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Cardiologia
Serena Zoli

Psicocardiologia: il supporto serve anche a chi si ammala di cuore

pubblicato il 20-05-2021

Chi soffre di insufficienza cardiaca è insidiato da depressione e ansia più dei malati di cancro. Ma per questi pazienti non esiste ancora un adeguato sostegno

Psicocardiologia: il supporto serve anche a chi si ammala di cuore

Circa 1 su 4, tra coloro che soffrono di scompenso cardiaco, è chiamato a convivere anche con uno stato d’ansia o con un disturbo depressivo. Questi pazienti hanno il 20 per cento in più di probabilità di sviluppare questi problemi mentali entro i cinque anni dalla diagnosi, rispetto ai malati di cancro. Dati che giungono dall’European Journal of Preventive Cardiology. «La cura dei disturbi psichiatrici è da tempo praticata nei pazienti oncologici, ma una simile attenzione nel caso dei malati di cuore è ai primissimi passi», dichiara Mark Luedde, cardiologo tedesco dell’ospedale di Bremerhaven e coordinatore della pubblicazione. «Il nostro studio suggerisce che chi soffre di insufficienza cardiaca trarrebbe un grande beneficio da un maggior supporto psicologico».


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LO SCOMPENSO CARDIACO PUÒ ESSERE PIÙ LETALE DI UN TUMORE

Lo scompenso cardiaco colpisce circa 65 milioni di persone nel mondo ed è più letale di alcuni tumori. La ricerca tedesca ha indagato quante volte depressione o ansia angustiano questi pazienti rispetto ai malati di diverse forme di cancro. L’analisi retrospettiva, condotta usando i dati del German Disease Analyzer, ha considerato gli adulti con diagnosi iniziale di insufficienza cardiaca (96.772 pazienti), cancro al seno (21.261), alla prostata (16.478) o dell’apparato digerente (29.479) ammalatisi tra il 2000 e il 2018. Entro cinque anni dalla diagnosi, il 23 per cento dei malati di cuore aveva sviluppato depressione o ansia in confronto al 25.7 (seno),  22 (apparato digerente) e 15 per cento (prostata) rispettivamente dei pazienti affetti da una malattia oncologica. In confronto a tutti i casi di cancro messi insieme, il rischio di depressione o ansia con scompenso cardiaco è risultato più alto: del 66 per cento rispetto a quanti hanno un tumore alla prostata e del 17 per cento dei malati di cancro gastrointestinale. Pressoché identico è risultato invece rispetto a quanto rilevato tra le donne con un tumore al seno. Depressione e ansia - in tutti e quattro i gruppi - sono aumentate nel corso dei cinque anni considerati.


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DISTURBI MENTALI RICORRENTI PER LA FATICA DI FARE TUTTO

Luedde nota: «L’alta incidenza di depressione e ansia nei casi di scompenso cardiaco mostra l’importanza del problema: si tratta di quasi un quarto dei pazienti. Può essere che l’affacciarsi di disturbi mentali in tutti casi considerati dipenda dalla fatigue, quel particolare affaticamento di chi ha il cancro, dalla scarsa mobilità e da altri sintomi debilitanti». Concludendo: «Se l’assistenza psicologica per i malati di cancro è abbastanza comune, un aiuto maggiore ci vuole invece per chi si porta dietro un problema cardiovascolare invalidante, qual è lo scompenso cardiaco». Un appello che trova d’accordo Anna Vittoria Mattioli, associata di cardiologia all’Università di Modena e Reggio Emilia: «Lo scompenso cardiaco è una malattia molto pesante da sopportare. Sia per il malato sia per la sua famiglia. Dunque, come sottolineano e dotano di cifre questi ricercatori tedeschi, facilmente può essere causa di depressione o ansia». La descrizione dell’insufficienza cardiaca disegna un quadro in effetti «deprimente». La malattia vuol dire che il cuore non è in grado di fornire ossigeno e sangue agli organi periferici. In genere, spiega la specialista, si tratta della condizione finale di diverse malattie: si può giungere a questo punto dopo un infarto del miocardio, un diabete di tipo 2 dopo molti anni o un’ipertensione non curata.

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I MALATI DI SCOMPENSO CARDIACO POSSONO SENTIRSI UN PESO PER LA FAMIGLIA

Scompenso del cuore vuol dire infatti respirare con fatica, fare con fatica qualsiasi cosa, non essere produttivi per la famiglia. «Un esempio - incalza Mattioli - è la nonna che non può occuparsi dei nipoti o andarli a prendere a scuola perché non ce la fa, tranne in periodi in cui sta benino. Questa ricerca è importante perché, per la prima volta, porta all’attenzione degli addetti una vera necessità. La condizione frequente di depressione e ansia nei nostri malati la abbiamo constatata tutti. È simile a quella che si registra nei malati oncologici, ma in quell’ambito sono sorte associazioni, gruppi di sostegno e specialisti psichiatrici. Ma anche nell’area dello scompenso cardiaco c’è bisogno di un supporto che si allarghi alle famiglie». Terapie valide per lo scompenso cardiaco non esistono? «Esistono sì, ma non portano alla guarigione. Siamo in grado di sostenere questi malati per anni e anni, con tanti farmaci riusciamo a farli stare discretamente nel tempo. Con una qualità della vita bassa, però. È bene che questo si sappia, in modo da organizzare un valido supporto: negli ospedali e sul territorio».


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Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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