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Ginecologia

Vaccini, screening, cure: il piano per debellare le malattie da Hpv

pubblicato il 01-03-2021

Far diventare una rarità i tumori provocati dal papilloma virus è un obiettivo raggiungibile. Ecco perché parliamo ancora di Hpv

Vaccini, screening, cure: il piano per debellare le malattie da Hpv

L’Hpv (il papilloma virus) e il suo carico di malattia possono essere debellati. Ecco il tema della Giornata internazionale contro l’Hpv, che il 4 marzo, come ogni anno, ci ricorda uno degli obiettivi più concreti in sanità pubblica, che potrebbe portarci a far diventare un’eventualità rara i tumori del collo dell’utero e molte altre forme di cancro dell’area genitale femminile e maschile, e dell’orofaringe. Come? Con una strategia combinata che guarda al risultato entro il 2030. 


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LA STRATEGIA

Vaccinazione per ridurre la circolazione del virus, screening per individuare infezioni persistenti e lesioni precancerose, terapie efficaci, in tempo utile e con strumenti adeguati. E tanta, tanta consapevolezza e buona informazione. Questo è il mix che secondo le istituzioni sanitarie nazionali e internazionali ci può condurre a eliminare l’infezione da Hpv e ridurre il numero di donne e uomini colpiti dalle patologie oncologiche (ma non solo!) che il virus provoca.


IL PIANO EUROPEO

“Un piano ambizioso contro il cancro per ridurre la sofferenza causata da questa malattia”. Così Ursula von der Leyen, presidente del Parlamento Europeo nel 2019 aveva presentato l’Europe’s Beating Cancer Plan, una delle cui voci principali è prevenire i tumori causati da infezioni, “eliminare i tumori della cervice uterina e gli altri tumori causati dall’Hpv”. Come? In particolare estendendo le vaccinazioni contro l’Hpv per ragazzi e ragazze, arrivando a una copertura ideale del 90% della popolazione target, e garantendo alle donne uno screening efficace con strumenti appropriati, arrivando almeno al 70% delle donne sotto controllo, entro il 2030. Anche l'Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) nel novembre 2020 ha lanciato un programma di azione per arrivare a eliminare il cancro cervicale provocato dall'Hpv entro il 2030, con vaccinazione, screening e il trattamento di almeno il 90% delle donne con lesioni tumorali. 

 


L'IMPATTO DELL'INFEZIONE

Quella dei papilloma virus umani è una famiglia numerosa, che comprende un centinaio di virus conosciuti. Poco meno della metà possono infettare l’area genitale e almeno 14 possono provocare tumori. Si tratta di un’infezione piuttosto frequente, che avviene quasi sempre per contatto sessuale ed è molto comune in età giovanile fra le persone sessualmente attive. Generalmente il nostro sistema immunitario se ne libera senza che compaiano sintomi particolari, ma in alcuni casi l’infezione diventa persistente e, nel tempo, può portare a diverse patologie.

 


IL TUMORE DELLA CERVICE

Si calcola che quasi tutti i tumori della cervice uterina dipendano dall’infezione da Hpv (il 70% dai tipi 16 e 18, aggiungendo gli Hpv 45, 31, 33, 52, 58 e 35 si arriva quasi al 90% dei casi), un caso raro di cancro correlato ad una causa pressoché univoca, che per giunta si può prevenire e diagnosticare prima che faccia danno. Ecco perché i tumori del collo dell’utero sono un obiettivo vulnerabile. Oggi sono la seconda malattia tumorale più diffusa fra le giovani donne in Europa, e in Italia contano circa 2.400 nuove diagnosi l’anno, è il quinto tumore più frequente nelle donne con meno di 50 anni, con poco meno di 500 vittime registrate nel 2017. Con l’infezione da Hpv sotto controllo, queste malattie potrebbero davvero diventare un’evenienza rara.

 


ALTRE FORME DI CANCRO

Alcuni tipi di Hpv sono ormai riconosciuti responsabili di una quota importante di tumori anogenitali (ano, pene, vulva e vagina), oltre che di un certo numero di tumori dell’area dell’orofaringe. Ma non ci sono solo i tumori fra le conseguenze dell'Hpv. Altri tipi di papilloma virus, definiti “a basso rischio”, come l’Hpv 6 e l’Hpv 11, sono considerati la causa del 90 per cento dei condilomi acuminati, verruche che si sviluppano nelle mucose e sulla pelle dell’area anogenitale, malattie benigne ma altamente contagiose e fastidiose.

 


LA VACCINAZIONE

Oggi disponiamo di varie tipologie di vaccini in grado di prevenire l’infezione da papilloma virus. Tre, in particolare, quelli approvati in Europa: un vaccino bivalente (contro Hpv 16 e 18), un vaccino quadrivalente (contro Hpv 16, 18, 6 e 11) e uno nonavalente (contro Hpv 16, 18, 6, 11, 31, 33, 45, 52 e 58). Questi vaccini hanno mostrato di prevenire circa il 90% delle lesioni pretumorali associate ai vari tipi di Hpv. La vaccinazione contro il papilloma virus è inclusa nelle raccomandazione del Codice europeo contro il cancro e in Italia è inserita nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale, offerta attivamente e gratuitamente nel dodicesimo anno di vita (dal compimento degli 11 anni) a ragazze e ragazzi. Le modalità dell’offerta possono variare a seconda delle regioni, che in molti casi estendono la gratuità ad altre fasce d’età e a categorie di persone a rischio (come ad esempio i maschi che fanno sesso con maschi, Msm, o le persone immunocompromesse). Purtroppo l’obiettivo previsto dal Piano nazionale, ovvero di arrivare a coprire almeno il 95% delle ragazze e il 75% dei ragazzi, è ancora lontano. I dati, aggiornati al 2018, mostrano un pallido 60% di ragazze e appena il 40% dei ragazzi che hanno colto l’occasione di vaccinarsi contro l’Hpv. Il trend negli anni è rimasto insoddisfacente, con profonde variabilità a livello regionale, e l’impatto del Covid-19 certamente non ha aiutato.

 

LO SCREENING

È stato soprattutto grazie alla diffusione dello screening e in particolare di quel test sparti-acque che è il Pap test se oggi in Europa il numero dei tumori del collo dell’utero è calato drasticamente rispetto ai tempi delle nostre nonne. Il test, infatti, permette di identificare lesioni tumorali in fase precoce e lesioni pretumorali, che possono venire monitorate o trattate prima che diventino una patologia tumorale pericolosa per tante giovani donne. Le conoscenze sul ruolo dell’Hpv hanno permesso di introdurre nello screening il test che rileva la presenza del virus, l’Hpv-Dna test, oggi consigliato a partire dai 30 anni. Anche qui il margine di azione in Italia è ampio, per migliorare copertura e adesione all’offerta di prevenzione. Da valutare quali siano, oggi, le conseguenze della pandemia che per mesi ha rallentato o bloccato le convocazioni e gli appuntamenti negli ambulatori. Secondo alcune stime dell’Osservatorio nazionale screening sarebbero 2.400 le diagnosi di lesioni pre-cancerose mancate nel 2020.

 

DISUGUAGLIANZE GLOBALI

Uno sguardo ai numeri del tumore cervicale nel mondo può dire molte cose. Dice che quando una patologia si può prevenire efficacemente, e diventa una malattia a basso impatto su alcune popolazioni, mentre resta una devastazione in altre, c’è un grosso problema di disuguaglianze e di accesso a strumenti di prevenzione e terapie adeguate. Nel 2018 sono morte 311.000 donne per cancro della cervice nel mondo, quasi sempre giovani: nove su dieci in paesi a reddito medio-basso, dove le donne rischiano di più di ammalarsi e, se si ammalano, hanno meno chance di farcela. Finora circa 100 milioni di ragazze sono state vaccinate contro l’Hpv, il 95% vivono in paesi ad alto reddito. Oltre ai vaccini, allo screening e alla disponibilità di terapie adeguate, contano l’educazione per difendersi dai fattori di rischio (fra cui il sesso non protetto e il fumo).

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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