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L’ossido di grafene per la diagnosi precoce del tumore al pancreas

pubblicato il 23-04-2018

Valentina Palmieri, biotecnologa, sta sviluppando un nuovo metodo di diagnosi precoce del tumore al pancreas presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’ossido di grafene per la diagnosi precoce del tumore al pancreas

Nonostante i grandi passi avanti nella diagnosi precoce e cura di molte tipologia di tumore, quello al pancreas è ancora uno dei più difficili da curare. Non dà sintomi se non in fase avanzata, quando si è quasi sempre già diffuso anche a molti organi limitrofi, come il fegato. Ad oggi non esiste un metodo di screening o marcatori per anticipare la diagnosi, che potrebbe voler dire cambiare il decorso e l’esito della malattia. Valentina Palmieri, biotecnologa 31enne molisana ma a Roma dai tempi degli studi universitari, sta sviluppando un nuovo metodo di diagnosi precoce del tumore al pancreas presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Valentina, raccontaci nei dettagli la tua ricerca...

Il mio progetto, NanoDetect, vuole sviluppare un metodo di diagnosi di tumore del pancreas basato sulla rilevazione di cambiamenti minimi delle concentrazioni di proteine del sangue e sull’utilizzo dell’ossido di grafene. Nel sangue dei pazienti affetti da tumore, assieme alle proteine più abbondanti, come l’albumina, esiste un insieme di potenziali biomarcatori, poco concentrati e difficilmente rilevabili, in grado di identificare l’insorgenza del cancro al pancreas. Lo scopo del progetto NanoDetect é creare un metodo sicuro, riproducibile ed economico per concentrare questi biomarcatori nel sangue.

Come mai la scelta dell’ossido di grafene?

E’ un materiale sottilissimo derivato dalla grafite e composto da foglietti bidimensionali con un’elevata superficie disponibile. Questa caratteristica fa sì che, una volta immerso nel sangue, le proteine presenti si concentrino su di esso. Lievi modifiche dei gruppi chimici superficiali del grafene, consentono inoltre di modulare finemente la concentrazione e la varietà delle proteine assorbite. Ad esempio, l’ossido di grafene può essere prodotto al fine di evitare il legame con l’albumina e incrementare l’adesione di proteine meno concentrate. L’idea alla base di NanoDetect é proprio quella di sfruttare la duttilità della superficie dell’ossido di grafene al fine di riscontrare anche minime variazioni di composizione delle proteine del sangue di pazienti con tumore del pancreas rispetto ai sani.

Quali prospettive apre per la salute umana?

Scoprire la presenza di un tumore al pancreas, spesso aggressivo, prima che avanzi troppo significa poter intervenire per cambiarne radicalmente il corso. NanoDetect offrirà nuove possibilità per la diagnostica precoce e di conseguenza per interventi chirurgici tempestivi. Perché hai scelto la strada della ricerca? Mi hanno sempre incuriosito la biologia e le scienze in generale. Fare ricerca è un lavoro complesso e c’è bisogno di una grande dose di entusiasmo.

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

Un insieme di creatività e ingegno. La creatività porta a connessioni tra argomenti lontani per sviluppare nuove idee e progetti. Un’idea può coinvolgerti fino a non sentire bisogno di riposare dopo molte ore di lavoro. Ma la ricerca è fatta anche da scarsità di risorse che ti porta a trovare le soluzioni più disparate. Un’altra componente della ricerca, forse meno amata, è la competizione, che non è completamente esecrabile, anzi alcune volte è necessaria. E’ il motore per fare meglio.

Quali sono i campi di ricerca più promettenti, a tuo avviso, per i prossimi decenni?

Punterei sullo studio della nanotossicologia e l’analisi degli effetti a lungo termine sulla salute dell'uomo derivanti dall'esposizione a nanoparticelle.

Pensi che la scienza e la ricerca abbiano dei “lati oscuri”?

Purtroppo ne ha molti. In Italia, lottiamo con un sistema poco trasparente che ha delle implicazioni sulla distribuzione dei finanziamenti e sulla precarietà giovanile, il che porta molte menti brillanti e appassionate non soltanto ad abbandonare il paese, ma ad abbandonare la ricerca, un danno enorme per il futuro della scienza. A livello internazionale, fenomeni come la sensazionalità del dato, la sensibilità alle “mode”, presenti anche nella ricerca, e il peso dell’impatto delle pubblicazioni complicano lo scenario in cui andiamo a operare.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei commossa?

Quando ho letto il libro di Randy Pausch, L’ultima lezione, e ho visto il video del suo discorso. Randy era un giovane professore di matematica padre di famiglia che è morto proprio di tumore al pancreas a 47 anni ma che non ha mai perso fino all’ultimo l’amore per la vita.

Con chi ti piacerebbe andare a cena una sera?

Carlo Rovelli, per ascoltare dal vivo i suoi racconti storici.

 

Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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