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Cardiologia
Donatella Barus

L'inquinamento dell'aria fa danni anche a livelli (ritenuti) bassi

pubblicato il 16-09-2021

Uno studio europeo mostra un aumento del rischio di morte anche quando i livelli di inquinanti sono sotto i limiti stabiliti (ancora adeguati?)

L'inquinamento dell'aria fa danni anche a livelli (ritenuti) bassi

Gli attuali limiti di sicurezza per l’inquinamento dell’aria potrebbero non essere adeguati. I danni per la salute delle persone, infatti, sono già evidenti anche quando le concentrazioni di inquinanti nell’aria sono più basse di quelle indicate nelle normative ambientali. È la conclusione a cui arriva uno studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto su oltre 325.000 adulti in sei paesi europei.

LA RICERCA

Qual è l’effetto  sulla salute di livelli bassi di inquinanti (ovvero inferiori ai valori soglia indicati dalle attuali norme)? Saperlo è l’obiettivo del progetto ELAPSE (Effects of Low-Level Air Pollution: A Study in Europe), che ha esaminato i dati di otto coorti di adulti, reclutati fra gli anni ’90 e 2000, in sei regioni di Svezia, Danimarca, Germania, Olanda, Francia e Austria. I ricercatori hanno analizzato i livelli di inquinamento dell’aria e i dati di mortalità nelle diverse regioni per un periodo medio di vent’anni. Hanno tenuto conto dell’effetto di grandi fattori di rischio come fumo e obesità, cercando quindi un’associazione statisticamente significativa fra il rischio di morire e la qualità dell’aria della regione in cui si abita. Cosa ne è emerso? Che nell’arco temporale considerato, un aumento dell’esposizione prolungata a polveri sottili, biossido di azoto e black carbon era associato a un rischio significativamente aumentato di morte per cause naturali (come malattie cardiovascolari, tumori, diabete, infarto, ictus, malattie respiratorie).

LIMITI DA RIVEDERE?

Nello specifico, un aumento di 5 microgrammi per metro cubo di PM2,5 (particolato fine o polveri sottili) era associato a un aumento del 13% dei decessi; un aumento di 10 microgrammi per metro cubo del biossido di azoto a un più 8,6%. La salita nella curva di mortalità è risultata ben evidente, però, anche quando i livelli di inquinanti nell’aria erano sotto i limiti stabiliti dall’Organizzazione mondiale della salute, dall’Unione Europea e dall’Agenzia USA per la protezione ambientale. Questi risultati, concludono gli autori della ricerca, sono un contributo importante al dibattito sulla revisione dei limiti per la qualità dell’aria, delle linee guida, degli standard e dei futuri monitoraggi in tema di salute globale.

GLI INQUINANTI

Che cosa sono gli inquinanti considerati nella ricerca? Il PM2,5 è forse l'elemento più studiato in tema inquinamento atmosferico. Si tratta di una delle classificazioni del particolato atmosferico, dove 2,5 indica il diametro in micrometri, milionesimi di metro. Un capello umano, ad esempio, ha un diametro di 70-90 micrometri, il PM10 misura meno di 10 micrometri e raggiunge il tratto respiratorio superiore, il PM2,5 (particolato fine) misura meno di 2,5 micrometri e arriva fino ai bronchi e ai bronchioli. Le cosiddette particelle ultrafini, inferiori a 0,1 µm di diametro, possono raggiungere addirittura il tessuto polmonare e il circolo sanguigno. Il biossido di azoto è un gas derivato soprattutto dall'immissione nell'atmosfera di monossido di azoto (proveniente ad esempio da motori diesel, impianti termici, da impianti per la produzione di fertilizzanti, di elettricità); una volta nell'aria, contribuisce a formare altri inquinanti secondari pericolosi. Il black carbon è un componente del particolato fine formato da idrocarburi policiclici aromatici. Proviene soprattutto da motori a combustione (diesel principalmente), combustione di legna e carbone, centrali elettriche a petrolio o carbone, incendi agricoli o forestali. Quando è rilevato nell'aria, è sempre associato ad altri inquinanti come composti organici vari, dunque si considera un valido indicatore dell'esposizione personale a un mix di inquinanti di varia natura e varia provenienza. 

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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