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Daniele Banfi

Nuvaxovid, il vaccino proteico per Covid-19

TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

pubblicato il 20-12-2021

Il prodotto di Novavax sfrutta una tecnologia già adottata per altri vaccini. E' il quinto prodotto approvato da EMA nella contrasto a Sars-Cov-2

Nuvaxovid, il vaccino proteico per Covid-19

Via libera da parte dell'Agenzia Europea del Farmaco (EMA) a nuvaxovid, il vaccino a subunità proteica sviluppato da Novavax. Ultimo a arrivato ma primo nella sua tecnologia a subunità proteica si è dimostrato efficace al 90% dopo due somministrazioni nel prevenire Covid-19. Un risultato importante che inserisce il nuovo prodotto tra i possibili vaccini da sfruttare nel contrasto alla pandemia e nell'ottica di possibili richiami sul lungo termine.

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COME FUNZIONA LA VACCINAZIONE

L'obbiettivo di qualsiasi vaccino è quello di stimolare il sistema immunitario a produrre una risposta contro un agente esterno. Per farlo esistono diverse strategie. La più famosa per quanto riguarda Covid-19 è la tecnologia a mRNA, ovvero l'iniezione di un frammento di mRNA utile a far produrre la sola proteina spike. Nella storia delle vaccinazioni esistono però diverse "piattaforme" che consistono nella somministrazione di virus attenuati, inattivati o di frammenti proteici del virus. In questo modo le cellule di difesa, riconoscendo una porzione del virus, creano le condizioni affinché in caso di incontro con il virus vero e proprio possano rispondere efficacemente neutralizzandolo.

I VACCINI PROTEICI

Nuvaxovid, prodotto dall'azienda statunitense Novavax, rientra nella categoria dei vaccini a subunità proteica, ovvero quei vaccini composti da "frammenti proteici" del virus. Ma vediamo nel dettaglio in che cosa consiste l'ultimo vaccino approvato da EMA: per prima cosa una porzione di Dna contenente le informazioni necessarie a produrre la proteina spike è stata inserita all’interno di un “baculovirus”. Successivamente in vitro alcune cellule che fungono da serbatoio vengono infettate dal virus. Una volta entrato, il baculovirus rilascia il materiale genetico utile alla produzione della spike. Questa, come per i vaccini a vettore virale, viene prodotta e poi rilasciata all’esterno della cellula. Ottenuta una quantità sufficiente di proteina spike, questa viene estratta, purificata e compattata dando luogo a delle nanoparticelle virali che contengono sino a 14 spike. Tali particelle, addizionate ad una molecola adiuvante in grado di stimolare il sistema immunitario, sono così pronte per essere iniettate per stimolare la produzione di anticorpi contro la proteina.

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EFFICACIA ELEVATA

In base a quanto comunicato dall'EMA il vaccino è risultato efficace al 90% nel prevenire la malattia sintomatica. Tale risultato è frutto di due clinical trial che hanno coinvolto circa 45mila partecipanti. Il primo, condotto tra Stati Uniti e Messico, ha registrato un'efficacia del 90,4%. Il secondo, realizzato prevalentemente in Inghilterra, dell'89,7%. Risultati ottenuti, in due dosi somministrabili a tre settimane di distanza, sulle principali varianti sino ad oggi emerse, fatta eccezione per la neo-arrivata variante Omicron. Un vaccino, quello appena approvato, che potrà essere utile sia in ottica di convincimento dei più restii alla vaccinazione sia come richiamo futuro. Pur mancando ancora i dati sul prodotto specifico, la vaccinazione eterologa (utilizzare piattaforme differenti tra prima e seconda dose) si è dimostrata sicura e in grado di indurre una risposta immunitaria più "variegata" al virus. Piccolo particolare: in Italia le dosi saranno disponibili non prima di inizio febbraio

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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