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Alimentazione

Mense scolastiche: i controlli dei Nas tutelano la salute dei bambini

pubblicato il 09-09-2016
aggiornato il 02-03-2017

Un impegno sinergico dei carabinieri e del Ministero della Salute, tra il 2015 e il 2016, ha scovato le irregolarità qualitative e igienico-sanitarie di alimenti e luoghi di preparazione e stoccaggio dei cibi destinati alle mense scolastiche. Ma esistono anche casi virtuosi: l’esempio di Jesi

Mense scolastiche: i controlli dei Nas tutelano la salute dei bambini

Le ispezioni delle mense scolastiche, da parte dei carabinieri del Nas, si sono concluse sul territorio a giugno con l’obiettivo di garantire salute e sicurezza sulla tavola dei più piccoli alla ripresa delle lezioni. Gli esiti non sono stati sempre e ovunque confortanti: tra i casi più eclatanti vi sono strutture chiuse, derrate alimentari ritirate per dubbia provenienza, carenze igienico-sanitarie, assenza di idonea etichettatura o tracciabilità dei prodotti.

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LE IRREGOLARITÀ ITALIANE

Oltre 2.600 controlli sono stati effettuati nell’arco dell’anno 2015-2016. Tra le mense scolastiche passate al setaccio, circa il circa il 25 per cento sono risultate non conformi agli obiettivi dell’indagine. Sotto accusa sono finite la qualità dei cibi, la quantità di requisiti nutrizionali e la corretta conservazione degli alimenti: nello specifico prodotti ittici, carni, formaggi, frutta, verdura, olio e pane. Ma non solo. Sono stati scoperti alimenti etichettati in maniera non corretta o forniti in maniera irregolare (frodi). Eventi che hanno portato alla chiusura di 37 strutture e sanzioni pecuniarie per oltre 490mila euro. Disposizioni che denunciano l'obiettivo comune ai Nas e al Ministero della salute: fare piazza pulita. «Abbiamo iniziato questa operazione a novembre con l’intento di verificare se il cibo che viene dati ai bambini nelle scuole è sano, non contraffatto e consegnato nel rispetto delle norme igienico sanitarie», spiega il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.


BOLLINI NERI

Lungo il territorio, i Nas hanno evidenziato molteplici irregolarità. A farla da padrone, in negativo, sono state soprattutto le condizione igienico-sanitarie insufficienti, come nel caso di alcuni centri cotture a Milano, Roma, Caserta, Cosenza e Lecce (dove è stata rilevata la presenza di alimenti in cattivo stato di conservazione). Altri casi limite sono stati registrati ad Alessandria e a Pescara (mancata tracciabilità dei prodotti, riscontro di muffe o altre insalubri condizioni ambientali). Non meno frequenti i casi di impiego di materie di qualità inferiore a quella raccomandate o prescritte nel capitolato di appalto (a Firenze), di cubi pericolosi per la salute pubblica (Perugia, Napoli, Sassari) e di alimenti che presentavano contaminazioni batteriche (Potenza e Ancona). Non meno dannose per la salute dei piccoli le scelte di diete e alimenti diversi da quelli previsti dall’appalto o stabiliti dalle tabelle dietetiche delle Asl di appartenenza (episodi a Brescia, Cosenza, Latina e Palermo). Chiudono la lista le frodi nell’esercizio della professione riscontrate a Cagliari, dov'è stato osservato anche il mancato rispetto di obblighi contrattuali (idem a Treviso). Non meno grave è l’abuso della professione di docente a carico di sei insegnati di scuola di infanzia, riportato sempre nel cagliaritano.

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GLI ESEMPI DA SEGUIRE

Passano inosservati nel marasma degli inefficienti servizi mensa italiana, ma esistono anche esempi positivi. È il caso della ristorazione scolastica della città di Jesi, nell’anconetano, giudicata la migliore dalla rete nazionale delle commissioni mense, che si pregia della qualità degli alimenti utilizzati, tutti bio per scelta capitolare, e soprattutto per l’efficace cooperazione tra i sessanta docenti che testano e gustare i piatti offerti ai bambini nei 19 refettori presenti nel Comune. Ma esiste anche un altro ottimo segreto: gli oltre 1600 pranzi e merende giornaliere vengono preparati con cura in una sola cucina, anziché nelle sette precedentemente utilizzate fina 3 anni fa dal servizio refezione.

I vantaggi sono indiscussi: la possibilità di attuare controlli igienico-sanitari costanti e offrire a tutte le scuole della regione la medesima qualità dei pasti, non perdendo di vista neppure le particolari necessità dietetiche di eventuali alunni. Un impegno culinario dispendioso? Affatto. Anzi, le nuove disposizioni organizzative e culinarie, consentono al Comune un risparmio di circa trecentomila euro l’anno, cui si uniscono i contributi pasto assestati tra i 2 e i 6 euro giornalieri. Come gestire le forniture e evitare la consegna o lo stoccaggio di merci non di eccellente qualità? Jesi ha pensato anche a questo, prevedendo penali altissime, in funzione del mancato rispetto delle norme e richieste previste: un prodotto scaduto da un solo giorno basta a fare scattare una ammenda pari anche a cinquemila euro. Misure cautelative a vantaggio non solo dei piccoli, ma dell’intera collettività. Un esempio da imitare, estendibile a tutto il territorio: non fosse altro che per l’offerta di qualità.

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MILANO «MAESTRA» DELLE SANE ABITUDINI ALIMENTARI

L’esperimento era iniziato lo scorso anno, quando il capoluogo lombardo decise di abolire da alcune scuole la presenza di distributori automatici di merendine, iniziando a promuovere il consumo di frutta fresca o altri alimenti sani, offerti a fine pasto e/o nell’intervallo di metà mattina. Piaciuto a grandi e piccini, il progetto «merenda sana» verrà esteso nell’anno accademico 2016-2017 a quarantaseimila scolari milanesi delle scuola primaria, fra qualche giorno seduti già in classe, con l’intento non solo di stimolare i bambini all’acquisizione di abitudini salutari (che poi, si sa, permarranno anche in età adulta), di formare un gusto verso alimenti di norma poco amati - come lo sono frutta e verdura - e di favorire la riduzione di spechi alimentari durante i pasti scolastici, ma anche di sostituire in modo completo la merenda acquistata dalle famiglie.

«La nostra città -ha dichiarato in una intervistata rilasciata di recente Gabriella Iacono, amministratrice unica di Milano ristorazione, prossima dimissionaria - vuole essere un traino per tutto il Paese nell'introduzione di questa buona pratica in modo strutturale, per tutti e per tutti i giorni». L’obiettivo è infatti di ampio respiro: la città intende richiedere fondi al Ministero delle Politiche Agricole per poter incentivare già dai prossimi anni la distribuzione di frutta e verdura fin dalla scuola dell’infanzia. Come non approvare il progetto e la sua intenzionalità?


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