Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
L'esperto risponde

Adenoidi, quando è il caso di rimuoverle?

pubblicato il 10-03-2016
aggiornato il 12-12-2016

Risponde Vincenzo Tarantino, direttore dell’unità operativa di otorinolaringoiatria dell’ospedale pediatrico “Giannina Gaslini” di Genova

Adenoidi, quando è il caso di rimuoverle?

PER TROVARE RISPOSTA AI TUOI QUESITI, SCRIVI UN'EMAIL A: redazione@fondazioneveronesi.it

“Mio figlio di due anni dorme a bocca aperta e russa. Abbiamo sentito due medici e due pareri diversi: uno ci consiglia di farlo operare per rimuovere le adenoidi, l’altro di aspettare e andare avanti con interventi soft. Vorrei a questo punto capire: in quali casi l’intervento è inevitabile? Conviene aspettare ancora? Grazie”.

Francesca V. (Udine)

Risponde Vincenzo Tarantino (nella foto), direttore dell’unità operativa di otorinolaringoiatria dell’ospedale pediatrico “Giannina Gaslini” di Genova

Le adenoidi sono una piccola massa di tessuto linfatico normalmente presente nel rinofaringe, la porzione più alta delle vie aeree. Il tessuto linfatico di cui sono costituite è ricco di linfociti, specializzati nell'analizzare i germi che penetrano attraverso il naso, memorizzarli e preparare la produzione di anticorpi specifici. Ma in realtà la loro funzione è transitoria e marginale nell’equilibrio del sistema immunitario. Quando si infettano acutamente, per esempio a seguito di un banale raffreddore non curato adeguatamente, le adenoidi determinano una sintomatologia caratterizzata da voce nasale, respirazione orale e russamento, secrezioni mucose giallastre dal naso o nella gola, febbre. Spesso l’infiammazione coinvolge l’orecchio (otite) o i seni paranasali (sinusite). Se le infezioni si ripetono frequentemente le adenoidi si gonfiano progressivamente (ipertrofia adenoidea), diventano voluminose e vanno a riempire completamente il rinofaringe che le contiene, causando un blocco meccanico del naso e delle Trombe di Eustachio. A questo punto, pur in assenza di infezioni, si osserva una respirazione orale accompagnata da un forte russamento e, nei casi più gravi, episodi di apnea. Lo scolo di muco nelle vie aeree inferiori può veicolare l’infezione alla trachea e ai bronchi con tosse persistente che può stimolare episodi di vomito contenente abbondanti quantità di catarro.

In condizioni normali un bambino in buona salute nonrussa. Premesso ciò, bisogna dire che il russamento nel bambino non è necessariamente patologico. Tale può essere definito soltanto se si verifica in maniera abituale (per almeno cinque giorni alla settimana e per periodi prolungati) e comunque in seguito all’accertamento da parte di uno specialista. La causa più importante è rappresentata dalla stenosi delle prime vie aeree: il “naso chiuso” è la condizione di più frequente riscontro nella roncopatia in età pediatrica. E in oltre l’ottanta per cento dei bambini l’ostacolo respiratorio è causato dalla ipertrofia delle tonsille e delle adenoidi. La diagnosi di adenoidite acuta è posta dalla visita otorinolaringoiatrica che permette di escludere altre cause di ostruzione nasale. La fibroscopia è indicata nei casi dubbi e consente di confermare la diagnosi. La terapia iniziale prevede l’utilizzo di antibiotici, decongestionanti nasali e cortisonici per via aerosolica. Quando, nonostante le cure mediche, l’ipertrofia diventa cronica e i sintomi si aggravano l’unica terapia che offra risultati stabili è rappresentata dall’asportazione delle adenoidi ipertrofiche (adenoidectomia). Se necessario, l’intervento può essere associato all’asportazione delle tonsille. L’indicazione chirurgica si pone quando cominciano a insorgere le complicanze tipiche dell’ipertrofia adenoidea e in particolare la rinosinusite cronica: russamento con apnee notturne, otite media secretiva e ipoacusia.

L’asportazione delle adenoidi, possibile a partire dai diciotto mesi di vita del bambino, non riduce le sue difese immunitarie del bambino. Al contrario, le adenoidi malate obbligano  a ripetute terapie antibiotiche che, a loro volta, alterano le difese immunitarie. L’intervento (in anestesia generale) viene di solito effettuato introducendo dalla bocca appositi strumenti (adenotomi) con i quali viene raschiata ripetutamente la parete del rinofaringe fino ad asportare il tessuto adenoideo in eccesso. Nella nostra struttura, pratichiamo l’adenoidectomia mediante bisturi a risonanza molecolare: questa tecnica non prevede l’uso di strumenti taglienti ed è priva di sanguinamento.

PER TROVARE RISPOSTA AI TUOI QUESITI, SCRIVI UN'EMAIL A: redazione@fondazioneveronesi.it


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza

Da non perdere

News dalla Fondazione Eventi Iniziative editoriali Il meglio dai Blog Video