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A che età iniziare i controlli al seno?

pubblicato il 24-04-2012
aggiornato il 11-10-2017

I controlli periodici individuali, devono iniziare già a 30-35 anni con un’ecografia mammaria annuale e dai  40 anni anche con una mammografia annuale.

A che età iniziare i controlli al seno?

Ho 39 anni e una piccola cisti al seno e controllo con ecografia annuale da oltre 10 anni (senza variazioni). So bene che il programma di screening mammografico prevede in Italia l’invito gratuito per le donne fra i e gli anni. Ma mi chiedo: sarebbe bene iniziare i controlli prima? E con che esame? O solo con una visita?

So che gli studi «contro» si basano su tre pilastri: primo, nelle donne giovani il tessuto mammario è più sensibile ai raggi, che potrebbero far leggermente aumentare il rischio dell’insorgenza di un tumore al seno. Secondo, non esistono al momento prove che una mammografia regolare tra i 40 e i 49 anni riduca la mortalità.

Terzo, sotto i 50 anni il tessuto della mammella è generalmente più denso e rende difficile identificare con la mammografia un eventuale tumore. Per questo motivo, da una parte, i tumori al seno possono sfuggire a questa indagine e, dall’altra, le donne vengono frequentemente sottoposte ad ulteriori accertamenti, che spesso si rivelano essere dei falsi allarmi. Che fare?

Risponde Paolo Veronesi, direttore della Chirurgica Senologica Integrata all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e presidente della Fondazione Veronesi

E’ vero che gli screening mammografici iniziano solitamente a 50 anni, ma questo solo perché dopo la menopausa i tumori della mammella sono più frequenti e la mammografia è più efficace, quindi si ha il massimo di ritorno dall’investimento economico fatto dal Servizio sanitario nazionale (poiché stiamo parlando di salute pubblica e di controlli gratuiti per i cittadini).

Completamente diversa è invece l’indicazione ai controlli periodici individuali, che devono iniziare già a 30-35 anni con un’ecografia mammaria annuale e dai  40 anni anche con una mammografia annuale, l’unico esame in grado di identificare ad esempio le micro-calcificazioni che sono spesso una spia di una iniziale lesione tumorale.

La validità di queste indicazioni è stata nuovamente confermata, nei giorni scorsi, da uno studio pubblicato sulla rivista Radiology e condotto dai ricercatori americani del Swedish Cancer Institute di Seattle su oltre duemila pazienti con carcinoma mammario e un’età compresa fra i 40 e i 49 anni: nelle partecipanti che si erano sottoposte a mammografia (tramite la quale era stata scoperta la malattia) la prognosi si è rivelata migliore perché la neoplasia era in uno stadio iniziale, più facile da curare e dunque meno letale e con minori probabilità di ricaduta.

L’età dai 30 ai 50anni è in effetti la più delicata dal punto di vista diagnostico, poiché coesistono tutte le patologie, benigne (fibroadenomi, cisti, displasia) ma anche neoplastiche. E’ quindi opportuno abbinare la mammografia all’ecografia e possibilmente al controllo specialistico dal senologo che, in base ai vari fattori di rischio (come la familiarità) e agli esiti degli esami, può indirizzare la singola donna verso il corretto iter di prevenzione.

Per quanto riguarda i possibili danni da radiazioni è doveroso ricordare che la moderna mammografia digitale utilizza dosi di radiazioni bassissime, assolutamente non pericolose. La ghiandola mammaria inoltre è sensibile ai danni da radiazione solo nel momento dello sviluppo, quindi non nelle donna adulta.

E’ vero comunque che nelle giovani donne, ma a volte anche in post-menopausa, la mammografia può risultare poco leggibile per la densità del tessuto ghiandolare: è uno dei limiti degli screening mammografici, nei quali una mammografia non ben chiara (e dunque difficilmente interpretabile) viene refertata come «negativa» inducendo a volte una falsa tranquillità.

In questi casi, infatti, non ci si deve fermare ma eseguire anche un’ecografia per completare le informazioni a disposizione e avere un quadro completo


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