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Trapianti d'organo in Italia: numeri mai così alti in 15 anni

pubblicato il 26-04-2017
aggiornato il 11-07-2017

I trapianti in Italia nel 2016 sono aumentati e si sono ridotte le liste di attesa. Ancora troppe resistenze alla donazione di organi

Trapianti d'organo in Italia: numeri mai così alti in 15 anni

Il successo, per una volta, è merito di tutti: di chi ha donato e di chi s’è speso per favorire la pratica. Il 2016 è stato un anno record per i trapianti, in Italia, che in Europa la pone seconda soltanto alle spalle della Spagna. L’anno appena concluso, come riferiscono le ultime statistiche diffuse dal Centro Nazionale Trapianti, ha segnato un record per il numero complessivo dei donatori nel nostro Paese: 1596, rispetto ai 1489 dell’anno precedente.  L’incremento è dovuto sia alla crescita dell’attività sull’intero territorio nazionale sia alla progressiva diffusione della donazione a cuore fermo. Logica la conseguenza osservata: un aumento degli interventi di trapianto effettuati, pari al 13 per cento sull’intero territorio nazionale. Rispetto alle 3327 operazioni concluse nel 2015, sono state 3736 quelle portate a termine lo scorso anno.
 

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MAI COSI’ BENE NEGLI ULTIMI 15 ANNI

L’incremento è dovuto sia alla crescita dell’attività sull’intero territorio nazionale sia alla progressiva diffusione della donazione a cuore fermo. «Da quindici anni in Italia non si assisteva a un aumento di questo tipo - afferma Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti, organo tecnico del Ministero della Salute che coordina le attività di donazione, prelievo e trapianto di organi, tessuti e cellule -. Anche i primi giorni del 2017 confermano questo trend. Quello appena concluso è stato un anno straordinario, se si considerano anche gli importanti risultati della catena samaritana conclusa nei giorni scorsi». L’intervento in questione ha visto coinvolte cinque coppie di donatori e riceventi incompatibili tra loro. I centri trapianto che hanno sviluppato questa catena di solidarietà sono stati quattro: l’ospedale San Bartolo di Vicenza, l’ospedale civico di Palermo, l’ospedale di Cisanello (Pisa) e gli ospedali riuniti di Parma.
 

 

QUASI NOVEMILA PERSONE IN ATTESA DI UN ORGANO

Complessivamente, la crescita dell’attività trapiantologica ha coinvolto tutti gli organi: rene (2086 interventi rispetto a 1882 nel 2015), fegato (1235 rispetto a 1094), cuore (267 contro 246), polmone (154 rispetto a 112) e pancreas (69 rispetto a 50). In aumento anche il numero di donatori di midollo osseo e di conseguenza i trapianti di cellule staminali emopoietiche. Al contempo, per la prima volta, si sono parzialmente ridotte le liste di attesa per reni e polmoni. Ciò non toglie che rimanga comunque cospicuo (8856) il numero di persone che da tempo attendono un nuovo organo: il rene rimane il più richiesto (6598), seguito dal fegato (1041), dal cuore (742) e dal polmone (346).
 

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RESISTE IL DIVARIO TRA SUD E NORD DEL PAESE

C’è un neo su cui tutti gli operatori coinvolti si concentreranno, d’ora in avanti: la riduzione delle adesioni alle opposizioni, stabili al trenta per cento. In questo caso i familiari dei potenziali donatori, in assenza di esplicita dichiarazione in vita, si sono opposti al prelievo di organi sani e perfettamente candidabili a un trapianto. La quota di chi si oppone continua a essere più alta al Sud che al Nord, così come quella di chi dona. Se in Toscana il 53,3 per cento delle persone decedute s’è resa disponibile al prelievo degli organi, a dare l’ok in Molise è stato appena il 3,2 per cento della popolazione candidata. Non è andata molto meglio in Sicilia (12,2), Puglia (12,5), Calabria (12,6), Campania (13,3) e Basilicata (13,9). Da qui la necessità di incentivare l’informazione proprio su questi territori con «Diamo il meglio di noi», la campagna lanciata dal Centro Nazionale Trapianti e dal Ministero della Salute, sostenuta pure dalla Fondazione Umberto Veronesi. Il Nord del Paese continua a primeggiare anche per centri di eccellenza, visto che più della metà dei trapianti si registrano in appena quattro centri: il policlinico di Padova, l’ospedale Molinette di Torino, il Sant’Orsola di Bologna e il Niguarda di Milano.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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