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Un recettore tra il sistema immunitario e il tumore del colon-retto

pubblicato il 09-07-2018
aggiornato il 20-07-2018

Le interazioni tra tessuti e sistema immunitario sono regolate da un equilibrio che, se si spezza, può aprire la strada alla trasformazione maligna: la ricerca di Tiziana Schioppa

Un recettore tra il sistema immunitario e il tumore del colon-retto

Il carcinoma del colon-retto rappresenta la terza forma più comune di cancro al mondo, con oltre mezzo milione di morti all’anno. Soltanto in Italia colpisce più di trentasettemila persone e, nonostante i progressi della medicina, è a tutt’oggi associato a un tasso di guarigione del 66 per cento. È quindi importante comprendere i meccanismi che regolano l’insorgenza e la progressione di questa malattia, per migliorare sempre di più gli strumenti di diagnosi e di terapia, anche per le forme avanzate. Tiziana Schioppa (nella foto), ricercatrice post-dottorato all'Università di Brescia, sta contribuendo a svelare alcuni meccanismi patogenici sottesi a questa malattia.


Tiziana, in cosa consiste nei dettagli la tua ricerca?

«Studi recenti hanno mostrato che il sistema immunitario ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del tumore del colon. La migrazione delle cellule immunitarie verso siti tumorali è regolata dall’interazione tra piccole molecole dette chemochine e i loro recettori. Io studio in particolare uno di questi recettori, CCRL2, che si trova sia sulle cellule immunitarie che su quelle dell’epitelio intestinale. Dati preliminari indicano che i livelli di CCRL2 sono più bassi nel tumore del colon e che la sua mancanza nelle cellule epiteliali favorisce la formazione della malattia. Si è quindi ipotizzato che CCRL2 abbia un ruolo nell’integrità e nella rigenerazione dell’epitelio intestinale e che pertanto possa avere un’attività antitumorale. Il mio obiettivo è supportare questa ipotesi con evidenze sperimentali».

 

Quali potrebbero essere le future applicazioni in ambito clinico?

«Come per molta ricerca di base, comprendere nuovi meccanismi di regolazione del tumore colorettale è essenziale per porre le basi per lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici. In particolare, CCRL2 potrebbe essere usato anche come marcatore prognostico».

 

Dopo il dottorato sei stata alcuni anni a Londra: cosa ti ha lasciato questa esperienza?

«Ho lavorato presso il Centre for Cancer and Inflammarion al Barts Cancer Institute della University di Londra. È stata un’esperienza molto positiva. Il rientro in Italia mi ha lasciato l’amaro in bocca. I ricercatori non hanno condizioni contrattuali paragonabili all’estero. Mentre ero a Londra avevo un contratto a tempo determinato nel quale veniva considerata la malattia, la gravidanza e altri aspetti non meno importanti. Qui invece si continua a lavorare solo grazie alle, preziosissime, borse di ricerca di enti no profit come la Fondazione Umberto Veronesi ma ci si sente sempre eterni studenti».

 

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Sfida e passione». 

 

Pensi che la scienza e la ricerca abbiano dei lati oscuri?

«Purtroppo sì e con alcuni di questi ho avuto anche a che fare personalmente. Ci sono persone che falsificano i dati perché se non pubblichi non hai i finanziamenti e quest’ultimi servono per poter continuare a fare ricerca. Altro tasto dolente è il nepotismo che ancora non è scomparso soprattutto dalle nostre Università. Dovrebbe sempre prevalere la meritocrazia».

 

Cosa ne pensi dei complottisti e delle persone contrarie alla scienza per motivi “ideologici”?

«Ho molto spesso discussioni con persone che sono contrarie alle vaccinazioni e alla sperimentazione animale, e spesso mi accorgo che alla base c’è cattiva informazione. Nel nostro paese manca molto la sensibilizzazione alla ricerca in genere (lo riscontro spesso con i genitori della scuola dei miei figli). Bisognerebbe iniziare dai più piccoli, perché saranno degli adulti in futuro che vogliamo siano consapevoli dell’importanza della ricerca». 
 

Non solo laboratorio, ma hai anche tanti hobby.

«Mi piace tantissimo viaggiare, andare al cinema e a teatro. Amo la buona tavola e adoro cucinare. Ultimamente sto coltivando la passione per la divulgazione scientifica, in particolare ai bambini. Altra grande passione è la subacquea: sto frequentando un corso per ottenere il brevetto di secondo livello. Infine, ho la mia famiglia: sono insieme a mio marito da 24 anni, di cui 14 da sposati, e abbiamo due figli: Sara di 8 anni e Michele di 5».

 

Se un giorno i tuoi figli ti dicessero di voler fare ricerca, come reagiresti?

«Proprio quest’anno mia figlia mi ha detto che da grande farà l’archeologa subacquea. Mi ha reso molto felice perché vuol dire che le ho instillato la voglia di conoscere ed esplorare. Ho poi pensato che “se la mamma ha scelto un lavoro a guadagno bassissimo, lei non è da meno».

 

Quando è stata l’ultima volta che ti sei commosso?

«Ho pianto per un mio amico a cui era stato diagnosticato un tumore e sua moglie era disperata. Lei è venuta da me per chiedere chiarimenti sulla malattia e tuttora lui sta facendo la chemio».

 

Con chi ti piacerebbe andare a cena una sera?

«Jim Parsons che interpreta Sheldon Cooper nel telefilm The Bing Bang Theory. Gli chiederei cosa ha imparato da questo personaggio e cosa pensava degli scienziati prima di interpretarlo. I protagonisti di questo telefilm stanno facendo molto per la ricerca e credo che venire a contatto con il nostro ambiente abbia fatto capire loro quanto sia importante il lavoro che facciamo».

 

Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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