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Oncologia

Diagnosi precoce: ancora troppe differenze tra Nord e Sud

pubblicato il 05-08-2015
aggiornato il 22-02-2017

Il dato emerge dal rapporto dell'Osservatorio Nazionale Screening. Nel Mezzogiorno bassi i tassi di adesione agli esami che scovano in tempo i tumori al seno e al colon

Diagnosi precoce: ancora troppe differenze tra Nord e Sud

Se la diagnosi precoce è ritenuta l'arma più efficace per difendersi dai tumori, l'adesione alle campagne di screening rappresenta il primo passo da compiere per eventualmente adottare le contromosse necessarie in tempo utile. Ma in Italia si può fare di più.

La mammografia ogni due anni può salvare la vita

 

IL RAPPORTO

Questa è la sintesi più concisa dell'ultimo rapporto annuale redatto dall'Osservatorio Nazionale Screening, in collaborazione con tre società scientifiche: la Gisma (Gruppo italiano screening mammografico), la Giscor (gruppo italiano screening del colon-retto) e la Gisci (Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma). Tre gli screening oncologici attivi dal 2001 lungo tutto la Penisola: mirati alla diagnosi precoce dei tumori al seno (48200 le diagnosi nel 2014), al colon-retto (36300) e alla cervice uterina (2200). Il rapporto presenta i risultati dei programmi di screening organizzati nel biennio 2011-2012. Dal documento emerge che dei venti milioni di inviti spediti, circa la metà sono stati accompagnati da un esame diagnostico: mammografia, ricerca del sangue occulto nelle feci e Pap test. Numeri che documentano un'adesione più elevata rispetto al passato, quasi doppia in alcuni casi: come nel caso dello screening per il tumore del colon-retto.

La dieta di preparazione alla colonscopia

 

L'EMERGENZA AL SUD

A preoccupare, però, è la forbice sempre più ampia tra le Regioni del Nord e quelle del Sud. Il divario è risultato più ampio sopratutto nel caso dello screening per il tumore al seno, il più diffuso tra le donne. Nei due anni presi in esame, il 73,2% delle donne di età compresa tra 50 e 69 anni è stato invitato a sottoporsi una mammografia. Ma se i tassi di adesione nelle regioni del Nord e del Centro Italia hanno in alcuni casi sfiorato il 90%, nel Mezzogiorno in alcune regioni l'adesione s'è registrata in meno del 40% delle donne convocate (maglia nera a Campania e Calabria). Un dato che ha spinto Marco Zappa, epidemiologo responsabile dell'Osservatorio Nazionale Screening, a mettere nero su bianco che «pur osservando un aumento costante dal 2005 in tutto il Paese, la tendenza del Sud Italia non permette di essere completamente ottimisti».

Le responsabilità non sono da ascrivere ai cittadini (sebbene la copertura mostri differenze per livello di istruzione e difficoltà economiche), ma all'organizzazione delle campagne di screening: coordinate dai governi regionali. Identica la fotografia scattata nei confronti dello screening del colon-retto: se al Nord aderisce l'82% della popolazione target (uomini e donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni sottoposti ogni due anni alla ricerca del sangue occulto nelle feci), alcune regioni meridionali si fermano al 12% (tra le peggiori la Puglia, la Calabria e la Sicilia). Di poco più confortanti i dati che riguardano l'adesione al Pap test.

Dopo i trent'anni la prevenzione del tumore del collo dell'utero parte dalla ricerca del papilloma virus

 

PRIMI RISULTATI PER LA RICERCA DEL PAPILLOMA VIRUS

Per scovare in tempo utile i tumori alla cervice uterina, in Italia sono stati attivati programmi pilota di screening cervicale basati sulla ricerca del Dna del papilloma virus. Dal 2013 il Ministero della Salute ha raccomandato alle Regioni di passare a screening basati su questo approccio più recente, dopo avere fornito le linee guida per la sua applicazione: inizio all'età di 30-35 anni, esami ogni cinque anni, successiva citologia per i casi positivi. Una prima indagine sull’attività del 2012 è stata però già condotta: 19 i programmi di screening cervicale organizzati secondo la ricerca del Dna dell'agente virale in dieci regioni, per un totale di 311.856 donne invitate (l'8% di tutte quelle invitate allo screening cervicale nel 2012 in Italia). Di queste, il 41,5% ha aderito con un trend decrescente da Nord a Sud. Di tutte le donne sottoposte a screening, quelle inviate in colposcopia sulla base dei risultati del test Hpv e degli esiti citologici sono state il 2,9%.

@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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