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Alimentazione

Dieta gluten-free inutile se il bambino non è celiaco

pubblicato il 21-08-2018
aggiornato il 28-08-2018

Molti genitori la propongono anche a bambini non celiaci. Ma la scelta, oltre che inutile, alla lunga può rivelarsi pure dannosa

Dieta gluten-free inutile se il bambino non è celiaco

La seguono i bambini celiaci, all’incirca ventimila in Italia, ma non solo. Anche molti loro coetanei sani consumano con regolarità alimenti senza glutine, poiché nei genitori alberga la convinzione che si tratti di un regime dietetico in grado di determinare benefici anche alla loro salute: dal dimagrimento a una maggiore digeribilità degli alimenti, da un più basso rischio di sviluppare intolleranze fino a un possibile beneficio per l’apparato cardiovascolare. Nulla di tutto ciò è però mai stato provato. Anzi: un nuovo studio esclude qualsiasi beneficio legato al consumo di alimenti senza glutine da parte dei bambini non celiaci.


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A CONFRONTO ALIMENTI CON E SENZA GLUTINE

A vergarlo un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Ricerca sulla Salute canadese, che ha valutato il profilo nutrizionale di 344 prodotti presenti sul mercato e destinati ai più piccoli. Gli scienziati hanno posto a confronto soltanto gli alimenti «essenziali» (pasta, pane e derivati, formaggi) e lasciato fuori dalla valutazione gli snack dolci e salati, il cioccolato e le bevande zuccherate. I risultati, pubblicati sul numero di agosto della rivista Pediatrics, sono chiari. Gli alimenti senza glutine, in media, contengono quantitativi troppo elevati di sodio, zuccheri aggiunti e grassi (totali e saturi) per poter essere definiti più salutari rispetto a quelli tradizionali. Mentre l’apporto di proteine, in molti casi, è risultato inferiore rispetto a quello che si sarebbe ottenuto senza modificare la propria dieta. Una conclusione che riguarda da vicino i celiaci, duecentomila quelli accertati in Italia, dal momento che la dieta senza glutine è l’unica terapia riconosciuta per la malattia. A loro - e ai loro genitori, nel caso di diagnosi in età infantile - gli esperti raccomandano di leggere con attenzione le etichette e di rendere più equilibrata la dieta consumando alimenti naturalmente privi di glutine (carne, pesce, legumi, ortaggi, frutta e verdura) e prediligendo cotture semplici e senza troppi condimenti. 

LA DIETA PRIVA DI GLUTINE
E' DANNOSA PER CHI NON E' CELIACO? 

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Ma il messaggio punta a raggiungere soprattutto le persone sane che spontaneamente decidono di seguire una dieta priva del composto proteico contenuto nella maggior parte dei cereali (frumento, orzo, malto, segale). Una scelta inutile e che - non lo si può escludere - a lungo termine potrebbe rivelarsi anche dannosa. Spiega Marco Silano, direttore del dipartimento nutrizione dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatore del board scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia: «Chi segue senza motivo questo regime alimentare, può riscontrare una riduzione del peso corporeo dovuta a una quasi totale estromissione dei cereali dalla dieta. Ma i prodotti cosiddetti dietoterapeutici non sono ipocalorici. E non è vero che l’esclusione del glutine riduce il rischio cardiovascolare, anzi. Un’alimentazione di questo tipo nei non celiaci si associa a una riduzione del consumo di cereali integrali, con possibili effetti negativi proprio sulla salute dei vasi e del cuore».

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Eppure il ricorso senza ragione agli alimenti senza glutine sembra non conoscere crisi. Negli Stati Uniti - dove l’«effetto alone»: ovvero la distorsione cognitiva che in questo caso porta a ricorrere alla dieta senza glutine, pur senza averne la necessità - l’intero comparto nel 2020 arriverà a valere due miliardi di euro, grazie anche all’effetto-traino garantito da alcuni personaggi famosi (Gwyneth Paltrow, Kim Kardashian e Lady Gaga, Novak Djokovic) che hanno sposato la dieta senza glutine senza essere celiaci e che a essa attribuiscono i loro successi professionali. In Italia le cifre sono inferiori, ma secondo l’Associazione Italiana Celiachia sono sei milioni i connazionali che comprano prodotti senza glutine pur senza essere celiaci. Ovvero quasi trenta volte più di quelli che sono i celiaci censiti, un dato da considerare comunque sottostimato.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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