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Daniele Banfi

Covid-19 e tumori: il vaccino per continuare le cure

pubblicato il 17-09-2021

Il 15% dei pazienti oncologici che hanno avuto Covid-19 sviluppano long-covid. Una condizione che può influire negativamente sulle terapie. I dati presentati a ESMO

Covid-19 e tumori: il vaccino per continuare le cure

Un paziente oncologico su 6 con pregressa infezione da Sars-Cov-2 sviluppa forme di long-covid. Un disturbo a lungo termine capace di influenzare negativamente il percorso di cura per la malattia tumorale. Ecco perché, pur essendo numeri contenuti, la vaccinazione negli individui in terapia anti-cancro è più che mai raccomandata. Ad affermarlo è uno studio presentato in apertura del congresso dell'European Society for Medical Oncology (ESMO), uno dei più importanti eventi mondiali nella lotta al cancro.

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CANCRO E COVID-19

La pandemia Covid-19 non ha impattato solamente su chi il virus lo ha contratto. A cascata l'affollamento degli ospedali ha portato a notevoli ripercussioni nella cura dei tumori. Secondo gli ultimi dati AIOM presentati in giugno la pandemia ha causato una riduzione del 18% degli interventi chirurgici rispetto al 2019 e del 13% nelle terapie erogate.  Non solo, Una recente indagine dell'Osservatorio Nazionale Screening ha certificato che nel 2020 sono stati 4 milioni gli inviti in meno relativi agli screening oncologici e 2,5 milioni i mancati esami effettuati. Test venuti meno che si sono tradotti in un ritardo di 5 mesi nell'effettuazione degli screening. Numeri importanti che stanno significano diagnosi sempre più tardive. Ma un altro aspetto della pandemia è quello relativo alla severità della malattia nei pazienti più fragili: i malati oncologici di per sé rappresentano una popolazione più esposta al rischio di infezione e di eventuali complicanze. Ecco perché subito sin dall'arrivo dei vaccini le persone in cura per un tumore sono state inserite prioritariamente tra gli aventi diritto all'immunizzazione.


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LONG-COVID NEI PAZIENTI ONCOLOGICI

Ma al di là della condizione di malattia o meno, una delle caratteristiche di Covid-19 è quella di lasciare -seppur in una piccola percentuale- strascichi a lungo termine. Quello che gli addetti ai lavori chiamano long-covid, l’insieme dei sintomi fisici, neurologici e psichiatrici riscontrabili oltre i 3 mesi dall'infezione. Per quanto riguarda i malati oncologici il long-covid non fa eccezioni. Nello studio presentato ad ESMO -condotto dall'Imperial College di Londra- è emerso che tra tutti i malati di tumore che sono risultati positivi a Sars-Cov-2 il 15% ha sviluppato long-covid. L'analisi, effettuata su un campione di oltre 1500 pazienti oncologici guariti da Covid-19, ha mostrato che tra quelli che hanno sofferto di long-covid le manifestazioni più frequenti sono state difficoltà respiratorie (49,6%) e spossatezza generalizzata (41%).

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L'IMPORTANZA DELLA VACCINAZIONE

Un dato, quello ottenuto dai ricercatori inglesi, che sottolinea ancora una volta l'importanza della vaccinazione. Ridurre il rischio di infezione e di eventuale long-covid è più che mai necessario per la corretta gestione delle terapie nei pazienti oncologici. "La condizione di long-covid -spiega Giordano Beretta, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) può influenzare negativamente l’andamento delle cure antitumorali. Ecco perché uno strumento come la vaccinazione è così importante. Da un lato previene le probabilità di ammalarsi di Covid-19, dall'altro permette di proseguire le cure".

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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