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Cardiologia
Serena Zoli

Resistenza all'insulina: quel legame con la depressione

pubblicato il 24-01-2022


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Individuato un punto di connessione tra il metabolismo degli zuccheri e lo sviluppo della depressione. E se fosse la chiave per nuove terapie?

Resistenza all'insulina: quel legame con la depressione

Se il girovita vi cresce di 5 cm sappiate che probabilmente siete insulino-resistento, quindi non è colpa (solo) del troppo cibo, e che altrettanto probabilmente avete un rischio di cadere in depressione aumentato dell’11 per cento. Ad affermarlo uno studio pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Psychiatry. Quante complicanze per 5 cm in più (già deprimenti di loro). La “resistenza” sta nella diminuita sensibilità delle cellule dell’organismo nei confronti dell’insulina che le rende meno capaci di assorbire il glucosio sotto la spinta, per l’appunto, dell’ormone insulina (prodotto dal pancreas), di conseguenza lo zucchero rimane a livello del sangue. Alla misurazione a digiuno, la glicemia (il valore dello zucchero nel sangue) risulterà alta.

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TRE SEGNALI, TRE RISCHI DIVERSI

Tutto questo per anticipare il legame osservato tra resistenza all’insulina e aumentato rischio di depressione. Uno dei tre segnali indicatori della “resistenza” in oggetto è per l’appunto la crescita del girovita di 5 cm. Gli altri due: il livello della glicemia e il rapporto alterato tra trigliceridi e colesterolo Hdl (cosiddetto “buono”). Rispetto alla depressione, la prospettiva di esserne colpiti sale del 37 per cento quando la glicemia si innalza di 18mg/dl e addirittura dell’89 per cento nel terzo caso. La previsione concerne i 9 anni successivi all’esame medico.

TREMILA PERSONE SOTTO ESAME PER 9 ANNI

La ricerca di cui parliamo è stata condotta dall’Università di Amsterdam (Olanda) e dall’Università di Stanford (Usa) e pubblicata sull’American Journal of Psychiatry, coinvolgendo oltre tremila pazienti. Sono stati arruolati in Olanda anche 601 persone che non hanno avuto mai problemi psichiatrici e sono stati controllati, come gli altri, sul piano fisico e psichico dopo 2 anni, dopo 4, dopo 6 e dopo 9: questo costituiva il gruppo di controllo. «La possibilità di predire un accresciuto rischio depressivo con test di ordine metabolico può rivelarsi uno strumento importante – osserva la professoressa Natalie Rasgon, della Stanford School of Medicine. – Potrebbe essere che sostanze capaci di abbassare la resistenza insulinica riescano ad aiutare contro la depressione in un certo numero di pazienti. Questo è quanto dovranno accertare le prossime ricerche».

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1 SU 3 DI NOI E’ INSULINO-RESISTENTE

Si sa già, ha aggiunto Rasgon, che il 40 per cento di chi soffre di disturbi dell’umore è insulino-resistente. Altro dato d’insieme: la resistenza all’insulina è in aumento nella popolazione generale, tra le cause l’eccessivo consumo di cibi calorici, mancanza di attività fisica, stress, sonno insufficiente. Il risultato che 1 su 3 di noi è insulino-resistente, anche se non lo sa. Sull’indagine abbiamo raccolto il parere di del professor Bernardo Dell’Osso, direttore della Clinica psichiatrica dell’Ospedale Sacco di Milano: «E' noto che la depressione può essere legata a eventi di vita imprevedibili e ingovernabili, quali la perdita del lavoro, un lutto, un trauma maggiore. Tuttavia, nel corso degli anni, diversi studi hanno identificato fattori di rischio organici per i disturbi dell'umore, ed è confortante sapere che su questi, almeno, abbiamo la possibilità di intervenire».

PUNTARE SULLA SALUTE FISICA AIUTA QUELLA MENTALE

Continua Dell’Osso: «Per raffinare i risultati dell'analisi, i ricercatori hanno, poi, considerato cosa accade solo ai soggetti che all'inizio dello studio mostravano uno stato metabolico perfettamente salutare, escludendo chi era già affetto da diabete o da resistenza insulinica: si è visto che coloro che hanno sviluppato un quadro di intolleranza glucidica nei primi due anni dello studio hanno una probabilità quasi 3 volte superiore di sviluppare un disturbo depressivo rispetto a coloro che non sviluppano tale alterazione metabolica. Per questo motivo, portare avanti programmi di prevenzione della salute fisica, incentrati su di una dieta equilibrata, un regolare esercizio fisico e la lotta alla sedentarietà, possono avere un impatto positivo anche nell'ambito della salute mentale e, in particolare, dei disturbi depressivi».

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Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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