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Oncologia

Tumori, negli ospedali ci si "dimentica" degli anziani

pubblicato il 26-06-2015
aggiornato il 22-02-2017

Sei pazienti su 10 hanno più di 65 anni, ma in corsia ci sono pochi geriatri e scarseggiano i farmaci ad hoc

Tumori, negli ospedali ci si "dimentica" degli anziani

Gli esperti riunitisi nelle scorse settimane a Chicago per il Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (Asco) lo hanno soprannominato lo «tsunami d’argento». Il riferimento è all’ondata di persone anziane che si ammaleranno di cancro nei prossimi anni, un numero già oggi impressionante e destinato ad aumentare visto che la quantità di anziani, negli Stati Uniti come in Italia, è continua crescita e che i tumori sono patologie tipiche dell’invecchiamento. Conti alla mano, nel nostro Paese circa sei pazienti oncologici su dieci hanno più di 65 anni e devono confrontarsi con esigenze e problemi fisici, economici o emotivi diversi da quelli dei più giovani. Per esempio, gli anziani sono più a rischio di sviluppare condizioni croniche, come patologie cardiovascolari, artrite o ipertensione. Ma anche disturbi apparentemente meno seri, come la perdita dell’udito o dell’appetito, rendono difficile la vita di tutti i giorni.

 

SE MANCANO I GERIATRI

Nell’insieme, tutte le eventuali malattie concomitanti possono influire sulla scelta delle terapie e sulle possibilità di guarigione. Senza considerare che è molto probabile, vista l’età, che un paziente oncologico anziano segua già delle terapie per altri disturbi di cui è fondamentale tenere conto nel momento in cui si stabiliscono le cure anticancro. «Servono maggiori unità di geriatria nei nostri ospedali, ma anche più specialisti in grado di gestire una persona anziana nel suo complesso - afferma Silvio Monfardini, responsabile del Programma di Oncologia Geriatrica dell’Istituto Palazzolo - Fondazione Don Gnocchi di Milano, che durante l’Asco ha ricevuto uno dei più importanti riconoscimenti scientifici, la B. J. Kennedy Award and Lecture for Scientific Excellence in Geriatric Oncology -. È importante creare percorsi assistenziali specifici per i pazienti oncologici over 65. Il malato deve essere valutato prima di un’operazione chirurgica, di una radio o di una chemioterapia per stimarne gli “effetti collaterali” e studiare tutti i possibili interventi di riabilitazione necessari a garantire un buon recupero dopo le cure».

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TROPPI ANZIANI ABBANDONATI

«Accade poi troppo spesso che il malato oncologico anziano non riceva le migliori cure disponibili o si ritrovi “abbandonato” – continua Monfardini -. In molti casi ci troviamo di fronte a pazienti che, oltre alla patologia oncologica, presentano altre malattie legate all’età e disabilità. La complessità del quadro clinico impone un maggiore coordinamento tra ospedale e territorio, affinché una volta dimesse dall’ospedale le persone siano seguite, se serve, con assistenza domiciliare, assistenti sociali o comunque inserite in un circuito che le tenga sotto controllo e verifichi le loro necessità».

Vera Martinella
Vera Martinella

Laureata in Storia, dopo un master in comunicazione, inizia a lavorare come giornalista, online ancor prima che su carta. Dal 2003 cura Sportello Cancro, sezione dedicata all'oncologia sul sito del Corriere della Sera, nata quello stesso anno in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi.


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