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Con l’ingegneria biomedica voglio aiutare le donne che hanno avuto un tumore al seno

pubblicato il 09-03-2015
aggiornato il 02-01-2017

Riparte da Napoli la rubrica dedicata ai ricercatori sostenuti da Fondazione Veronesi nel 2015: conosciamo Nicola Rocco, medico oncologo specializzato nel tumore al seno

Con l’ingegneria biomedica voglio aiutare le donne che hanno avuto un tumore al seno

Nicola Rocco è un medico chirurgo di 34 anni, sostenuto grazie al progetto Pink is Good dedicato al tumore al seno. Fin dalla laurea infatti Nicola si è occupato di senologia, con una tesi sui tumori rari della mammella, proseguendo poi con una specializzazione in radioterapia intraoperatoria e con un master in oncoplastica mammaria. Attualmente lavora presso i laboratori dell’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli, dove sta sviluppando una nuova tecnica di ricostruzione mammaria dopo un’asportazione per tumore senza l’utilizzo di impianti al silicone.

Nicola, in cosa consiste la tua ricerca?

«L’obiettivo è sviluppare una nuova tecnica di ricostruzione mammaria per le donne che hanno subito mastectomia a seguito di un tumore al seno; attualmente si utilizzano le protesi in silicone che però possono causare complicazioni post-operatorie, come la contrattura capsulare, con esiti estetici sfavorevoli, dolore per la paziente e la frequente necessità di sostituire più volte la protesi».

Qual è l’approccio innovativo della tua ricerca?

«L’idea è quella di sviluppare protesi in materiale “biologico” e cucito su misura sul seno della singola paziente. Come? Mettendo insieme tecniche di “ingegneria inversa”, scienze dei materiali e metodologie chirurgiche di auto-trapianto».

I dati geometrici della mammella da ricostruire, ottenuti da risonanza magnetica, TAC o scansione laser, saranno elaborati con software per definirne il “progetto digitale”. Una stampante 3D confezionerà con materiali biodegradabili uno scheletro tridimensionale con la stessa forma della mammella da ricostruire. La scheletro sarà posizionato sottocute in sede di mastectomia e colonizzato con cellule adipose prelevate della stessa paziente, avviando un processo di rigenerazione tissutale. Le cellule derivanti da tessuto adiposo autologo sono infatti ricche in cellule staminali che contribuiranno alla ricostruzione della mammella.

Quali potranno essere i benefici di questa tecnica per le pazienti?

«Questa tecnica potrà offrire una ricostruzione del seno quanto più personalizzata e naturale, riducendo la possibilità di complicanze ed esiti estetici sfavorevoli, aiutando le donne a ristabilire la fiducia in se stesse e nella propria immagine corporea con notevoli benefici psicologici. Inoltre questo modello ricostruttivo assicurerà un risultato di lunga durata, con possibilità di ricostruzione anche in pazienti sottoposte a radioterapia, che rende spesso più rischioso l’utilizzo di  protesi al silicone».

Com’è la giornata-tipo di un medico-ricercatore?

«Sicuramente mai noiosa! Mi divido tra i laboratori e la sala operatoria ma questo per me è un grande valore aggiunto: porto le osservazioni pratiche fatte sul campo dentro i laboratori di ricerca, nel tentativo di rispondere ai bisogni e alle necessità delle donne».

Ricordi il momento in cui hai capito che la tua strada era quella della scienza?

«Già fin dalle elementari sono stato affascinato dalle materie scientifiche. Quando tutti gli amici volevano guardare una partita in TV, io preferivo Quark, che continua anche oggi ad essere un mio riferimento».

C’è una figura che ti ha ispirato nella tua vita professionale?

«Essendo io un chirurgo oncologo senologo, è facile pensare a quale sia la figura che mi ha ispirato fin dall’inizio e sono ora molto felice di portare avanti un progetto di ricerca finanziato dalla Fondazione che porta il suo nome. Ma devo anche ringraziare la mia professoressa di matematica e fisica del liceo che ha saputo far maturare in me l’interesse nei confronti della scienza in ogni sua sfaccettatura».

Chi è Nicola Rocco quando non è in corsia o in laboratorio?

«Nicola Rocco è, prima di tutto, dallo scorso luglio, papà innamorato della piccola Maria Loreta e marito di Loredana. Il nostro è un amore nato in corsia; anche lei è un chirurgo. Ci siamo conosciuti nel corso della specializzazione nove anni fa e da allora non ci siamo più lasciati. Siamo grandissimi appassionati di viaggi e di barca a vela, averne una tutta nostra rimane un sogno che speriamo si avveri prima o poi».

Come ti vedi fra 10 anni?

«Tra dieci anni mi vedo in un mondo in cui la chirurgia e la ricerca camminano insieme. Sarò magari a capo di una Breast Unit (forse sogno troppo?), dove si fa una chirurgia in cui i desideri delle donne e la loro qualità della vita siano messe al centro delle scelte chirurgiche. Ovviamente a casa mi aspetteranno almeno altri due piccolini!»

Cosa avresti fatto se non avessi fatto il medico e il ricercatore?

«Sicuramente il giornalista, per raccontare storie ed eventi. Ma continuo a pensare di poter mettere insieme la mia passione giornalistica con quella scientifica, dedicandomi ad esempio alla divulgazione scientifica».

Qual è per te il significato profondo del tuo lavoro, come medico e scienziato?

«La ricerca e l’attività clinica e chirurgica riempiono le mie giornate dando un senso alla mia vita. Fare ricerca per migliorare le terapie e curare le persone è quanto ho sempre voluto fare, quanto ho sempre amato. Filosofia è amore della sapienza ed indagine del senso dell’esistenza umana ed è proprio per amore della conoscenza che faccio ricerca».

Chiara Segré
@ChiaraSegre

Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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