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Parkinson in punta di piedi

pubblicato il 29-11-2012

La stimolazione pressoria dell’alluce e della pianta fanno migliorare il cammino di questi malati: è una metodica, per ora sperimentale ma che ha dato risultati incoraggianti, che è stata presentata in occasione della Giornata nazionale di questa patologia

Parkinson in punta di piedi

La stimolazione pressoria dell’alluce e della pianta fanno migliorare il cammino di questi malati: è una metodica, per ora sperimentale ma che ha dato risultati incoraggianti, che è stata presentata in occasione della Giornata nazionale di questa patologia

Nell’ambito della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson, organizzata per il 24 novembre dalla Lega italiana per la lotta alla malattia di Parkinson, Limpe, è stata presentata al pubblico una innovativa terapia di riabilitazione che si basa su una stimolazione del sistema nervoso periferico mediante impulsi meccanici controllati in specifiche aree dei piedi (FMS). Dopo due anni e mezzo di sperimentazione, tutta italiana,  la tecnica ha avuto due momenti pubblici, all’interno  di due open day: uno a Padova organizzato dalla 1a Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova e l’altro a Cassino organizzato dall’Ospedale San Raffaele di Cassino.

GLI STUDI - La dimostrazione al pubblico si è resa necessaria a fronte dei risultati clinici e del diffondersi della tecnica da parte di alcuni centri di riabilitazione. Studi, comunque, sono  in corso  per validare la terapia, ma i risultati finora raggiunti da 16 pazienti sottoposti alla riabilitazione, sono ritenuti incoraggianti dagli esperti. Questi nuovi studi si aggiungono a quelli già sviluppati, o in fase avanzata di realizzazione, da medici ed ingegneri di diverse strutture tra cui il Centro Parkinson di Milano (ICP), l’Unità Sincopi e Disturbi della Postura,  Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI), il dipartimento di Bioingegneria del  Politecnico di Milano, il Dipartimento di Tecnologie per la Salute dell’Istituto Galeazzi, l’Associazione di Ricerca sulle Neuroscienze di Milano e la Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson. I risultati sono stati presentati al 23° Simposio Mondiale sul Sistema Nervoso Autonomo ed il relativo abstract è stato pubblicato sulla rivista medica americana Clinical Autonomic Research (CAR).

LA SCOPERTA - L’apparecchio è svizzero, ma la scoperta è italiana. Tutto è successo grazie a un fisioterapista, Stefano Tassin, che segnalava ai neurologi che quando toccava e massaggiava i piedi di alcuni pazienti, questi sembravano rinnovarsi nella mobilità. Quasi un miracolo. I neurologi non si sono persi d’animo, perché alcuni specialisti avevano segnalato che i pazienti  che avevano preso il tram o il treno per recarsi alla visita, presentavano un miglioramento nella deambulazione. In collaborazione con il Politecnico di Milano, che ha realizzato un sistema di monitoraggio dei pazienti prima e dopo il trattamento,  è  stata avviata  la sperimentazione che è avvenuta all’ospedale di Seriate, nella Bergamasca. Praticamente i pazienti stimolati nei piedi in punti precisi e con una determinata pressione, hanno cominciato ad alzarsi da soli dalla sedia a rotelle, a camminare, a correre. Tutto questo per 5-7 giorni. Dopo di che un’altra applicazione e via di seguito.

Secondo il professor Raffaello Furlan, direttore della Clinica medica dell’Istituto Humanitas di Rozzano, che ha guidato il team di ricerca, gli studi hanno permesso di riscontrare che nelle 24 ore successive alla stimolazione i pazienti avevano un incremento di capacità di cammino, con una maggiore lunghezza del passo e una maggiore velocità di rotazione del corpo. I sintomi sono anche stati registrati fino a 5-7 giorni». Soddisfazioni anche da parte di altri specialisti. «Credo che questa terapia abbia molte potenzialità -  afferma il Prof. Angelo Antonimi, direttore dell'Unita' Operativa per la malattia di Parkinson dell'IRCCS San Camillo di Venezia  - e possa aprire nuove opportunità terapeutiche dei sintomi della malattia, anche verso quelli - quali il freezing - che non vengono trattati dalle attuali terapie».  

BENEFICI PER TUTTI -  «Riuscire a mantenere  buone possibilità motorie  -  commenta la Dottoressa Maria Francesca De Pandis, responsabile del Centro Parkinson dell’Ospedale San Raffaele di Cassino - è un fattore essenziale per una buona qualità di vita. La Terapia FMS consente proprio di lavorare in questa direzione, aprendo nuove prospettive non solo ai parkinsoniani ma anche a chi si prende cura di loro. Certamente molto va ancora chiarito sui meccanismi su cui si basa la FMS, in ogni caso per i pazienti è semplice verificare la propria risposta alla terapia»

Ulteriori informazioni sulla Terapia FMS si possono trovare sul sito www.terapiafms.com e www.gondola.org

Edoardo Stucchi 


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