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Alimentazione

Sensibili al glutine? Forse è “colpa” degli zuccheri

pubblicato il 28-07-2015
aggiornato il 16-11-2017

Ridimensionati i numeri della “sorella minore” della celiachia. La responsabilità sarebbe non del glutine ma dei FODMAP, piccoli zuccheri che possono irritare l’intestino

Sensibili al glutine? Forse è “colpa” degli zuccheri

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È ancora oggetto di studio, benché molti pazienti se la diagnostichino da sé. La gluten sensitivity, nota anche come sensibilità al glutine non celiaca, nasce da una condizione descritta dai pazienti e successivamente indagata dai medici. In assenza di marcatori specifici, l’esistenza stessa della malattia è molto dubbia. E qualora fosse confermata, comunque, sono sempre di più le evidenze che scagionerebbero la principale componente proteica dei semi di frumento (e di altri cereali).

GLUTEN SENSITIVITY: ESISTE O NO?

A ridimensionare la portata del fenomeno è uno studio italiano pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology, guidato da Gino Roberto Corazza, direttore del reparto di Medicina generale 1 al Policlinico San Matteo di Pavia e presidente della Società Italiana di Medicina Interna. L’obiettivo dei ricercatori era fare chiarezza sulla causa e sulla portata della gluten sensitivity. Così hanno deciso di arruolare 61 adulti sani, per cui era state escluse le possibili diagnosi di celiachia e allergia al frumento, convinti però che l’ingestione di alimenti contenenti glutine fosse la causa dei loro sintomi: intestinali e non. Tutti i soggetti, suddivisi in due gruppi, hanno ricevuto in momenti diversi capsule solubili contenenti glutine e amido di riso (il placebo). Di fatto è ciò che, in ambito scientifico, viene definito studio “in doppio cieco”: in cui né il paziente né il medico sanno cosa il paziente sta assumendo.

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FENOMENO RIDIMENSIONATO

Valutando gli effetti delle due diete, si è visto che i sintomi sono mediamente peggiorati dopo l’ingestione del glutine, ma solo tre pazienti sono risultati davvero sensibili a questa sostanza. Gli altri pazienti che anche dopo lo studio segnalavano disturbi intestinali e non (mente offuscata, depressione e stomatite aftosa) sarebbero in realtà caduti nella rete azionata dal solo timore di aver ingerito glutine. In altre parole, non si può escludere che la sensibilità al glutine esista. Ma se in molti al termine dell’indagine segnalavano sintomi di pari intensità, sulla scena irrompono due ipotesi: o i numeri della gluten sensitivity sono così bassi da non poter dare per scontata la sua esistenza o non è detto che il dito vada necessariamente puntato contro il glutine.

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FARI PUNTATI SUI FODMAP

L’Associazione Italiana Celiachia ricorda che «la gluten sensitivity è ancora oggetto di studi e comunque oggi il reale “colpevole” pare non essere il glutine, bensì i cosiddetti FODMAP». L’acronimo racchiude un tipo di zuccheri presenti in moltissimi alimenti (latte e prodotti caseari, alcuni tipi di frutta, il miele, il cioccolato, le verdure cotte a foglia larga, i legumi, i peperoni e i funghi) che, non essendo assorbiti, possono irritare gli intestini sensibili. Da qui l’idea, emersa da una ricerca pubblicata su Gastroenterology, che i FODMAP siano il vero innesco di una condizione che, come raccontato da Corazza nel libro “Contro Natura, «non è caratterizzata da una predisposizione genetica né dalle lesioni intestinali tipiche della celiachia. I pazienti molte volte si autoconvincono di essere intolleranti a una determinata tipologia di alimenti, ma non sempre hanno ragione. Il glutine è una molecola difficile da digerire, fermentando produce gas nell’intestino e quindi, in soggetti sensibili, potrebbe dar problemi di tipo funzionale, come il gonfiore».

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UNA CONDIZIONE DELL’ETA’ ADULTA

In attesa di individuare la causa, quel di cui si è quasi certi è che i numeri della gluten sensitivity non sono quelli descritti in prima battuta. Per molti la condizione era decisamente più ricorrente della celiachia. Adesso, invece, il quadro è più chiaro: almeno per quanto riguarda l’Italia. Un altro studio epidemiologico condotto in 38 ambulatori diagnostici lungo l’intera penisola e pubblicato su Bmc Health ha fotografato le esatte proporzioni della malattia. Più frequente nelle donne, è di poco più diffusa rispetto alla celiachia, rispetto alla quale quasi mai insorge in età pediatrica. Nessuna epidemia e una raccomandazione: eliminare il glutine dalla dieta, se non si è celiaci, può risultare anche dannoso.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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