizzo degli animali che ha inizio il viaggio di Fabrizio Benedetti, ordinario di fisiologia umana all’Università di Torino, in “Un mondo senza animali” (Carocci editore). Partendo dalle ragioni e dalla storia dei movimenti animalisti, sbocciati nell’Inghilterra vittoriana, l’autore passa in rassegna tutte le nostre abitudini della vita condizionate dalla presenza degli animali. Come funzionerebbe il mondo se da domani escludessimo loro e i prodotti da essi derivati? Il saggio, più ricco di domande che di risposte, è utile per scoprire quanto l’utilizzo degli animali per il perseguimento di un obiettivo dell’uomo condizioni la nostra vita. Benedetti non vuole sposare alcuna posizione, ma si (e ci) chiede: siamo disposti a rinunciare soltanto a una bistecca o anche alla scoperta di nuovi farmaci?

Fare a meno dei prodotti di origine animale è possibile: se con essi intendiamo corride, circo, scarpe, profumi, borse, pellicce e salsicce. Ma se la scelta fosse assunta tout-court vivremmo anche in un mondo condannato a rinunciare al progresso scientifico. Essere vegetariani è possibile. Come vivremmo invece in un mondo ancora spaventato dalla poliomielite? Ognuno di noi ha valori differenti, ma la soluzione sta forse nel mezzo, suggerisce Benedetti, ricordando che la sperimentazione animale oggi condotta nei laboratori non è paragonabile a quella di mezzo secolo fa, come spiegato anche da Francesco Mannara nel suo blog, e come la stessa sia fondamentale per curare anche cani e gatti a cui abbiamo aperto le porte di casa. Di certo c’è che sbaglia chi considera su due piani separati la ricerca di base e quella applicata. Accettare un nuovo antibiotico vuol dire essere d’accordo con gli esperimenti (condotti sugli animali) che a prima vista possono sembrare privi di applicazioni. Tra il bianco e il nero, esiste il grigio. Ognuno scelga senza pregiudizi in quale punto della gamma collocarsi.

Fabrizio Benedetti

UN MONDO SENZA ANIMALI

Carocci Editore, 92 pagine, 10 euro

Fabio Di Todaro
@fabioditodaro



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