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I nuovi farmaci contro l'epatite C sono efficaci e stanno cambiando in meglio la vita dei malati

pubblicato il 14-06-2017
aggiornato il 10-07-2017

Un'analisi della Cochrane mette in dubbio il reale beneficio dell'eradicazione del virus ottenibile con i nuovi farmaci contro l'epatite C. Ma i dati sulla popolazione, trattata anche con interferone, dicono che eliminare il virus è sempre un vantaggio

I nuovi farmaci contro l'epatite C sono efficaci e stanno cambiando in meglio la vita dei malati

Funzionano davvero i nuovi farmaci antivirali (DAAs) contro l'epatite C? La rimozione completa del virus che causa la malattia porta un vantaggio in termini di qualità di vita e minor rischio di sviluppare problemi al fegato? Una recente analisi della Cochrane Library ha messo in dubbio la reale efficacia di questi nuovi farmaci. Una conclusione controcorrente che in realtà presenta importanti limiti. Il parere degli epatologi è pressoché unanime: i DAAs rappresentanto una svolta storica nel trattamento dei pazienti affetti da epatite C. Ecco perchè:

 

 

CHE COS'E' L'EPATITE C?

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L’epatite C è una malattia del fegato causata dalla presenza del virus HCV. Trasmessa principalmente per contatto con sangue infetto o attraverso l'utilizzo di presidi medici non sterilizzati a dovere (es: le siringhe di vetro usato negli anni '60 e '70), la malattia porta nel tempo ad una sempre più ridotta funzionalità epatica le cui conseguenze sono la cirrosi e i tumori epatici. Non è un caso che questa infezione sia la principale causa di trapianto di fegato nel mondo. Non solo, anche se da sempre viene considerata una malattia epatica, il virus in realtà scatena un'infiammazione generalizzata capace di accelerare l'evoluzione di malattie concomitanti come diabete, insufficienza renale e malattie cardiovascolari.

 

 

CON I NUOVI FARMACI SI ELIMINA IL VIRUS IN 12 SETTIMANE

Sino a pochi anni fa l'unica arma a disposizione per ottenere l'eliminazione del virus era l'interferone, una molecola efficace in meno della metà dei casi e con importanti effetti collaterali che ne hanno sempre limitato l'utilizzo. Oggi invece, grazie allo sviluppo dei DAAs, è possibile eliminare definitivamente il virus. L'efficacia di queste molecole, misurata valutando l'assenza del virus a livello sanguigno (viremia), è prossima al 97%. Un risultato straordinario ottenibile generalmente (ci sono casi in cui la durata è inferiore) in soli 3 mesi di trattamento.

 

ELIMINARE IL VIRUS SI TRADUCE IN UN MIGLIORAMENTO DELLO STATO DI SALUTE?

Posto che l'eliminazione del virus è reale - nessuno studio mette in dubbio la capacità dei DAAs di azzerare la viremia -, l'eradicazione attraverso queste nuove molecole è in grado di portare un vantaggio in termini di miglioramento della salute? Una domanda alla quale gli autori della review Cochrane da poco pubblicata rispondono affermando che non ci sono prove consistenti che i DAAs siano così rivoluzionari per la salute della persona affetta da epatite C. «Una conclusione - spiega Marcello Persico, epatologo e direttore della scuola di specializzazione in medicina interna dell'Università di Salerno - che in realtà non trova riscontro con quanto osserviamo tutti i giorni nella pratica clinica».

 

 

L'ANALISI COCHRANE NON TIENE CONTO DEL TEMPO E DEI DATI "REAL LIFE"

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Uno dei principali limiti dello studio è il fattore tempo: l'analisi prende in considerazione 138 trials clinici che hanno seguito per 120 settimane i pazienti trattati con DAAs. «Questo significa - prosegue Persico - raccontare solo una piccola parte della storia poiché i vantaggi dell'eradicazione del virus sono visibili in maniera importante sul lungo periodo. Ad avvalorare questa tesi sono i risultati a lungo termine ottenuti su quella quota di pazienti trattata con successo nei decenni scorsi grazie all'interferone. In queste persone, a distanza di 10-12 anni dall'assenza di viremia, registriamo una minor probabilità di andare incontro a scompenso e un ridotto rischio cancro. Ecco perché, indipendentemente dalla terapia scelta, l'eradicazione del virus porta ad un miglioramento incontestabile dello stato di salute». Il secondo limite è rappresentato dalla natura stessa degli studi presi in esame. Già da diverso tempo infatti, accanto agli studi necessari a dimostrare l'efficacia di questi farmaci, cominciano ad essere presenti in letteratura studi che riguardano l'efficacia in "real life", ovvero l'effetto dei DAAs nella pratica clinica quotidiana e non in una popolazione selezionata. La revisione non tiene conto degli studi in real life. Un limite non indifferente se si considera che nella popolazione questi farmaci sembrano agire addirittura meglio che negli studi registrativi», spiega l'esperto.

 

 

LE LISTE DI ATTESA PER TRAPIANTO DI FEGATO SI ACCORCIANO

E c'è di più: sempre più numerosi studi -e l'osservazione di chi tutti i giorni ha a che fare con i malati di epatite C- indicano che con l'avvento dei nuovi DAAs le liste di attesa per trapianto di fegato hanno subito una sensibile riduzione. Secondo gli ultimi dati presentati al congresso EASL svoltosi in aprile ad Amsterdam nel 30% dei casi chi elimina il virus esce dalle lista d'attesa per trapianto di fegato. «L'arrivo di questi nuovi farmaci ha rappresentato un punto di svolta nel trattamento dell'epatite C e dei problemi ad essa correlati. I benefici, visibili già dopo poche settimane, sono ancor più marcati con il passare del tempo. Ecco perchè l'analisi pubblicata dalla Cochrane non può essere considerata esaustiva sulla bontà dei DAAs», conclude Persico. 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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