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Alimentazione

Ogm: perché non si deve averne paura

pubblicato il 16-09-2014
aggiornato il 06-02-2017

Il tema sarà affrontato nel corso della decima edizione di “The Future of Science”. Dal golden rice la soluzione alla carenza di vitamina A

Ogm: perché non si deve averne paura

Dal 18 al 20 settembre, a Venezia, si terrà la decima edizione della Conferenza Mondiale The Future of Science, organizzata da Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione Silvio Tronchetti Provera e Fondazione Giorgio Cini.
Il tema di quest'anno sarà "The eradication of hunger - L'eradicazione della fame"

 

 

Il programma della conferenza

I temi e i relatori

OGM. Un dialogo da costruire - Il blog di Roberto Defez

Un pomeriggio con scienza, psicologia ed etica a confronto. Obiettivo: trovare una soluzione condivisa che favorisca una migliore percezione da parte del pubblico degli organismi geneticamente modificati. L’argomento sarà affrontato venerdì 19 settembre, nel corso della decima edizione di The Future of Science, la conferenza mondiale organizzata dalla Fondazione Veronesi che quest’anno avrà come protagonista il tema dell’eradicazione della fame nel mondo.

 

GOLDEN RICE

La soluzione al problema non è negli Ogm. Ma gli Ogm possono fare tanto nella correzione di alcune abitudini alla base della malnutrizione diffusa a diverse latitudini. «Sono tutti alimenti pensati per avere un profilo migliore di nutrienti: in particolare di acidi grassi, vitamine e antiossidanti», spiega Roberto Defez, direttore del laboratorio di biotecnologie microbiche all’Istituto di bioscienze e biorisorse del Cnr di Napoli e autore di “Il caso Ogm - Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati (Carocci editore). Eloquente, a tal proposito, è il caso del golden rice che nella medesima giornata, ma al mattino, sarà riassunto da Ingo Potrykus.

Si tratta di un tipo di riso arricchito con un precursore della vitamina A, il cui deficit è responsabile di milioni di casi di cecità soprattutto nei paesi in via di sviluppo. È pronto ormai da 15 anni e apporterebbe enormi benefici: ma le resistenze di molte organizzazioni continuano a ritardarne l’entrata in commercio. «Non credo che sia corretto opporsi alla sua diffusione, soprattutto se i veti arrivano da chi vive in Paesi ricchi, dove il problema semmai è l’obesità», afferma Chiara Tonelli, ordinario di genetica all'Università di Milano e presidente del comitato etico della Fondazione Veronesi. «In Italia si vive un controsenso: da una parte c'è la scienza, chiamata ad analizzare e valutare il singolo prodotto, dall'altra c'è la politica, che proibisce la coltivazione di piante Ogm, salvo poi consentirne l'importazione».

 

PAURA DEGLI OGM?

Ripercussioni sulla salute dell’uomo e ricadute sull’agricoltura: sono queste le principali risposte fornite da chi osteggia gli Ogm, oltre al fronte etico che punta il dito contro il monopolio delle multinazionali sementiere. «I brevetti non sono eterni: nel 2001 è scaduto quello sull’erbicida glifosato, quest’anno scadrà quello sulla soia RR di Monsanto (l'Ogm più coltivato al mondo) e nel 2015 cadrà ogni vincolo anche per il mais bt - prosegue Defez -. Chi lo vorrà, potrà produrlo.

Ma continuando nel solco dell’ostracismo, i nostri agricoltori non avranno le competenze per farlo. Da vent’anni a questa parte, purtroppo, l’ideologia ha soppiantato la scienza, condizionando anche alcune scelte economiche». Timori e sensazioni infondati, secondo l’oncologo Umberto Veronesi, che precisa «come in campo umano da tempo si ricorra alla modificazione genetica senza che nessuno se ne preoccupi. L’insulina è prodotta secondo una tecnica di ingegneria genetica: nel Dna di un batterio, l’escherichia coli, viene inserito il gene umano per la produzione di quest’ormone. Se milioni di diabetici oggi possono curarsi in modo sicuro ed economico, lo devono anche a questa scoperta».

 

IL RUOLO DEL MAIS BT

L’unica varietà di mais Ogm coltivabile in Europa prevede l’inserimento di un gene del batterio bacillus thuringiensis all’interno del Dna della pianta. Il prodotto finale è una proteina che si attiva nell’intestino di alcuni insetti, tra cui la piralide, responsabile della distruzione di quasi il dieci per cento del raccolto annuale di mais nel mondo, con evidenti ripercussioni anche nella pianura Padana. È proprio sulla necessità di compiere questo passo anche in Italia che verterà uno degli interventi della sessione dedicata agli organismi geneticamente modificati. «Dicono tutto i numeri - chiosa Defez, relatore sul tema nel corso di The Future of Science -.

L’Italia, dove non è consentita questa coltivazione, ha una resa di mais di 78 quintali per ettaro. La Spagna, con terreni molto simili coltivati con Ogm, ne produce 110 quintali a parità di unità di misura. C’è anche un danno qualitativo, se si pensa che oltre la metà del mais raccolto in Italia nel 2013 non era commercializzabile per l’uomo: conteneva un quantitativo elevato di fumonisine, delle tossine tossiche per l’esofago e il sistema nervoso centrale. Infine cito un aspetto commerciale: quasi l’intero parco zootecnico da cui produciamo eccellenti salumi e insaccati è alimentato con soia estera, in larga parte Ogm». Possiamo essere ancora contrari per partito preso?


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