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L'esperto risponde

Covid-19, Sars e raffreddore: anticorpi in comune?

pubblicato il 20-05-2020

Persone mai positive per Covid-19 possiedono anticorpi capaci di riconoscere Sars-Cov-2. Ciò potrebbe spiegare la grande differenza su come gli individui rispondono al nuovo coronavirus. Intanto arrivano buone notizie sul fronte vaccino

Covid-19, Sars e raffreddore: anticorpi in comune?

Che cosa hanno in comune Covid-19, Sars e il raffreddore? Tutte e tre queste manifestazioni sono causate da differenti tipi di virus appartenenti alla sottofamiglia degli Orthocoronavirinae (coronavirus). Ma proprio per questa caratteristica potrebbe essere possibile che gli anticorpi che si generano in caso di Sars e raffreddori siano almeno parzialmente efficaci contro il virus causa di Covid-19. Un'ipotesi -e speranza- che ora comincia ad essere qualche cosa in più grazie a due importanti studi appena pubblicati sulle riviste Cell e Nature. I risultati, seppur preliminari, potrebbero spiegare -tra le varie cose- perché così tanta differenza nei sintomi e nella gravità di Covid-19.

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Com'è possibile che una persona che non è mai entrata in contatto con Sars-Cov-2 (il virus che causa Covid-19) possegga anticorpi capaci di riconoscere comunque il virus? Il fenomeno non è affatto nuovo. Gli esperti lo chiamano cross-reattività, ovvero la capacità da parte di un anticorpo di agire contro virus differenti ma molto somiglianti -almeno in alcune parti- fra loro. Un fenomeno che potrebbe valere anche per Sars-Cov-2. Almeno è quello che è emerso nello studio da poco pubblicato su Cell dai ricercatori del "La Jolla institute for immunology" guidati dall'italiano Alessandro Sette. Nell'analisi i ricercatori californiani ha analizzato il sangue di persone convalescenti da Covid-19 confrontandolo con quello di persone mai esposti al virus (l'analisi di questi ultimi si è basata su prelievi effettuati tra il 2015 al 2018).

Pur essendo uno studio effettuato su un campione molto piccolo (20 convalescenti vs 20 prelievi negativi per Sars-Cov-2) gli scienziati hanno scoperto che nel sangue di 11 persone sane erano presenti cellule T (componenti del sistema immunitario che aiutano ad eliminare i virus e a stimolare la produzione di anticorpi da parte delle cellule B) capaci di agire contro Sars-Cov-2 pur non avendolo mai visto. Un risultato preliminare ma molto importante che indica che una quota di popolazione, grazie all'incontro con qualche coronavirus precedente (ad esempio quelli del raffreddore), potrebbe possedere un'immunità almeno parziale contro il nuovo coronavirus. Un dato che potrebbe spiegare l'enorme differenza su come le persone rispondono a Sars-Cov-2 e dunque sulla differenza nella gravità dei sintomi. Queste persone infatti potrebbero essere parzialmente immuni e sviluppare una malattia blanda o asintomatica. 

LA CONFERMA NEGLI ANTICORPI SARS

Un risultato simile lo si è ottenuto anche nel caso dell'esposizione al virus della Sars. In uno studio pubblicato su Nature da un gruppo di ricercatori svizzeri e statunitensi guidato -anche in questo caso- dall'italiano Davide Corti, gli scienziati hanno individuato nel sangue di una persona colpita da Sars nel 2003, un anticorpo capace di neutralizzare Sars-Cov-2. Un risultato importante poiché questo anticorpo potrebbe rientrare tra quelli da produrre "industrialmente" per essere poi somministrato alle persone positive al coronavirus (per bloccare la malattia sul nascere) o in forma di profilassi (ne abbiamo scritto qui). Non solo, questo risultato indicherebbe la potenziale -anche in questo caso- cross-reattività dell'anticorpo. Un dato fondamentale in ottica di sviluppo di un vaccino universale contro diverse forme di coronavirus.

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E proprio sul fronte vaccini giungono buone notizie, soprattutto se si considera la tipologia di vaccino in sperimentazione. La farmaceutica Moderna ha annunciato i risultati della fase I del vaccino mRNA-1273. Da quanto comunicato tutte le 45 persone sottoposte a vaccinazione -oltre a non aver sviluppato reazioni avverse dimostrando la sicurezza del preparato- hanno sviluppato anticorpi in quantità paragonabili alle persone convalescenti e addirittura superiori nel gruppo che ha ricevuto le dosi più elevate di vaccino. Ma c'è di più: su 8 persone è stata valutata la capacità degli anticorpi sviluppati di neutralizzare il virus. In tutte e 8 si è verificata la neutralizzazione, segno che gli anticorpi prodotti sono efficaci nel contrastare Sars-Cov-2. Come però specificato ad inizio paragrafo si tratta di risultati preliminari forniti da chi sta conducendo la sperimentazione, ovvero l'azienda Moderna. Ora si attendono i risultati pubblicati attraverso una rivista scientifica sottoposta a revisione. Detto ciò, qualora questo vaccino si dimostrasse efficace saremmo di fronte ad un vaccino estremamente più semplice da preparare su scala industriale. L'approccio, ideato in passato dall'italiano Rino Rappuoli, consiste nell'iniettare all'interno del corpo degli mRNA in modo tale che una volta all'interno delle cellule sia il corpo stesso a produrre il vaccino

 

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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