Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
Cardiologia

Cuore e cervello più a rischio se da giovani si esagera con l'alcol

pubblicato il 21-08-2018

Il binge drinking, ovvero la tendenza a consumare 5-6 drink nella stessa serata, determina un aumento della pressione arteriosa, dei livelli di zuccheri e colesterolo nel sangue

Cuore e cervello più a rischio se da giovani si esagera con l'alcol

È un rischio la sera stessa, sopratutto se dopo aver alzato troppo il gomito ci si mette alla guida. Ma il binge drinking, ovvero il consumo di 4-5 drink alcolici nella stessa serata, può peggiorare le condizioni di salute di chi lo pratica anche a lungo andare. Un introito eccessivo di alcol è infatti in grado di «alterare» la pressione sanguigna (elevandola: ipertensione), i livelli di colesterolo (ipercolesterolemia) e di zuccheri nel sangue (iperglicemia): determinando così condizioni in grado di accrescere il rischio di eventi acuti a carico del cuore e del cervello, quali per esempio l'infarto del miocardio e l'ictus cerebrale.

IL VIDEO DELLA CAMPAGNA
«IO VIVO SANO - DIPENDENZE»

Quanto ci rende deboli la sbronza di una sera

Quanto ci rende deboli la sbronza di una sera

20-02-2015
COSI' SI METTONO A RISCHIO IL CUORE E IL CERVELLO

A documentare questo rischio è stato un gruppo di ricercatori statunitensi, autori di uno studio pubblicato sulle colonne del Journal of the American Heart Association. Gli scienziati hanno esaminato le risposte fornite a un questionario da oltre 4.700 adulti, di età compresa tra 18 e 45 anni. Obiettivo: rilevare la frequenza nei consumi di bevande alcoliche. I consumatori sono stati suddivisi in tre categorie: quelli per niente adusi al binge drinking, coloro che dichiaravano di aver consumato fino a cinque drink in una sola serata non più di dodici volte in un anno e chi invece era andato oltre questa soglia. Più si era avvezzi all'abitudine, più alti erano i parametri misurati: correlati a un rischio accresciuto di essere colpiti da problemi cardio e cerebrovascolari. Dal confronto dei due sessi, si è evinto che gli uomini più portati al binge drinking tendevano a vedere crescere maggiormente i livelli della pressione sanguigna e del colesterolo nel sangue, mentre tra le donne è stato più frequente il riscontro dell'iperglicemia.


Alcol: in Italia aumentano i consumi (sopratutto lontano dai pasti)


LE INFORMAZIONI CHE MANCANO AI GIOVANI 

Secondo Mariann Piano, prima firma della pubblicazione, che da anni indaga le conseguenze dell'alcolismo sulla salute cardiovascolare, «i dati raccolti sono sufficienti per avviare una campagna informativa che punti a spiegare ai giovani, che sono i più avvezzi al binge drinking, quali conseguenze rischiano di determinare sulla propria salute anche a medio e a lungo termine». Questo perché, tra le altre cose, l'ipertensione rappresenta il primo fattore di rischio per le malattie cardiovascolari: prima cause di morte nei Paesi occidentali. La prevenzione, dunque, «deve partire fin dall'avvento dell'età adulta, con la consapevolezza che i risultati potranno vedersi anche a diversi anni di distanza». 

Più alcol si beve, più batte forte il cuore (e non è un bene)

Più alcol si beve, più batte forte il cuore (e non è un bene)

28-03-2018
ALCOL, DIPENDENZE E DISTURBI PSICHICI

Tra coloro che abusano col consumo di bevande alcoliche, il cervello, oltre che per la comparsa di queste condizioni di rischio, può essere messo a repentaglio anche perché «il binge drinking e la drunkoressia, ovvero la restrizione alimentare a cui si sottopongono i ragazzi prima di consumare alcolici, sia per limitare l’introito calorico ed evitare di prendere peso sia per potenziare gli effetti euforizzanti e disinibenti dell’alcol, incrementano il rischio di sviluppare in età adulta dipendenze patologiche e disturbi psichici», aggiunge Luigi Janiri, direttore dell’unita operativa complessa di psichiatria del policlinico Gemelli di Roma. L’uso di alcol è frequente già tra gli 11 e i 15 anni di età, nonostante in ambito medico se ne raccomandi il divieto (almeno) fino ai 18 anni. Questo perché soltanto a partire da questa età l’organismo è in grado di metabolizzarlo in modo corretto.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza