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Il «trapianto» di linfonodi per combattere il linfedema

pubblicato il 10-06-2016
aggiornato il 11-10-2017

È il progetto di ricerca portato avanti da Giulia Vottero. L'obiettivo è escludere una complicanza dell'intervento di rimozione di un tumore al seno

Il «trapianto» di linfonodi per combattere il linfedema

In moltissimi casi le donne operate per un tumore al seno vengono sottoposte a quadrantectomia, ma in determinate condizioni cliniche l’intervento chirurgico può prevedere una mastectomia con dissezione ascellare. L’asportazione dei linfonodi ascellari può compromettere il drenaggio linfatico dell’arto superiore, seguito dal progressivo instaurarsi di linfedema con gravi ripercussioni sulla funzionalità del braccio e quindi sulla qualità di vita della paziente. Una tecnica microchirurgica sviluppata negli ultimi anni con risultati incoraggianti permette il prelievo di alcuni linfonodi presenti nell’area inguinale della paziente stessa da trapiantare nel polso o nel gomito dell’arto superiore su cui è stata realizzato lo svuotamento, per ristabilire il drenaggio linfatico compromesso dalla dissezione ascellare. Giulia Vottero (nella foto) è un giovane medico chirurgo specializzato in medicina generale e in via di specializzazione anche in chirurgia plastica. Nel 2016, grazie al sostegno della Fondazione Umberto Veronesi nell’ambito del progetto Pink is good, accanto all’attività clinica potrà svolgere anche ricerca, presso il reparto di chirurgia plastica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, proprio nell’ambito delle nuove tecnologie chirurgiche applicate al trattamento del tumore al seno.

Giulia, in cosa consiste la tua ricerca?

«Si tratta di una ricerca clinica: la mia attività prevede la selezione di alcune pazienti con linfedema dell’arto superiore in seguito a mastectomia e dissezione ascellare, che saranno suddivise in due gruppi: un gruppo sarà sottoposto a questo tipo d’intervento, l’altro sarà trattato con le classiche cure fisioterapiche. Comparerò poi i due gruppi di pazienti per verificare se sono presenti benefici apportati dal “trapianto” di linfonodi rispetto al trattamento fisioterapico conservativo. Mi occuperò anche di valutare il recupero funzionale dell’arto e la qualità di vita delle pazienti».

Quali prospettive apre per l’applicazione futura in clinica?

«Questo intervento potrebbe essere, spero in un futuro non troppo lontano, una delle proposte terapeutiche di routine per le pazienti affette da linfedema cronico dell’arto superiore, migliorandone notevolmente la qualità di vita dopo l’intervento».

Tu sei un chirurgo: come mai hai deciso di occuparti anche di ricerca?

«Amo molto affiancare l’attività clinica alla ricerca poiché mi  permette di imparare costantemente e di spingere il mio orizzonte ogni giorno un po’ più lontano. La ricerca, nel senso ampio del termine, è una forma mentis che permette di cogliere quotidianamente nuove sfide e misurarsi con molti ostacoli, permettendomi di essere partecipi del progresso della medicina».

Come ti vedi fra dieci anni?

«Vorrei poter proseguire il mio impegno di ricerca e di pratica chirurgica in Italia, riconciliandomi con il mio Paese».

In che senso?

«Dopo la laurea ho studiato e lavorato in Svizzera e in Belgio. Vedere altre realtà mi ha aperto gli occhi e ha generato in me rabbia per la disorganizzazione diffusa nel nostro paese, che avrebbe enormi potenzialità, e che spinge tanti a partire».

Qual è la figura che ti ha ispirato nella vita professionale?

«Rita Levi Montalcini».

Cosa ne pensi dei «complottisti» e delle persone contrarie alla scienza per motivi «ideologici»?

«Rappresentano il rovescio della medaglia di una società in cui il benessere è tale da aver fatto dimenticare cosa vuol dire morire di malattie ormai debellate. La scienza ha i suoi limiti, non è un dogma e deve essere sempre rimessa in discussione con il metodo scientifico, ma il complotto non apporta alcun miglioramento, non essendo per nulla propositivo. La divulgazione scientifica è sicuramente uno degli strumenti per battersi contro il complottismo e l’ignoranza in generale».

Quando non sei in corsia o impegnata in un’attività ricerca, come trascorri il tuo tempo?

«Sono una grande appassionata di viaggi e amo molto spostarmi in bici. Uno dei miei sogni è fare, almeno una volta nella vita, il giro d’Italia in bicicletta».

Con chi ti piacerebbe andare a cena una sera e cosa vorresti chiedergli?

«Gino Strada: vorrei sapere dove trova la forza per fare quello che fa».

 

 

Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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