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Alimentazione

Oggi nel mondo più persone obese che sottopeso

pubblicato il 01-04-2016
aggiornato il 27-02-2017

Il dato emerge da una ricerca pubblicata su The Lancet. Nel mondo 641 milioni di obesi (sei volte in più rispetto al 1975). Dati preoccupanti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti

Oggi nel mondo più persone obese che sottopeso

 

641 milioni: una cifra pari a circa dieci volte la popolazione italiana. Sono questi i preoccupanti dati che descrivono la diffusione dell’obesità nel mondo e che risultano sestuplicati - considerando ambo i sessi - rispetto a quarant’anni fa (erano 105 milioni). Sono soprattutto gli uomini, rispetto al 1975, a risultare più grassi. Al contempo s’è ridotta (quasi di un terzo) la quota di persone che vivono in una condizione di sottopeso. Risultato: viviamo in un mondo in cui è più facile incrociare una persona in sovrappeso (o obesa) che una (troppo) magra.

 

OGGI GLI OBESI SONO IL DOPPIO DEI SOTTOPESO

La considerazione s’evince dalla lettura di una metanalisi pubblicata sulla rivista inglese The Lancet. A condurre l’analisi statistica un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra, che per il loro lavoro si sono basati sull’analisi degli indici di massa corporea (Bmi) estratti da 1698 studi di popolazione, per un totale di 19,2 milioni di persone (tutte maggiorenni) prese in esame appartenenti a 186 Paesi. Numeri rilevanti, in grado di restituire un’istantanea fedele di quelle che sono state le variazioni ponderali registrate nel mondo negli ultimi quarant’anni.

I tassi di obesità globale sono passati dal 3,2 al 10,8 per cento (uomini) e dal 6,4 al 14,9 per cento (donne), con aumenti medi del Bmi all’incirca di due punti (pari all'incirca all'aumento di 1,5 chili ogni dieci anni). In valore assoluto, la fotografia diventa più nitida: nel mondo ci sono 266 milioni di uomini e 375 milioni di donne obesi. È grazie a questa «ascesa» che oggi il numero delle persone obese risulta doppio rispetto a quelle che vivono in una condizione di eccessiva magrezza (con un indice di massa corporea inferiore a 18,5). E la prospettiva, di questo passo, non è benaugurante. 

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LA SFIDA NELLE MANI DEI GOVERNI

Se non si cambierà registro, infatti, nel 2025 un adulto su cinque sarà obeso e l’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di porre un freno all’epidemia dei chili in eccesso assumerà le sembianze dell’utopia. Ma c’è un modo per arrestare questa progressione? Majid Ezzati, docente di salute pubblica all’Imperial College, non può far altro che ripetere il solito refrain. «Per arrestare la grave epidemia di obesità, i governi devono coalizzarsi, varare politiche che incentivino il consumo di cibi sani, come la frutta fresca e la verdura e aumentare il costo dei prodotti alimentari trasformati.

La sfida all’eccesso ponderale non può essere giocata dal singolo individuo, ma merita un approccio congiunto che coinvolga i singoli Stati». Si torna dunque a puntare il dito contro l’eccessivo consumo di alimenti di origine industriale, prediletti soprattutto dai bambini (snack dolci e salati) e considerati «correi» dell’aumentata diffusione di problemi di salute - come l’ipertensione, la steatosi epatica e la sindrome metabolica - prima considerati un’insidia soltanto in età adulta. Ma anche la sedentarietà e la scarsa propensione a svolgere un’attività fisica giocano un ruolo rilevante nell’accumulo dei chili di troppo. 

 

INDICAZIONI DAI SINGOLI STATI

La ricerca è servita anche a trarre informazioni relative a singole aree del Pianeta. Quasi un quinto (118 milioni di persone) degli adulti obesi oggi presenti nel mondo, per esempio, vive in soli sei Paesi anglosassoni ad alto reddito: Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Stati Uniti. E sono proprio questi ultimi due a far registrare i dati più preoccupanti. In valore assoluto, la maggiore quota di obesi vive oltreoceano e in Cina, mentre da qui a dieci anni il Regno Unito (oggi terzo, in testa c’è la Moldavia) potrebbe vantare il triste primato del Paese europeo con la più alta quota di donne obese: 38 per cento, ovvero quasi una su due (lo stesso dicasi per uomini e donne statunitensi). Le conseguenze del sovrappeso (indice di massa corporea tra 25 e 29,9) e dell’obesità (superiore a 30) sono ormai note: malattie dell’apparato scheletrico, ma soprattutto eventi cardiovascolari e almeno 14 tipi di tumore sono più frequenti tra queste persone rispetto a chi viaggia con un peso forma.

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MA IN TROPPE AREE DEL MONDO IL CIBO CONTINUA A SCARSEGGIARE

A fronte di questi eccessi, c’è anche chi nel mondo fatica a mangiare ogni giorno una quota adeguata di cibo. Più di un quinto degli uomini (e un quarto delle donne) che vivono in India, in Bangladesh, a Timor Est, in Afghanistan, in Eritrea e in Etiopia, sono ancora sottopeso. E a Timor Est, in Etiopia e in Eritrea si registrano - in media - i valori più bassi di indice di massa corporea di tutto il Pianeta. Un aspetto che, di fronte al dilagare dell’obesità, rischia di passare in secondo piano. Ma che non per questo è meno importante.


@fabioditodaro 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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