I casi di glaucoma sono in crescita, anche per la più classica delle ragioni per l’aumento di prevalenza di qualsiasi malattia cronica degenerativa: l’invecchiamento della popolazione. Questa patologia progressiva della vista, legata all'aumento della pressione interna all'occhio, è infatti tipica della seconda e terza età e, se non curata, porta a cecità. Come tale, visto l’allungarsi della prospettiva di vita media, la sua diffusione è in aumento. Mentre al momento l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima in poco meno di sessanta milioni i malati nel mondo, con poco meno della metà già divenuti ciechi, secondo diverse società scientifiche da qui a cinque anni la quota dei pazienti affetti da glaucoma potrebbe arrivare a ottanta milioni.
GLAUCOMA: IL LADRO SILENZIOSO DELLA VISTA
Il punto sulla situazione è stato fatto nel corso dell’ultimo congresso dell’Associazione Italiana per lo studio del glaucoma (Aisg), appena conclusosi a Roma e coinciso con la settimana mondiale dedicata alla prevenzione della malattia oculare. Dall’appuntamento scientifico è emerso che, rispetto allo scenario internazionale, quello che rischia di prospettarsi nei prossimi anni in Italia non sarà più confortante. Lungo la Penisola la prevalenza del glaucoma è di circa l’1-2 per cento nelle persone con più di quarant’anni, ma aumenta fino al 5 per cento negli over settanta. Il totale fa poco più di un milione di connazionali affetti da glaucoma, di cui la metà però «non sa di essere ammalata, ma nel frattempo sta progressivamente perdendo la vista», afferma Stefano Miglior, direttore della clinica oculistica dell’ospedale San Gerardo di Monza e ordinario di malattie dell’apparato visivo all’Università Bicocca di Milano. «Quando se ne accorgeranno, almeno il quaranta per cento della loro capacità visiva sarà stata perduta, con conseguenze dal punto di vista lavorativo, sociale e familiare».







