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Ginecologia

Emorragia post-partum: un nuovo farmaco salverà la vita a 70 mila donne all'anno

pubblicato il 09-07-2018

Nei Paesi in via di sviluppo l'emorragia post-partum è una delle principali cause di morte materna. Grazie ad un nuovo farmaco facilmente conservabile questo numero è destinato a ridursi notevolmente

Emorragia post-partum: un nuovo farmaco salverà la vita a 70 mila donne all'anno

In alcuni Paesi del mondo morire di emorragia post-partum non è un evento così remoto. La ragione però non risiede nella mancanza di un farmaco, bensì nella sua conservazione. Sino a oggi, la molecola più utilizzata per trattare questo problema è sempre stata l'ossitocina. Il farmaco in questione però per funzionare deve essere conservato a basse temperature e non sempre questo è possibile, soprattutto nei Paesi più poveri. Ora, grazie alla carbetocina, una molecola simile all'ossitocina ma che è stabile anche a temperatura ambiente, la situazione cambierà radicalmente. A certificarlo è uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine: l'efficacia della carbetocina nelle emorragie post-partum è identica a quella dell'ossitocina e nei Paesi in via di sviluppo potrà contribuire a salvare migliaia di vite.

70 MILA MORTI PER EMORRAGIA POST-PARTUM

Secondo le statistiche dell'Organizzazione Mondiale della Sanità l'emorragia post-partum, ovvero la copiosa perdita di sangue da parte della madre che può avvenire in seguito ad un parto per via naturale, è la prima causa di morte materna con circa settantamila decessi all'anno. Non solo, l'emorragia post-parto aumenta enormemente il rischio di morte prematura del bambino entro un mese dalla nascita. Alla base del problema c'è quella che i medici chiamano atonia uterina, ovvero l'incapacità dell'utero di contrarsi dopo il parto espondendo la donna a perdite di sangue.


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OSSITOCINA UTILE SOLO SE BEN CONSERVATA

Uno dei metodi più diffusi per cercare di recuperare la contrazione dell'utero ed evitare le perdite di liquido ematico consiste nella somministrazione dello stesso ormone utilizzato per indurre il parto, ovvero l'ossitocina. Pur funzionando in maniera ottimale, il farmaco in questione deve essere sempre conservato ad una temperatura compresa tra i due e gli otto gradi. Oltre queste temperature, la molecola non è più stabile e perde di efficacia. Un problema non indifferente se si considera che non tutte le strutture nel mondo possono garantire queste condizioni di conservazione.

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LA CARBETOCINA E' UN'ALTERNATIVA ALL'OSSITOCINA

Da tempo la ricerca sta cercando di sviluppare delle molecole analoghe all'ossitocina che non necessitino di essere conservate a basse temperature. Una di esse e la carbetocina, sostanza molto simile ma che in la sua efficacia per almeno 3 anni quando è conservata a 30 gradi e al 75% di umidità relativa. Per testare la reale efficacia della sostanza l'OMS, in collaborazione con MSD for Mothers and Ferring Pharmaceuticals, ha sperimentato l'utilizzo della carbetocina in circa trentamila donne che hanno partorito naturalmente provenienti da Argentina, Egitto, India, Kenya, Nigeria, Singapore, Sud Africa, Tailandia, Uganda e Regno Unito. A ogni donna è stata data in modo casuale una singola iniezione di carbetocina o ossitocina termostabile immediatamente dopo la nascita del bambino. Lo studio ha rilevato che entrambi i farmaci sono stati egualmente efficaci nel prevenire emorragie post-partum. Poiché entrambi i farmaci nello studio sono stati mantenuti alle temperature richieste per garantire la massima efficacia dell'ossitocina, lo studio potrebbe sottostimare il beneficio atteso con l'uso di carbetocina termostabile in situazioni reali in cui l'ossitocina potrebbe essersi degradata a causa dell'esposizione a temperature più elevate. Un ottima notizia per milioni di donne che ancora oggi partoriscono in aree del mondo dove la refrigerazione dei farmaci è ancora ben lontana dall'essere diffusa.

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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