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Sviluppo farmaci mirati per le recidive dei tumori al seno

pubblicato il 07-09-2015
aggiornato il 22-02-2017

Paul Massa è un cervello in arrivo dagli Stati Uniti. Lavora a Milano per sviluppare le "armi" con cui affrontare le ricadute di alcune neoplasie

Sviluppo farmaci mirati per le recidive dei tumori al seno

Il trattamento di alcuni tipi di tumore al seno è stato rivoluzionato negli ultimi 20 anni dall’utilizzo di farmaci mirati, in grado di riconoscere caratteristiche molecolari delle cellule maligne e colpirle; un esempio tra tutti è il Trastuzumab, un anticorpo utilizzato per il trattamento dei tumori al seno positivi alla proteina Her2. Le terapia con Trastuzumab ha una grande efficacia clinica ed è ormai utilizzata come trattamento di prima linea, e ha contribuito ad aumentare la sopravvivenza e la qualità della vita delle pazienti. Purtroppo anche questi approcci innovativi non sono esenti dal problema delle ricadute, causate da quelle poche cellule maligne che diventano resistenti. I tumori, infatti, non sono malattie statiche ma in continua evoluzione e si modificano in risposta agli stimoli esterni, come i farmaci.

È quindi essenziale continuare a sviluppare sempre nuove generazioni di farmaci mirati: questo è l’obiettivo di Paul Edward Massa, ricercatore sostenuto nel 2015 da Fondazione Veronesi, che lavora nei laboratori del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Paul è nato nello stato di New York, negli Stati Uniti: ha studiato biologia alla Colorado State University di Fort Collins e ha ottenuto il dottorato di ricerca alla Stony Brook University di New York, prima di attraversare l’oceano e arrivare nel nostro paese. 

Paul, in cosa consiste la tua ricerca?

«Abbiamo sviluppato una serie di nuovi anticorpi specifici per riconoscere proteine espresse sulla superficie delle cellule maligne, importanti nella progressione dei tumori al seno positivi alla proteina Her2. Successivamente abbiamo effettuato una serie di test di screening per identificare quelli potenzialmente più efficaci. Al momento abbiamo ristretto il campo a un anticorpo che, dai test in vitro e in modelli animali, è quello che ha dato i risultati più promettenti». 

Qual è l’obiettivo finale?

 «Lo scopo è verificare l'efficacia anti-tumorale del nuovo anticorpo contro le recidive di tumori al seno, per i quali attualmente ci sono solo poche opzioni terapeutiche. Il tumore al seno è quello più diffuso nelle donne al mondo: sviluppare un nuovo strumento per il trattamento delle ricaduta ha quindi un grande potenziale per moltissime persone». 

Questo approccio potrà essere applicato anche ad altri tipi di tumore?

«Sì, stiamo ottenendo ottimi risultati anche sul melanoma e sulle recidive di tumori del colon-retto». 

Paul, tu sei americano, paese della ricerca per antonomasia in cui tutti i ricercatori sperano di andare: tu hai fatto il percorso inverso, come sei arrivato in Italia?

«Il mio bisnonno era napoletano, ma io inizialmente sono arrivato in Italia per caso. Terminato il mio dottorato in America, stavo vivendo un momento personale difficile. Il mio capo, che nel frattempo si era sposato con un’italiana, ha capito che avevo bisogno di fare un grande cambiamento e così mi ha convinto a venire a lavorare a Bologna. Da lì mi sono poi spostato a Milano, prima nel laboratorio di Immunologia dei tumori della Dottoressa Maria Rescigno e adesso nel laboratorio del Professor Pier Giuseppe Pelicci. Infine, in Italia ho anche trovato una compagna con cui ho un bellissimo bambino di tre anni». 

Cosa significa fare ricerca in Italia?

«Questo periodo storico, di grande crisi, è forse il peggiore per essere un ricercatore; le prospettive stanno diminuendo in tutto il mondo, e sicuramente l’Italia soffre più di altri paesi. Certo, ci sono grandissime eccellenze anche qui, e io sono fortunato ad aver sempre lavorato in alcune di esse, che mi hanno dato la possibilità di perseguire  con successo grandi obiettivi scientifici». 

Come ti vedi fra dieci anni?

«È una domanda davvero difficile a cui rispondere di questi tempi. Spero di continuare a fare il ricercatore perché nessun altro lavoro mi ha colpito il cuore come questo». 

Cosa ti piace di più della ricerca?

«È un lavoro in cui sei davvero il capitano della tua nave; hai un obiettivo da raggiungere, ma sei tu che decidi la rotta. Fare ricerca è esplorare nuovi mondi in cui nessuno si è ancora avventurato». 


@ChiaraSegre

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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