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L'esperto risponde

Covid-19: i progressi della ricerca su farmaci e immunità

pubblicato il 01-05-2020

Spegnere l'infiammazione e inibire la crescita del virus. Piccoli passi avanti sul fronte dei farmaci in sperimentazione. Non solo, ora sappiamo che i guariti sviluppano anticorpi

Covid-19: i progressi della ricerca su farmaci e immunità

Non sono la soluzione a Covid-19 ma in questi giorni il fronte della sperimentazione dei farmaci e dela ricerca sull'immunità da Sars-Cov-2 hanno prodotto qualche buon risultato. Due studi su tocilizumab e remdesivir -un potente antiinfiammatorio il primo, un antivirale il secondo- hanno dimostrato che queste due molecole possono essere utili nell'affrontare Covid-19. Infine, uno studio pubblicato su Nature, ha dimostrato che nel sangue dei guariti si è generata una risposta anticorpale completa. Un ottimo risultato, seppur ottenuto su un limitato numero di persone, che fa ben sperare.

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RIDURRE L'INFIAMMAZIONE

Una delle principali caratteristiche di Covid-19 è la presenza, nei casi più gravi, di una potente infiammazione a livello polmonare. Ecco perché una delle possibili strategie per migliorare la sintomatologia è rappresentata dall'utilizzo di molecole con attività antinfiammatoria. Una di esse è tocilizumab (Roche), un anticorpo già in commercio per il trattamento dell'artrite reumatoide e utilizzato anche per spegnere l'infiammazione nei malati di cancro sottoposti alle Car-T. Nei giorni scorsi uno studio clinico francese effettuato su 129 persone ha mostrato che l'utilizzo di tocilizumab sembra ridurre i sintomi e il numero di decessi rispetto ai pazienti non trattati.

Un farmaco, tocilizumab, sperimentato anche in Italia e in particolare grazie al professor Paolo Ascierto dell’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli. Secondo quanto dichiarato dallo scienziato italiano, "C'è un cauto ottimismo sull'utilizzo di questa molecola. Ad inizio maggio avremo i primi risultati dello studio che comparerà il tasso di mortalità dei pazienti trattati con il farmaco rispetto a quelli che non hanno ricevuto la terapia. La sensazione è che questo approccio funzioni molto bene nei pazienti non ancora intubati e in quelli che lo sono da poco tempo".

Covid-19: i vaccini in fase di sperimentazione

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FERMARE LA REPLICAZIONE DEL VIRUS

L'altra molecola che sta facendo discutere è remdesivir (Gilead), uno dei pochi farmaci per cui sussiste un’evidenza sperimentale di possibile efficacia poichè utile in modello animale contro il virus causa della SARS e della MERS, virus "abbastanza" simili a Sars-Cov-2. Rispetto a due precedenti studi che non hanno mostrato benefici evidenti -anche a causa di un "disegno" della sperimentazione non chiaro- uno studio statunitense su oltre mille pazienti ha dimostrato che l'utilizzo di remdesivir ha portato ad una riduzione dei giorni di ospedalizzazione. Sulla riduzione del numero di morti invece lo studio è al limite della significatività. Tradotto: non è ancora chiaro se il farmaco riesca ad impattare sulla sopravvivenza. Per ora pare lo faccia, seppur di poco. 

PRODURRE ANTICORPI

Ma oltre ai farmaci la ricerca prosegue spedita anche sul fronte dello studio dei meccanismi messi in atto dal sistema immunitario per difenderci da Sars-Cov-2. La buona notizia delle scorse ore è che abbiamo finalmente uno studio -pubblicato in queste ore su Nature- che analizza la risposta immunitaria nelle persone guarite da Covid-19. Su 285 individui analizzati tutti hanno prodotto -seppur in quantità variabile- prima le IgM e poi le IgG. Un risultato molto importante -seppur ottenuto su un campione di persone limitato- perchè vuol dire che dopo aver sviluppato Covid-19 si genera una risposta anticorpale completa. Saranno sufficienti questi anticorpi per proteggerci da una nuova infezione? Solo il tempo potrà dirlo.

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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