Le distrofie muscolari sono un gruppo eterogeneo di malattie genetiche caratterizzate da una degenerazione del muscolo scheletrico, che causa perdita di massa muscolare (atrofia) e compromette la mobilità e l’attività cardio-respiratoria. Oggi, dopo anni di studio, non esiste una cura efficace ed estesa a tutti i tipi di distrofia.
I tipi più comuni sono la distrofia di Duchenne, che insorge prima dei 5 anni di età, e la distrofia di Becker, che si manifesta a partire dai 12 anni. Esiste poi una categoria di distrofie, chiamate distrofie muscolari dei cingoli, che nel loro insieme sono caratterizzate da debolezza dei cingoli pelvici (la parte dello scheletro che raccorda la colonna vertebrale agli arti inferiori, costituita dal sacro, le due ossa iliache, il coccige e dalle relative articolazioni) e delle spalle. In queste forme distrofiche può essere compromessa la funzione cardiaca e respiratoria.
Su queste patologie si concentra il lavoro di Elisa Lazzari, biologa dell’Università degli Studi di Trieste, che sta conducendo il suo progetto di ricerca grazie al sostegno di una borsa di ricerca di Fondazione Umberto Veronesi.






