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L'esperto risponde

Carotidi ostruite: quando è necessario intervenire?

pubblicato il 25-06-2019

L'ostruzione delle carotidi (trasportano sangue e ossigeno al cervello) può essere curata con i farmaci o ricorrendo alla chirurgia. I consigli per «pulire» i vasi e prevenire l'ictus cerebrale

Carotidi ostruite: quando è necessario intervenire?

Dall'ecodoppler dei tronchi sovraortici risulta una ostruzione della carotide destra del 60 per cento e di quella sinistra pari al 55 per cento. Sono in ansia perché mio fratello é deceduto a causa di un ictus. Sarebbe utile intervenire chirurgicamente? Ho 61 anni: dovrò assumere la cardioaspirina per tutta la vita?

Francesco


Risponde Federico Romani, direttore della struttura complessa di chirurgia vascolare dell'ospedale Niguarda di Milano

 

La malattia aterosclerotica è la principale causa della formazione di stenosi a livello delle carotidi, importanti arterie che veicolano il sangue al cervello. Si tratta di placche che possono causare sintomi perlopiù dovuti al distacco di piccoli frammenti (emboli) che, seguendo il flusso del sangue, arrivano al cervello e ne determinano un danno (ischemia cerebrale). Si va da eventi di breve durata a ictus conclamati: una quota compresa tra il 10 e il 20 per cento di questi ultimi è dovuta alla presenza di una stenosi carotidea.


Quando il disturbo non si è ancora manifestato, la stenosi carotidea si definisce asintomatica ed è importante affrontare il problema prima che si manifesti il danno cerebrale (prevenzione primaria). Occorre innanzitutto definire qual è l’entità della stenosi. Sappiamo infatti che stenosi lievi (0-50 per cento) o moderate (50-70 per cento) raramente danno sintomi rispetto alle stenosi severe (superiori al 70 per cento). L’esame diagnostico fondamentale per fare chiarezza è però l’ecocolordoppler delle carotidi.


Si tratta di un'indagine non invasiva, ripetibile e altamente accurata nel definire l’entità della stenosi e alcune caratteristiche della placca aterosclerotica (placca ecolucente, placca ulcerata). Queste, se presenti, aumentano il rischio di embolizzazione e quindi di danno cerebrale. L’ecocolordoppler è un esame il cui esito dipende dall'operatore. Motivo per cui, in caso di positività, il consiglio è quello di eseguirne un secondo, rivolgendosi a un centro con affidabilità certificata. In caso di riscontro di stenosi severa, è appropriato eseguire anche una angioTac o un'angio-risonanza magnetica per avere ulteriori informazioni sulla condizione del cervello, sulle caratteristiche della placca e sul potenziale rischio di embolizzazione.

A questo punto occorre correggere i fattori di rischio correlati alla condizione: ipertensione, dislipidemia, fumo, obesità, diabete. Ciò vale a maggior ragione se si ha una familiarità per l'ictus (anche se non tutti i casi hanno alla base l'aterosclerosi). Si tratta di assumere corrette abitudini di vita (sospensione fumo, esercizio fisico, appropriate norme nutrizionali) e aderire a uno schema farmacologico che prevede antipertensivi, antiaggreganti, una statina per ridurre il livello di colesterolo Ldl (al di sotto di 100 milligrammi per decilitro) e il controllo glicemico (nei diabetici). Queste misure rappresentano il primo approccio sia per la riduzione del rischio di ictus sia per la prevenzione di altre complicazioni della malattia aterosclerotica, quali l’infarto miocardico. Sono valide per qualsiasi percentuale di stenosi e vanno proseguite nel tempo. 


Nel caso di stenosi severa (superiore al 70 per cento) e con una placca con precise caratteristiche, in aggiunta al trattamento medico, è indicata la correzione chirurgica della lesione carotidea (endoarterectomia). Attraverso una breve incisione sul collo, anche in anestesia locale, la placca aterosclerotica viene rimossa. Se il paziente presenta delle controindicazioni alla chirurgia, è invece indicata la soluzione alternativa endovascolare (stenting carotideo), che prevede il posizionamento di uno stent all’interno della carotide. In questo modo si copre la placca e si ripristina il diametro dell’arteria, in modo da prevenire il rischio di ictus.


Rispetto al suo quesito, il consiglio è quello di ripetere lo studio ecodoppler e sottoporsi a una valutazione clinica specialistica del chirurgo vascolare per l'approfondimento della sua storia clinica e dell'estensione della malattia aterosclerotica in altri distretti, dal momento che la stenosi carotidea è sempre l'espressione di una malattia diffusa in tutto il corpo. 



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