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Epatite: rischiosi i tatuaggi da spiaggia

pubblicato il 26-07-2013

In vista della Giornata Mondiale, presentata la prima indagine globale dell’Oms sulla lotta all’epatite virale. In Italia in aumento i casi di epatite C legati a procedure estetiche a rischio. Occhi puntati sui casi di epatite A legati al consumo di frutti di bosco congelati

Epatite: rischiosi i tatuaggi da spiaggia

In vista della Giornata Mondiale, presentata la prima indagine globale dell’Oms sulla lotta all’epatite virale. In Italia in aumento i casi di epatite C legati a procedure estetiche. Occhi puntati sui casi di epatite A e il consumo di frutti di bosco congelati

Per la prima volta l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) disegna la mappa della lotta globale all’epatite virale. Un milione e 400mila vittime legate all’infezione ogni anno, un’epidemia definita “silenziosa” perchè la maggior parte dei portatori cronici del virus non lo sa. Poco più di un terzo dei Paesi ha dei piani nazionali antiepatite e molti meno sono attrezzati a curare chi si è ammalato.  In Italia, intanto, ci si preoccupa dei casi di epatite A legati al consumo di frutti rossi surgelati.

NEL MONDO - Lanciata in vista della Giornata Mondiale dedicata alla malattia e prevista per il 28 luglio, l’indagine dell’Oms ha coinvolto 126 Paesi. Il 37% dei paesi interpellati dispone di una strategia nazionale dedicata e il 74% ha dei programmi di prevenzione mirati (soprattutto per i lavoratori del comparto sanitario). Sono 51 i Paesi hanno dichiarato di avere un piano di vaccinazione per l’epatite A. Per l’epatite di tipo B, invece, in 96 nazioni esistono politiche per prevenire il contagio fra madre e neonato, nel 66% dei casi con uno screening sulle donne in gravidanza. In 80 paesi si vaccinano i lavoratori a contatto con malati, 110 paesi dichiarano di avere una disponibilità costante di siringhe, aghi e cannule usa e getta o auto-bloccanti.

NUOVE TERAPIE TROPPO CARE - Un dei tasti dolenti è il costo delle nuove cure. «Sono di prossima realizzazione farmaci nuovi e più efficaci per prevenire la progression dell’epatite cronica B e C» ha spiegato Stefan Wiktor, responsabile del Global Hepatitis Programme dell’Oms. «Saranno terapie costose e dovranno essere monitorate con test di laboratorio sofisticati. Per curare e arginare queste infezioni, i medicinali devono diventare più accessibili».

IN ITALIA - In Italia, recita il documento dell'Oms, esiste un progamma di prevenzione e controllo mirato a popolazioni specifiche, come chi lavora in ambito sanitario (inclusi gli addetti allo smaltimento dei rifiuti sanitari), chi fa uso di droghe iniettabili, carcerati, partner e conviventi di persone con infezione cronica, chi si sottopone a trasfusioni di sangue o a emodialisi, emofilici, persone con lesioni croniche della pelle delle mani, chi viaggia in paesi a rischio, poliziotti, vigili del fuoco, pubblici ufficiali, addetti ai rifiuti. Negli ultimi due anni non ci sono stati stanziamenti di fondi per campagne di sensibilizzazione. Da più di vent’anni i bambini nati da madre portatrice cronica di epatite B ricevono una prima dose di vaccino entro 24 ore dal parto e il 95% dei bambini riceve tre dosi di vaccino entro i 2 anni di vita.

EPATITE C: ATTENZIONE AI TATUAGGI DA SPIAGGIA - Nel nostro Paese si stimano circa due milioni di portatori cronici di epatite B o C. Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) pubblicato nel marzo 2013, oltre il 10% dei nuovi casi di infezione acuta da epatite C si può attribuire a tatuaggi, piercing o altre procedure estetiche. E' una proporzione ridotta rispetto alle prime cause, che restano l’uso di aghi infetti, 30,5% e le infezioni ospedaliere, 39,6%. In ogni caso gli esperti dell’Iss stimano che tatuaggi e piercing siano associati a un rischio aumentato rispettivamente di 3,4 e 2,7 volte. Morale: oltre a incoraggiare tatuatori, estetiste, barbieri all’utilizzo di materiali sterili monouso, si invita a fare attenzione alle “strutture temporanee, come quelle che compaiono durante i mesi estivi nelle località balneari” perchè non sottoposte ai normali controlli sanitari.

OCCHI PUNTATI SULL’EPATITE A – Quest’anno il Ministero della Salute ha richiamato l’attenzione sull’aumento dei casi di epatite A, infezione che si trasmette con cibo e acqua contaminati. Nei primi 6 mesi dell’anno, infatti, sono stati registrati 448 casi rispetto ai 190 degli stessi periodi negli anni precedenti. Numeri piccoli, rispetto ai ceppi B e C, che però destano preoccupazione per la sicurezza alimentare. Su 206 casi di epatite A segnalati fra la fine di maggio e l’11 luglio, infatti, il 43% riferiva un consumo di frutti di bosco surgelati. L’ipotesi di una matrice comune dell’infezione è poi stata rafforzata dal confronto dei virus rilevati negli alimenti e nelle persone infettate, e i prodotti sono stati ritirati dal mercato. Secondo i dati dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA), i cibi che più spesso risultano correlati a focolai di infezione del virus dell’epatite A sono pesce, crostacei, molluschi, vegetali, succhi, pomodori secchi, frutti di bosco e fragole. Le raccomandazioni per ridurre il rischio sono di cuocere gli alimenti quando possibile (è il caso dei frutti di bosco surgelati), tenendo conto del fatto che anche un lavaggio accurato può ridurre la carica virale ma non la elimina.

Donatella Barus
@donatellabarus


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