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Donazione di sangue: l’Italia tiene, ma servono più giovani

pubblicato il 14-06-2017
aggiornato il 12-07-2017

La fascia più rappresentata è quella tra i 45 e i 60 anni. Manca il turnover, di conseguenza i donatori sono sempre più vecchi. Tutti i casi in cui è necessario ricorrere a una sacca di sangue

Donazione di sangue: l’Italia tiene, ma servono più giovani

La marcia è stata sostenuta: una donazione di sangue ogni dieci secondi. Il risultato comunque rilevante: una terapia salvavita fornita a quasi 660mila persone. L’Italia, nel 2016, ha confermato buone performance in materia di sangue. Ma ci sono due aspetti che preoccupano gli esperti: il progressivo invecchiamento dei donatori, che obbliga a potenziare l’attività di sensibilizzazione nei confronti dei più giovani, e l'assenza di regolarità nelle donazioni. A scattare l’istantanea è lil Centro Nazionale Sangue, in occasione della giornata mondiale dedicata alla donazione di sangue: istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 14 giugno.

Ecco perché è importante donare sangue anche in estate 

2016: OLTRE TRE MILIONI DI DONAZIONI, MA I DONATORI INVECCHIANO 

Dalla lettura del rapporto relativo all'ultimo anno, nel 2016 il sistema ha registrato oltre tre milioni di donazioni di sangue e plasma, mentre i donatori sono stati quasi 1,7 milioni: una cifra in calo di quarantamila unità rispetto all’anno precedente, che è anche la più bassa conteggiata dal 2011. In prevalenza si è trattato di uomini (70 per cento). Molti dei donatori registrati lo erano già da tempo (l’81,2 per cento), mentre la restante quota racchiude i nuovi donatori (18,8 per cento). La fascia più ampia (28 per cento) appartiene all’intervallo di età compreso tra 46 e 55 anni, seguito dai più giovani (27 per centro tra i 36 e i 45 anni). Il Friuli Venezia Giulia è risultata la regione con più donatori ogni mille abitanti, la Calabria quella che ne ha conteggiati meno. I dati relativi alla donazione acquisiscono maggior rilievo se accompagnati da quelli che documentano le trasfusioni di sangue effettuate: poco meno di 660mila (+3,7 per cento rispetto al 2015), fondamentali anche per la buona riuscita dei trapianti di organo. Sono state trasfuse tre milioni di unità di emocomponenti: oltre ottomila al giorno. Mentre più di ottocentomila chili di plasma sono stati inviati alle aziende per il frazionamento e la produzione di farmaci emoderivati, usati (tra le altre cose) per curare l'emofilia

Produrre sangue artificiale? Non è più una utopia 
 

ITALIA AUTOSUFFICIENTE, MA SERVE MAGGIORE REGOLARITA' NELLE DONAZIONI

Sia chiaro: la situazione in Italia è sotto controllo. Però sta emergendo una criticità, non ancora considerata come tale. Oltre alla difficoltà nel reclutare nuovi giovani donatori, i centri trasfusionali segnalano l'abitudine a donare il sangue in maniera occasionale in concomitanza con alcune emergenze: come accaduto in Italia in occasione dell'incidente ferroviario nel barese e del terremoto di Amatrice dello scorso anno. A riguardo sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue: «Gli obiettivi di autosufficienza nazionale sono stati mantenuti grazie al meccanismo di compensazione che prevede che regioni che raccolgono più sangue del fabbisogno lo cedano a chi è in crisi. A contribuire maggiormente sono state il Piemonte, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia, le Province autonome di Trento e di Bolzano, l’Emilia-Romagna, la Campania e la Valle d’Aosta». Buone anche le performance registrate dalla Sardegna, che però, «in ragione dell’elevato numero di talassemici residenti, ha spesso dovuto fare riferimento al sangue proveniente da altre regioni», prosegue l'esperto.

Donare il sangue regolarmente salva le vite nelle emergenze
 

SANGUE EXTRACOMUNITARIO E DONAZIONE DI GLOBULI ROSSI

Una questione recentissima è poi quella del sangue raro, che presenta cioè una particolare combinazione di antigeni e che si rende necessario per curare persone che possono avere problemi di incompatibilità con le tipologie classiche di sangue. Più una società è multietnica, più aumenta la probabilità di situazioni di questo tipo. Ecco perché molti esperti richiamano l’attenzione sulla necessità di donatori fra la popolazione immigrata. Altro aspetto sottolineato in occasione della giornata mondiale è quello della donazione di globuli rossi. Nel gergo la procedura prende il nome di eritroplasmaferesi, tipologie di donazione di sangue che permette di prelevare dal donatore unità di globuli rossi ad alto ematocrito. La procedura, come spiega Luca Santoleri, primario del servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale del San Raffaele di Milano, «è necessaria per il supporto trasfusionale di neonati prematuri e persone talassemiche. Nei primi questo tipo di trasfusione permette di correggere l’anemia con minori quantità di sangue a più alta concentrazione di globuli rossi, riducendo il rischio di scompenso cardiocircolatorio. Ai pazienti talassemici, invece, questo prezioso componente permette di allungare i tempi tra una trasfusione e l'altra, correggendo l’anemia con maggior efficacia».

Anche i celiaci possono donare il sangue

SERVE PIU' REGOLARITA' NELLE DONAZIONI

Nel 2016, fanno sapere dal Centro Nazionale Sangue, sono state 36278 le sacche di globuli rossi eliminate perché scadute. Il dato risulta più robusto di quasi tremila unità rispetto a quello analogo relativo al 2015. Come spiegarselo? Anche in questo caso l'accorrere in maniera massiccia nei centri trasfusionali in occasione di calamità naturali non è d'aiuto. «Serve più regolarità nelle donazioni», avvertono gli esperti, oltre a confermare i benefici che il gesto assicura anche al donatore. Il sangue - non le piastrine da sole, che si donano ricorrendo alla piastrinoaferesi - non può essere più utilizzato dopo quaranta giorni. A essere meno costanti sono sopratutto i giovani, condizionati (anche, ma non solo) da una precarietà professionale che tende ad allontanarli da un gesto che, quando effettuato, garantisce il diritto di assentarsi per un giorno dal posto di lavoro (con normale retribuzione e contribuzione). 
 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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