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L'esperto risponde

Coronavirus: cosa ci aspetta nei prossimi mesi

pubblicato il 01-04-2020

Le misure di contenimento cominciano a fare effetto. Ora è necessario preparare il dopo. App, test mirati, isolamento e vaccino antinfluenzale per evitare una nuova ondata e il caos negli ospedali

Coronavirus: cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Il coronavirus comincia ad indietreggiare. Complici le misure di distanziamento sociale e il lockdown generalizzato in tutto il Paese, i nuovi casi e gli accessi ospedalieri non sono più quelli dell'inizio dell'emergenza. Un segnale importante che non deve però indurre ad abbassare la guardia. Nell'attesa che i nuovi contagi raggiungano lo 0, questo tempo dovrà essere sfruttato per "riorganizzare" la risposta al coronavirus in modo tale da evitare una seconda ondata in autunno: test rapidi di diagnosi, isolamento dei positivi e dei loro contatti stretti (anche grazie all'utilizzo della tecnologia), vaccino antinfluenzale per evitare un ulteriore sovraccarico degli ospedali e osservazione di alcune norme di distanziamento sociale saranno fondamentali in attesa di un vaccino per Covid-19.

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IL LOCKDOWN PRODUCE EFFETTI

"La curva epidemica dell'Italia -spiega Pierluigi Lopalco, professore di Igiene all'Università di Pisa e consulente per l'emergenza coronavirus per la regione Puglia- è il risultato di diversi picchi regionali o provinciali che messi insieme stanno formano un plateau con un numero più o meno costante di nuovi casi ogni giorno". A trainare il dato complessivo è la Lombardia, la regione più colpita.

Fortunatamente però, grazie alle norme messe in atto dall'8 marzo, la curva epidemica sta rallentando, ovvero ogni giorno si registrano casi in numero inferiore a quello del giorno precedente. "Questo sta a significare -spiega l'esperto- che le misure messe in atto stanno funzionando. In particolar modo stanno funzionando per le regioni del centro-sud, dove fortunatamente si è intervenuti in tempo evitando che diventassero delle nuove "Lombardia".

IL RUOLO DEI TEST SIEROLOGICI

Una volta raggiunto l'obbiettivo di nessun nuovo caso, la sfida sarà tutt'altro che vinta. Lasciato alle spalle lo "tsunami" che ha messo in ginocchio la Lombardia, occorrerà incominciare a pianificare il lento ritorno alla normalità. "Per farlo -spiega Lopalco- occorrerà innanzitutto studiare bene, attraverso gli studi sierologici, le dinamiche che il virus ha creato nella popolazione, le fasce più colpite, quelle meno colpite e in quali regioni si concentrano le persone che sono venute in contatto con il coronavirus. Informazioni essenziali per pianificare una riapertura in sicurezza".

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LA REGOLA DELLE TRE "T"

C'è poi un altro fronte sul quale sarà necessario imparare dagli errori passati. Per evitare che pochi ed isolati casi portino ad un "incendio" occorre seguire la regola tanto cara all'OMS, quella delle tre "T": trace, test and treating. "Per interrompere una catena di contagio in fase iniziale, scenario possibile dopo l'estate, occorre individuare le persone potenzialmente infette, effettuare loro un test e in caso di positività isolarle affinchè non contagino altre persone. Per fare ciò ben vengano strumenti tecnologici come le tanto discusse "app" del modello Coreano. Ricordiamoci però che la sola tecnologia non basta se non è integrata con un piano che prevede test rapidi e isolamento".

Un punto, questo dei test, che non significa proporre tamponi a tappeto. Secondo i dati ottenuti in Puglia, attualmente circa il 30% dei positivi al test è asintomatico o paucisintomatico (sintomi blandi). "Queste persone -spiega l'esperto- sono state testate perché sappiamo essere venute in contatto con individui positivi al virus. Dovremo procedere in questo modo se vorremo spegnere i focolai nascenti". 

VACCINARSI PER L'INFLUENZA

Sempre nell'ottica delle gestione a lungo termine delle infezioni da coronavirus, già oggi bisogna cominciare a pensare ad una "scorta" di vaccino antinfluenzale. Il perché è presto detto: dal prossimo autunno l'eventuale ritorno del coronavirus si sommerà all'influenza stagionale. "Per questa ragione -spiega Lopalco- l'Italia dovrà mettere in conto di dotarsi di un quantitativo di vaccini di almeno 3 volte superiore rispetto alle stagioni passate. In questo modo meno persone avranno complicanze e sarà più facile distinguere Covid-19 dall'influenza".

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GESTIRE L'EPIDEMIA

Il messaggio dunque è chiaro: sino all'arrivo di un vaccino -che potrebbe coincidere nella migliore delle ipotesi per il prossimo inverno- le giornate non saranno simili a quelle del pre Covid-19. "Il distanziamento sociale e l'attenzione continua alle norme igieniche dovranno essere la quotidianità dei mesi che ci separano dalla fine della prima ondata pandemica fino alla messa a punto del vaccino. In questa quotidianità dovremo mettere in sicurezza le persone fragili, predisporre percorsi ospedalieri dedicati, individuare strutture per la gestione delle quarantene ed effettuare una forte sorveglianza sanitaria che individui immediatamente i nuovi casi in modo da controllare e spegnere il focolaio sul nascere. Una strada lunga alcuni mesi ma necessaria" conclude Lopalco.

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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