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Le droghe e il rischio del piacere

Anna Paola Lacatena affronta il tema dell'uso di sostanze stupefacenti con rigore e senza moralismi

Le droghe e il rischio del piacere

Quando si affronta il tema dell'utilizzo delle droghe, il dibattito è quasi sempre privo di quella che è la causa che ci spinge a farne uso. Ovvero: la ricerca del piacere. È la pulsione a vivere un'esperienza in grado di indurre benessere a prenderci per mano e a portarci verso una dipendenza. La condizione matura quando non siamo più in grado di girare la testa dall'altra parte se di fronte abbiamo la quintessenza dell'appagamento: sia per noi il cibo, il gioco o una sostanza psicotropa. Su questo concetto, con rigore e con uno stile che lascia trasudare la passione per la lettura e per la scrittura, fa luce Anna Paola Lacatena ne «Il rischio del piacere» (Carocci Editore).


Senza moralismi e tenendo da parte qualsiasi allarmismo, la sociologa del dipartimento dipendenze patologiche della Asl di Taranto arriva al fondo di una questione che non è peculiare del terzo millennio, ma che esiste da tempo e si è evoluta assieme ai nostri consumi. Fondamenti umanistici sono mescolati a dovere con una solida base di nozioni scientifiche per indagare la dimensione del piacere. D'altra parte la risposta che molti assuntori di sostanze stupefacenti forniscono alla domanda «perché lo fai» è sempre la stessa: «Perché mi piace». Logico dunque per chi si confronta con loro quotidianamente cercare di capire - e spiegare, ricorrendo in più passaggi alle dirette testimonianze - quali siano le basi delle neuroscienze e della psicologia che portano a una ricerca patologica del godimento. 


Chi convive con una dipendenza, condivide tre caratteristiche: l'abulia, il disinteresse e il carattere misto delle depressioni. Condizioni da cui si ritiene di poter uscire soltanto trovando riparo nella sostanza in questione. In prima battuta, in effetti, è spesso quello accade. Ma è così che si innesca il circolo, da cui diventa poi molto difficile venire fuori. Le ragioni della complessità sono spiegate con dovizia di dettagli, comunque comprensibili anche a un lettore a digiuno di questi aspetti. Il motivo per cui vale la pena di portare questo libro sotto l'ombrellone è però un altro: lo sforzo costante nell'andare oltre la «nube» che avvolge la quasi totalità dei dibattiti sull'uso di sostanze stupefacenti, senza mai assumere un tono giudicante.


L'autrice conclude definendo quello che può essere l'unico antidoto radicale alle dipendenze patologiche: l'educazione al piacere. Lo fa citando Danilo Dolci («Ciascuno cresce solo se sognato»), per ricordarci che nulla è ineluttabile e che la sfida contro il dilagare delle droghe la si può giocare ad armi pari a una condizione: quella di guardare negli occhi il desiderio di appagamento, elemento imprescindibile della natura dell'uomo.

 

IL RISCHIO DEL PIACERE

Anna Paola Lacatena

Carocci Editore, 175 pagine, 18 euro 

 

Fabio Di Todaro



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