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Cardiologia

La sanità divide l'Italia: maglia nera alla Campania

pubblicato il 20-02-2018

Il Servizio sanitario nazionale è unico, ma esistono troppe differenze nelle condizioni di salute e nell’aspettativa di vita degli italiani. Al Sud si muore prima che al Nord (fino a quattro anni)

La sanità divide l'Italia: maglia nera alla Campania

In Italia si vive più a lungo a seconda del luogo di residenza o del livello d’istruzione: hanno una speranza di vita più bassa le persone che nascono al Sud (in particolare in Campania) o che non raggiungono la laurea (chi ha un titolo di studio basso ha anche peggiori condizioni di salute). Disuguaglianze che risultano acuite dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano la popolazione di livello sociale più basso con un impatto significativo sulla capacità di prevenire o di diagnosticare rapidamente le malattie. È quanto emerge dall’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, che ogni anno scatta l'istantanea delle condizioni psicofisiche degli italiani, tenendo in considerazione anche le differenze territoriali. L'ultima, in realtà, non svela una novità. Si tratta bensì di una conferma di quanto già emerso dalle analoghe analisi condotte negli ultimi anni.


Diagnosi precoce dei tumori: ancora troppe differenze tra Nord e Sud


IL «FLOP» DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Pur vivendo nel secondo Paese più longevo al mondo alle spalle del Giappone, gli italiani non sono tutti uguali. «Il Servizio sanitario nazionale, oltre che tutelare la salute, nasce con l’obiettivo di superare gli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del Paese - ragiona Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell'Osservatorio Salute -. Ma su questo fronte i dati testimoniano il sostanziale fallimento delle politiche. Le differenze regionali e sociali sono troppo marcate: sia per quanto riguarda l’aspettativa di vita sia per la presenza di malattie croniche». Le incongruenze sono eclatanti: nascere (e trascorrere tutta la propria esistenza) al Sud equivale ad avere di fronte una vita più corta, in alcuni casi anche fino a quattro anni.

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FIRENZE E NAPOLI AI DUE POLI

Caserta e Napoli detengono la «maglia nera» in termini di sopravvivenza media tra i due sessi: pari a 80,6 anni. Il primato va invece a Firenze: oltre 84 anni. Differenze che, come come rileva il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, «diventano sempre più eclatanti, se Campania e Sicilia sono oramai su valori rispettivamente uguali a quelli di Bulgaria e
Romania, mentre i cittadini di Marche e Trentino hanno davanti a sé gli stessi anni di vita degli svedesi». In Campania nel 2017 gli uomini sono vissuti in media 78,9 anni e le donne 83,3, mentre nella Provincia Autonoma di Trento si è arrivati a 81,6 (per gli uomini) e a 86,3 anni (per le donne). Più in generale, la maggiore sopravvivenza è stata registrata nelle regioni del Nord-est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6A Firenze, giusto per fare un esempio di buona sanità, la Asl ha stipulato una convenzione con diversi studi dentistici privati che ai fiorentini assicurano cure odontoiatrichie a un prezzo dimezzato. A penalizzare le province di Napoli e Caserta - ma il discorso vale un po' per tutto il Sud, a eccezione della Puglia e dell'Abruzzo (82,8 anni): dove l'aspettativa di vita è superiore alla media nazionale - è (un altro) insieme di fattori: a partire dai tagli all'assistenza sanitaria, che oggi fanno percepire dei servizi scontati alla stregua di concessioni. 


Servizio Sanitario Nazionale: non tutte le disuguaglianze sono uguali


ALLE RADICI DELLE DISPARITA'

Quali sono i diversi elementi che contribuiscono a creare questa forbice nell'arco della stessa Penisola? Il rapporto si limita a documentare le disuguaglianze, mettendole in relazione con i principali fattori individuali e di contesto. Ma più di qualche ipotesi, sulla base di quanto documentato da altri documenti ufficiali, è possibile formularla. I parametri da tenere in considerazione sono diversi: dall'adesione agli screening oncologici all'assistenza garantita agli anziani, dall'attenzione posta nei confronti di chi è colpito da malattie neurodegenerative al tema dell'obesità infantile. E poi è in aggiornamento l'epidemiologia dei tumori. Al Sud, in generale, ci si ammala meno rispetto al Nord. Ma questo divario si sta via via riducendo e risulta comunque bilanciato da migliori tassi di sopravvivenza nelle regioni settentrionali: merito anche di diagnosi più precoci, che di conseguenza migliorano le prospettive di cura. 


Istruzione e salute: e se la laurea proteggesse il cuore?

 

IL DIVARIO SU SCALA SOCIALE

Ma a contare è anche il divario sociale. Così se si ha un titolo di studio basso si può sperare di toccare il traguardo dei 77 anni, mentre un laureato può aspirare a raggiungere gli 82. Le diseguaglianze sono altrettanto eclatanti quando si parla di salute. I malati cronici nella classe di età 25-44 anni sono il 5,8 per cento tra chi non va oltre la licenza elementare, il 3,2 tra i laureati e Il 12 per cento tra chi ha completato la scuola dell’obbligo rinuncia alle cure per motivi economici, contro il 7 per cento di chi ha la laurea. Anche se in fatto di diseguaglianze sociali la situazione italiana è migliore di quella che si registra in altri Paesi d'Europa. A queste occorre aggiungere quelle di accesso all’assistenza sanitaria pubblica, che si registrano ogni qual volta un cittadino rinuncia a sottoporsi a un esame diagnostico o a una terapia per la distanza delle strutture, a causa delle lunghe file d’attesa e dell’impossibilità di pagare il ticket per la prestazione. «Si tratta di un problema particolarmente grave perché impatta molto sulla capacità di prevenire la malattia e sulla tempestività della sua diagnosi», si legge nel rapporto. 

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DA DOVE RIPARTIRE?

Secondo Solopaca «questi dati presentati testimoniano senza dubbio che la sfida futura del Ssn sarà quella di contrastare le persistenti disuguaglianze con interventi e politiche urgenti». Tra questi i più rilevanti dovranno
riguardare «l’allocazione del finanziamento alle Regioni, attualmente non coerente con i bisogni di salute della popolazione. E poi va affrontato il tema dell’accessibilità alle cure, ancora molto difficile per alcune fasce di
popolazione, da risolvere con soluzioni mirate a mettere in rete tutte le strutture, ospedaliere e territoriali, e governare centralmente gli accessi in base all’appropriatezza degli interventi e all’urgenza degli stessi». Il tema della disuguaglianza nell'ambito della salute e dell'assistenza sanitaria sarà affrontato in maniera estesa nel corso della prossima edizione di Science for Peace, in programma all'Università bocconi di Milano i prossimi 15 e 16 novembre.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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