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Ginecologia
Donatella Barus

Le donne e il prezzo della pandemia

pubblicato il 08-03-2022

Salute, scuola, lavoro. Su The Lancet un bilancio globale: la pandemia più che creare nuove disparità di genere ha aggravato quelle esistenti

Le donne e il prezzo della pandemia

Quale impatto ha avuto la pandemia da Covid-19 sulle disuguaglianze di genere? Le donne stanno scontando conseguenze diverse rispetto agli uomini? A due anni dall’inizio dell’emergenza sanitaria globale, sulla rivista The Lancet è stata pubblicata un’analisi su 193 paesi su alcuni parametri fondamentali, come: vaccinazioni (diffusione e esitanza), servizi sanitari, lavoro e reddito, istruzione, sicurezza dentro e fuori casa. L’esito? Lo tsunami pandemico non ha creato nuove disparità, ma ha aggravato quelle già presenti e rischia di imporre uno stallo pesante, nei prossimi anni, nel progresso verso società più eque ed efficienti.

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L'INDAGINE

Questa ricerca restituisce uno sguardo globale, talmente ampio che è necessariamente frammentato e poco uniforme, sottolineano gli stessi autori dell’indagine, finanziata dalla Bill e Melinda Gates Foundation; inoltre va tenuto conto che le donne, spesso, sono sottorappresentate in partenza dalle rilevazioni prese in considerazione nei vari paesi. Serve più ricerca e serve agire subito per non regredire anche rispetto ai progressi raggiunti nei decenni passati. Se sul piano degli effetti diretti sulla salute gli uomini più delle donne risultano un po’ più colpiti dal Covid-19 in termini di decessi e ospedalizzazioni, le donne pagano uno scotto indiretto dalle proporzioni ancora difficili da prevedere. Vediamo gli ambiti principali. 

 

SERVIZI SANITARI

Uomini e donne hanno riportato simili difficoltà di accesso ai servizi sanitari, ai farmaci e ai presidi sanitari, nonché ai servizi di prevenzione interrotti o compromessi dalla pandemia, con alcune variabilità territoriali e una situazione in miglioramento progressivo. Come prevedibile, le donne più degli uomini hanno sperimentato difficoltà nei servizi di medicina riproduttiva e sessuale, in modo marcato le giovani donne in Africa sub-sahariana. Importante agire, dicono gli autori, per prevenire danni futuri soprattutto laddove dalle donne dipende la salute della famiglia e dove un calo della propensione a consultare il medico, andare in ospedale, aderire alle campagne vaccinali e di prevenzione può avere pesanti conseguenze.

VACCINAZIONI

Le donne, almeno fino al settembre 2021, sembrano avere avuto qualche perplessità in più sulla vaccinazione per il virus Sars-CoV-2. A inizio 2021, infatti, l’esitanza vaccinale era del 25,6 per cento contro il 22,3 fra gli uomini. Trend contrario, con le donne più pro-vaccini di padri e fratelli in America latina, nei paesi a reddito più alto e fra le persone con un’istruzione più avanzata. Il divario è andato colmandosi nel corso del 2021, con il dato in calo un po’ ovunque e un po’ per tutti, lasciando le quote più alte di riluttanti (18 per cento) senza particolari differenze di genere in Europa centrale e orientale e in Asia centrale. Non ci sono differenze statistiche rilevanti sui tassi di vaccinazione globali, con le donne più probabilmente vaccinate dei maschi in America Latina e nei Caraibi, nell’Africa sub-sahariana; il contrario, in nel Sudest asiatico, in Nord Africa e in Medio Oriente. Ovunque, le probabilità di essere vaccinati erano più alte per chi vive in contesti urbani e ha un’educazione più avanzata.

LA SICUREZZA

Un aumento della violenza domestica è stato denunciato soprattutto dalle donne nei paesi a più alto reddito.

L’EDUCAZIONE

Un po’ ovunque, le ragazze e le bambine più dei loro compagni maschi hanno perso la scuola. E questo anche in Europa centrale e orientale. Non sembrano invece essere state svantaggiate dalla scuola online, riportando un accesso alle risorse digitali paritario se non superiore in alcune zone, più problematico in altre, e questo è un trend che andrà monitorato con attenzione nel tempo, perché capace di scavare divari costosi in futuro. Soprattutto là dove già prima del Covid le studentesse scontavano l’abbandono scolastico e l’accesso impossibile alle risorse per l’insegnamento a distanza.

IL LAVORO

È il vero grande punto dolente dell’indagine: una disparità ampia e persistente in termini di partecipazione alla forza lavoro e, per contro, di lavoro non retribuito. Sin dalle prime fasi della pandemia, la perdita dell’impiego ha colpito più duramente le lavoratrici, in tutte le aree del mondo, con un trend in calo fino al settembre 2021, dove globalmente ancora il 26 per cento delle donne dichiarava di avere perso il lavoro durante l’emergenza, contro il 20,4 per cento degli uomini. Questa crisi, hanno scritto gli autori del report, ha avuto la particolarità di colpire duramente settori come il commercio al dettaglio e il settore turistico-alberghiero, dove c’è una forte presenza femminile. Inoltre, le donne più degli uomini occupano posti sottoretribuiti, privi di inquadramento e di tutele. Molto più degli uomini le donne hanno visto aumentare il carico di lavoro per la cura dei familiari e di altre persone care, con un crescendo nel tempo: a maggio 2021 le donne avevano una probabilità 1,8 maggiore rispetto agli uomini di rinunciare al lavoro per prendersi cura di qualcuno, a settembre 2021 del 2,4 per cento maggiore. Molte donne, quindi, sono passate da un lavoro retribuito ad uno non retribuito.

Ci interessa? Eccome. Secondo le stime presentate dal Mc Kinsey Global institute, le donne sono il 39 per cento della forza lavoro globale, ma è loro il 54 per cento dei posti di lavoro persi; se non si fa nulla per recuperare la disoccupazione femminile il conto globale potrebbe essere salato: mille miliardi di dollari USA di PIL globale persi entro il 2030. 

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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