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Cardiologia

Arteriopatia periferica: l’aspirina fa sempre bene?

pubblicato il 02-08-2017

Uno studio mette in dubbio l’utilità preventiva dell’aspirina per arteriopatie di braccia e gambe. L’esperta: serve, purché presa con costanza

Arteriopatia periferica: l’aspirina fa sempre bene?

Uno studio dall’Università della Florida ha esaminato l’efficacia e la sicurezza dell’aspirina nella prevenzione delle malattie cardiovascolari almeno per quanti soffrono di disturbo vascolare periferico o arteriopatia periferica. Il farmaco, da assumere quotidianamente, è stato un caposaldo della cardiologia, dicono i ricercatori statunitensi, proprio per i vasi malati degli arti quando le arterie sono ristrette da placche aterosclerotiche e, dunque, il passaggio del flusso sanguigno è ridotto.


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LA RICERCA

Gli studiosi della Florida hanno condotto una metanalisi di 11 studi sulla terapia con aspirina, rivedendo in tal modo i casi di oltre 6.500 pazienti con disturbi vascolari periferici, o pvd. Il dottor Anthony A. Bavry dell’équipe dello studio scrive: «L’aspirina previene che il sangue crei coaguli, così riducendo il rischio di ictus o di attacchi cardiaci. Ma potrebbe indurre un altro rischio: che il sangue reso più fluido possa favorire un ictus emorragico o sanguinamenti interni». Secondo i risultati della ricerca l’acido acetilsalicilico (l’aspirina) non ha avuto effetti significativi quanto a efficacia preventiva contro l’aterosclerosi , ma neppure sono stati rilevati rischi aumentati di emorragie. I risultati sono stati pubblicati su Plos One. I ricercatori della Florida concludono che gli studi devono proseguire per individuare quali pazienti ricevano beneficio dall’acido acetilsalicilico e quali no.


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EFFICACE SE ASSUNTA REGOLARMENTE

Rita Rota Vender, presidente dell’Associazione per la lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari (Alt), commenta: «L’aspirina, perché funzioni come anticoagulante, va presa tassativamente tutti i giorni, ma questo lo fanno solo il venti per cento delle persone. Se ne dimenticano. Ma saltare un giorno significa non essere completamente protetti. Allo stesso modo come ogni giorno va preso il farmaco contro la pressione alta, e anche qui quelli che non dimenticano sono appena il 30 per cento. Quindi, oserei dire: non è vero che l’aspirina non funziona, è vero che le persone dichiarano di prenderla sempre, ma spesso non è vero». Prosegue Vender con una curiosità che dà l’idea del disturbo: «L’arteriopatia periferica viene anche detta la “malattia delle vetrine” in quanto chi ne soffre agli arti inferiori, sente male a camminare e si ferma fingendo di guardare una vetrina per darsi un contegno. Dipende dal fatto che le arterie sono rigide. Dopo 2-3 minuti la muscolatura si rilascia e la persona può riprendere a camminare, fino allo stop dinanzi a un’altra vetrina. Ma quanto distante? Con questa misura riusciamo a capire la gravità dell’arteriopatia agli arti inferiori, contando se tra una “vetrina” e l’altra il paziente riesce a fare cinquecento metri, o cento oppure appena cniquanta».


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I LIMITI E LE RACCOMANDAZIONI

Vero è, comunque, aggiunge la specialista della trombosi, che non tutti rispondono allo stesso modo all’aspirina: «A parte quanti dimenticano a tratti di prenderla, chi ha piastrine che non “sentono” il farmaco la prende inutilmente, senza averne beneficio, ma correndo il rischio di avere sanguinamenti indesiderati, dallo stomaco, dall’intestino o cerebrali. Come sempre, il medico dovrebbe scegliere un farmaco capace di dare più benefici che rischi al paziente: chi soffre di ulcera gastrica o di colite o di esofagite ha un rischio di emorragia aumentato, per esempio, come pure chi soffre di malattie della prostata o di cistiti recidivanti. Di questo il medico deve tenere conto».

NON SOLO ANTICOAGULANTI

Ictus cerebrale, infarto del miocardio, trombosi ed embolia delle arterie e delle vene sono oggi la prima causa non solo di morte, ma anche di grave invalidità, nel mondo cosiddetto industrializzato. «E’ così, eppure è straordinario che potrebbero essere annullate in un caso su tre. In Italia significa che su 600 mila casi all’anno almeno 200mila potrebbero essere evitati, con risparmio di vite, di qualità della vita, di spesa sanitaria nazionale e di danno economico per le famiglie, oltre che di gravi disagi per il paziente e per chi gli vuole bene». Come? «Adottando un stile di vita sano, che va dal no al fumo al controllo del peso, a un’attività fisica adeguata costante».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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