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Alta quota: a chi fa bene, a chi no

pubblicato il 12-09-2011
aggiornato il 22-12-2016

A che altitudine portare i bambini? Camminare in quota se si è anziani? E con la pressione alta? Ecco alcuni consigli utili per alpinisti speciali

Alta quota: a chi fa bene, a chi no
A che altitudine portare i bambini? Camminare in quota se si è anziani? E con la pressione alta? Ecco alcuni consigli utili per alpinisti speciali

BAMBINI – Fino agli 8-10 anni d’età, i bambini richiedono qualche piccolo accorgimento prima di una gita o una  vacanza oltre i 2000 metri. Il rischio più comune è il mal di montagna, che si manifesta di solito entro 12 ore dall’arrivo in quota, con sintomi spesso generici; i bambini più grandi e in grado di spiegarsi possono riferire mal di testa e nausea, quelli più piccini appaiono irritabili, insonni, con poco appetito e poca voglia di giocare, a volte vomitano. Il rischio di malessere aumenta se si dorme in alta quota.

Per prevenire il disagio, è utile una salita lenta e graduale, per lasciare al piccolo il tempo di acclimatarsi. Per altitudini al di sopra dei 2500 metri, si raccomanda di non salire più di 300 m al giorno e di riposare un giorno ogni 1000 metri. E’ importante anche avere presente un piano di emergenza e recarsi in zone da cui sia possibile scendere in tempi stretti o comunque trovare assistenza sanitaria e trasporto in caso di necessità.

I bambini molto piccoli, al di sotto di un anno di età, non dovrebbero essere portati oltre i 2500 metri di quota, per precauzione. Ci sono dati, infatti, secondo cui ad altitudini così elevate la respirazione è alterata e certi studi indicano anche un aumento dei rischi di morte in culla in caso di permanenze prolungate. In situazoni particolari, come le necessità lavorative dei genitori, è indispensabile che il bambino sia seguito attentamente da un pediatra, che ne valuti l’accrescimento, le funzioni respiratorie e cardiache.

E’ da rimandare una gita in alta montagna, invece, se il bambino è affetto da malattie virali respiratorie.

Va poi tenuto presente la maggior vulnerabilità dei bambini al freddo (e ricordiamo che un bambino trasportato durante una passeggiata deve essere più coperto rispetto agli adulti che camminano e si riscaldano con l’attività muscolare) e alle radiazioni solari, il cui rischio è potenziato dal riflesso della neve e dall’atmosfera più rarefatta: fondamentali protezione solare adeguata, con creme, occhiali, cappelli e maniche lunghe.

DONNE – Il mal di montagna colpisce indifferentemente uomini e donne, mentre si riscontra qualche differenza statistica nel rischio di edema polmonare da alta quota (che colpisce più i maschi) e di edema periferico (che colpisce invece più le femmine). Il ciclo mestruale non sembra influenzato dall’alta quota, quanto piuttosto da altri fattori che possono presentarsi in occasione di una salita, come il jet lag, la perdita di peso, il freddo. Una condizione di carenza di ferro può rendere difficoltoso l’acclimatamento a quote molto elevate, quindi è bene in caso di anemia prepararsi con un supporto di ferro.

IN GRAVIDANZA – Le future mamme amanti della montagna dovrebbero innanzitutto ricordare le norme di buon senso di ordine logistico: meglio scegliere zone non troppo lontane da strutture sanitarie o comunque facilmente raggiungibili in caso di necessità. Non ci sono rischi particolari legati alla gestazione, ma è consigliabile bere adeguatamente (l’altitudine e la gravidanza aumentano l’iperventilazione), ricordare che i farmaci contro il mal di montagna a base di sulfamidici sono controindicati nel primo trimestre e alla fine della gestazione. Le donne che sanno di essere esposte a minaccia di aborto spontaneo, di preeclampsia, placenta previa o con feti a rischio di bassa crescita dovrebbero evitare di stare anche per brevi periodi oltre i 2500 metri. E’ bene anche non compiere sforzi fisici in alta quota se non dopo un adeguato acclimatamento (almeno 2 o 3 giorni). Dopo la ventesima settimana di gestazione, è meglio evitare l’alta quota in caso di ipertensione o altri fattori di rischio per  preeclampsia, funzione placentare danneggiata, bassa crescita intrauterina, malattie polmonari o cardiache, anemia, fumo.

ANZIANI – La montagna è spesso l’ambiente ideale per fare un po’ di moto lontano dal caldo delle città e dalla folla delle spiagge. E’ dimostrato che gli anziani soffrono meno dei giovani adulti il mal di montagna e se si è in buone condizioni fisiche si possono praticare tutti gli sport di montagna, dallo sci all’escursionismo. In generale è consigliabile mantenersi fra i 1000 e i 2000 metri d’altitudine, prestare attenzione all’abbigliamento per non andare in ipotermia (in età avanzata si è più soggetti a disturbi della termoregolazione), curare il riscaldamento muscolare prima di mettersi in cammino o di allacciare gli scarponi, nutrirsi adeguatamente, senza trascurare l’apporto proteico, non fumare e non bere alcolici. In caso di attività fisica intensa o se si assumono farmaci, consultarsi con il proprio medico.

MALATTIE CEREBROVASCOLARI – Chi ha avuto un ictus cerebrale o un attacco ischemico transitorio non dovrebbe recarsi ad altitudini elevate (3000 metri), specie se ha subito esiti invalidanti gravi o ha avuto l’attacco da meno di sei mesi (in questo lasso di tempo la vasoregolazione cerebrale è ancora alterata). Niente vette anche per chi presenta fattori di rischio concomitanti, come fumo, diabete, ipertensione, insufficienza cardiaca, ipertensione.

MALATTIE CARDIOVASCOLARI  – Le persone che hanno sofferto di coronaropatie, chi ha avuto un infarto o è stato sottoposto a procedure di rivascolarizzazione coronarica, se non hanno particolari problemi, possono soggiornare in montagna, anche fino a 3000 metri. Devono evitare gli sforzi intensi che implicano un aumento della pressione arteriosa, il freddo eccessivo e consultare sempre il proprio medico prima di partire. Va sempre tenuta in considerazione la vicinanza di strutture sanitarie e servizi di soccorso. Meglio invece evitare anche le medie quote (1800-3000 metri) in presenza di:

  • Infarto miocardico recente (meno di 4 settimane)
  • Angina instabile
  • Scompenso cardiaco congestizio
  • Forme gravi di valvulopatia od ostruzione all’efflusso ventricolare
  • Aritmie ventricolari di grado elevato
  • Cardiopatie congenite cianogene o con ipertensione polmonare
  • Arteriopatia periferica sintomatica
  • Ipertensione arteriosa grave o mal controllata

IPERTESI – Possono soggiornare in altitudine e fare attività fisica moderata, evitando il freddo, purché sotto controllo medico, misurando la pressione più volte, specialmente durante la prima settimana in alta quota, e aggiustando la terapia se necessario.

EMICRANIA – Chi soffre di emicrania con aura dovrebbe limitare i soggiorni prolungati in alta quota, per un aumentato rischio di eventi cerebrovascolari, soprattutto se fumatori, obesi, ipertesi o donne che assumono estroprogestinici (anticoncezionali o terapie sostitutive in menopausa, ad esempio); è bene tenere presente che minor concentrazione d’ossigeno in altitudine può aumentare la frequenza e l’intensità degli attacchi ed è quindi consigliato un colloquio con lo specialista per valutare una eventuale profilassi e per concordare i farmaci da portare con sé.

PER TUTTI – Meglio evitare gli alcolici, che favoriscono il congelamento e il mal di montagna.

Si ringrazia la Società Italiana Medicina di Montagna


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