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Cardiologia

Pazienti oncologici: un decesso su 10 avviene per «colpa» del cuore

pubblicato il 18-12-2019

Le cure oncologiche, in alcuni casi, possono danneggiare il cuore. Ogni paziente dovrebbe essere visitato da un cardiologo prima, durante e dopo le terapie

Pazienti oncologici: un decesso su 10 avviene per «colpa» del cuore

Assieme ai loro specialisti, sono preoccupati per quelle che possono essere le conseguenze della malattia oncologica. Ma i pazienti malati di cancro corrono anche un altro rischio, che in molti casi può essere definito come una diretta conseguenza delle terapie messe in atto contro il tumore. Nell'era in cui la sopravvivenza nei confronti delle diverse forme di cancro ha raggiunto livelli mai toccati prima, poco più di un decesso su 10 avviene per problemi cardiovascolari che possono essere stati trascurati durante le cure oncologiche. Se non proprio, da queste, essere direttamente derivati.


Preserviamo il cuore dei malati di cancro


IL CANCRO E LA SALUTE DEL CUORE

Il dato emerge da uno studio pubblicato sull'European Heart Journal, che ha riacceso i riflettori sulle presenza di problemi di salute cardiovascolare nei pazienti oncologici. Un gruppo di specialisti della Penn State University (Pennsylvania) ha monitorato l'evoluzione delle condizioni di salute di 3.2 milioni di cittadini statunitensi colpiti da un tumore (28 le tipologia di cancro considerate) tra il 1973 e il 2012. Potendo contare sulle informazioni contenute in un registro nazionale delle morti per causa cardiovascolare, gli autori della ricerca sono riusciti a determinare la causa dei decessi avvenuti nel frattempo. Si è così scoperto che il 38 per cento dei pazienti era morto per le complicanze delle rispettive malattie oncologiche (a carico di: polmone, fegato, stomaco, cervello, pancreas, esofago, ovaio e mieloma multiplo). L'11 per cento dei decessi non era invece da ricondurre al cancro, ma a un problema cardiaco (in 3 casi su 4) o vascolare. Nello specifico, il rischio di morire per un problema a carico del cuore è risultato più alto nel primo anno dopo la diagnosi e nei pazienti con meno di 35 anni. E, rispetto al resto della popolazione, i pazienti oncologici avevano un rischio di morire per problemi di cuore più alto (da 2 a 6 volte) rispetto alla popolazione generale.

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Dall'analisi è emerso che il maggior numero dei decessi aveva riguardato pazienti colpiti da un tumore al seno (60.409) e alla prostata (84.534). Un dato spiegabile con l'elevata incidenza di queste malattie: le più diffuse, considerando separatamente i due sessi. Quanto alla frequenza, invece, i decessi per cause cardiovascolari si sono registrati perlopiù nei pazienti affetti da un tumore del rene (19 per cento), della laringe e della prostata (17), dell'utero e dell'intestino (16) e della mammella. «Chi è colpito da queste malattie è più probabile che muoia per problemi cardiovascolari e non a causa del tumore - spiega Kathleen Sturgeon, ricercatrice del dipartimento di salute pubblica della Penn University e prima firma della pubblicazione -. Il rischio può ridursi con il passare del tempo, ma con questi pazienti occorre lavorare di più per far capire quanto sia importante adottare uno stile di vita salutare anche dopo la malattia». Il riferimento è al ruolo che la dieta e l'attività fisica, così come la rinuncia al fumo e alle bevande alcoliche, possono avere nel ridurre il rischio sia di avere una recidiva sia di vedere aggravarsi la propria salute cardiovascolare.


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I POSSIBILI PROBLEMI CARDIOVASCOLARI

Vivendo sempre più a lungo, e con un rischio più alto di ammalarsi in età avanzata, la probabilità di trovarsi di fronte un paziente già in non perfette condizioni di salute è più alto. Anche per questo, negli ultimi anni, l'attenzione alla salute cardiovascolare dei pazienti oncologici è aumentata. Le conoscenze sono in pieno aggiornamento. «Il tromboembolismo venoso rappresenta la seconda causa di morte nei pazienti oncologici, ma il ventaglio delle possibili conseguenze a carico dell'apparato cardiocircolatorio è ben più ampio - afferma Nicola Maurea, direttore della struttura complessa di cardiologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli -. Lo scompenso cardiaco è la più frequente, dell'elenco fanno parte però anche l'infarto del miocardio, l'ipertensione, le aritmie, la fibrillazione atriale, le vasculiti e le miocarditi». L'elenco è molto variegato: come il panorama delle cure oncologiche. Si sa da tempo, per esempio, che la chemioterapia può determinare una diminuzione della capacità contrattile, con possibili aritmie. Mentre i farmaci biologici possono esporre il paziente all'ipertensione, a una cardiopatia ischemica (fino all’infarto) e all'occlusione di un'arteria degli arti inferiori (arteriopatia obliterante). L'immunoterapia instilla invece qualche preoccupazione relativamente alle possibili conseguenze di natura infiammatoria (miocarditi, vasculiti).

CHE COSA FARE? 

Fino a questo momento la valutazione del rischio cardiovascolare non ha rappresentato la priorità per gli oncologi, focalizzati sulla guarigione della malattia. Qualche miglioramento, però, inizia a vedersi. Consigli validi per tutti non ce ne sono. Ma oltre alle indicazioni preventive citate, «ogni malato di cancro dovrebbe essere visitato da un cardioncologo prima di iniziare le terapie e, con cadenza regolare, durante e dopo la fine delle stesse», aggiunge Maurea. Tutto ciò per valutare, attraverso le nuove metodiche di studio della funzione cardiaca, l'afflusso di sangue al muscolo cardiaco, la sua capacità di contrarsi per inviare il sangue in tutto l'organismo e il funzionamento delle valvole che separano le camere cardiache. La questione però non è semplice: servono infatti specialisti che conoscano bene la tossicità dei farmaci. «È questa la base da cui partire per mettere a punto un calendario personalizzato dei controlli», conclude lo specialista.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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