Il successo, per una volta, è merito di tutti: di chi ha donato e di chi s’è speso per favorire la pratica. Il 2016 è stato un anno record per i trapianti, in Italia, che in Europa la pone seconda soltanto alle spalle della Spagna. L’anno appena concluso, come riferiscono le ultime statistiche diffuse dal Centro Nazionale Trapianti, ha segnato un record per il numero complessivo dei donatori nel nostro Paese: 1596, rispetto ai 1489 dell’anno precedente. L’incremento è dovuto sia alla crescita dell’attività sull’intero territorio nazionale sia alla progressiva diffusione della donazione a cuore fermo. Logica la conseguenza osservata: un aumento degli interventi di trapianto effettuati, pari al 13 per cento sull’intero territorio nazionale. Rispetto alle 3327 operazioni concluse nel 2015, sono state 3736 quelle portate a termine lo scorso anno.
MAI COSI’ BENE NEGLI ULTIMI 15 ANNI
L’incremento è dovuto sia alla crescita dell’attività sull’intero territorio nazionale sia alla progressiva diffusione della donazione a cuore fermo. «Da quindici anni in Italia non si assisteva a un aumento di questo tipo - afferma Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti, organo tecnico del Ministero della Salute che coordina le attività di donazione, prelievo e trapianto di organi, tessuti e cellule -. Anche i primi giorni del 2017 confermano questo trend. Quello appena concluso è stato un anno straordinario, se si considerano anche gli importanti risultati della catena samaritana conclusa nei giorni scorsi». L’intervento in questione ha visto coinvolte cinque coppie di donatori e riceventi incompatibili tra loro. I centri trapianto che hanno sviluppato questa catena di solidarietà sono stati quattro: l’ospedale San Bartolo di Vicenza, l’ospedale civico di Palermo, l’ospedale di Cisanello (Pisa) e gli ospedali riuniti di Parma.







