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Lavarsi (bene) le mani: la protezione più semplice contro le malattie infettive

pubblicato il 05-05-2020

Ogni anno il 5 maggio torna l'Hand Hygiene Day. Ancora più decisivo, durante la pandemia da Coronavirus, sapere come lavarsi bene le mani

Lavarsi (bene) le mani: la protezione più semplice contro le malattie infettive

Lavarsi le mani è il gesto più semplice e più efficace per proteggere noi stessi e gli altri dalle malattie infettive. Talmente importante da essere titolare di una giornata dedicata, Hand Hygiene Day, ogni anno il 5 maggio. Con la drammatica pandemia da nuovo Coronavirus le raccomandazioni sull'igiene delle mani sono diventate cruciali e l'Organizzazione mondiale della sanità ha deciso di coniugare il tema della Giornata con il tema del 2020, l'anno dedicato agli infermieri e alle ostetriche, che vede queste categorie impegnate in una sfida sanitaria globale senza precedenti.

I CONSIGLI DEGLI ESPERTI

Negli ospedali, nelle RSA, nei contesti comunitari, al lavoro e nei bagni di casa nostra, i gesti corretti per pulire le mani sono una prima fondamentale barriera contro l'infezione da nuovo Coronavirus, ma non solo: influenza, diarrea, infezioni batteriche possono essere frenate da una attenta igiene. Come? Ecco i consigli del Ministero della Salute. 

QUANDO LAVARSI LE MANI

Il più spesso possibile. Ma in particolare prima di: 

  • mangiare
  • maneggiare o consumare alimenti
  • somministrare farmaci
  • medicare o toccare una ferita
  • applicare o rimuovere le lenti a contatto
  • usare il bagno
  • cambiare un pannolino 
  • toccare un ammalato

E dopo:

  • aver tossito, starnutito o soffiato il naso
  • essere stati a stretto contatto con persone ammalate
  • essere stati a contatto con animali
  • aver usato il bagno
  • aver cambiato un pannolino
  • aver toccato cibo crudo, in particolare carne, pesce, pollame e uova
  • aver maneggiato spazzatura
  • aver usato un telefono pubblico, maneggiato soldi, ecc.
  • aver usato un mezzo di trasporto (bus, taxi, auto, ecc.)
  • aver soggiornato in luoghi molto affollati, come palestre, sale da aspetto di ferrovie, aeroporti, cinema, ecc.

COME LAVARSI LE MANI

Con acqua e sapone, per almeno 40-60 secondi. Un po' meno, 20-30 secondi, se si usano soluzioni igienizzanti a base alcolica, di cui però il Ministero invita a non abusare, sia per non danneggiare la cute delle mani, sia per non aumentare il rischio di resistenza agli antibatterici. L'invito quindi è ad usare acqua e sapone quando possibile e tenere i prodotti igienizzanti per quando si è fuori casa o non si dispone di acqua pulita. 
I movimenti corretti sono illustrati in un pieghevole distribuito dal Ministero della Salute e consultabile a questo link.

LA STORIA DELLE MANI PULITE

Il nesso fra igiene delle mani e protezione dalle malattie infettive non nasce oggi, naturalmente, ma ha radici profonde, se si pensa che colui che in Europa consideriamo il “padre” dell'igiene delle mani in ambito sanitario fu un medico ungherese, Ignaz Semmelweis, che a metà del XIX secolo iniziò a lavorare nel reparto di ostetricia dell'ospedale di Vienna. Semmelweis notò una mortalità particolarmente elevata per infezioni (7,5 per cento) fra le donne ricoverate in un reparto dove prestavano servizio studenti di medicina. Questi praticanti medici avevano l'obbligo formativo di effettuare anche autopsie, e passavano dal tavolo autoptico alla sala parto con disinvoltura e senza alcuna procedura di pulizia. Non si conosceva il mondo dei microbi, si sospettava che la fonte del contagio fosse nei “miasmi”, negli odori. Nella diffidenza di molti, Semmelweis riuscì a stabilire misure igieniche che dimostrarono le sue teorie, obbligando i medici a lavarsi le mani in catini contenenti soluzioni a base di cloro prima di accedere al reparto maternità, ottenendo un calo evidente della mortalità per febbre puerperale nell'arco di pochi mesi. Questo successo non gli portò fortuna, Semmelweis non pubblicò mai i suoi dati e lasciò la clinica viennese, morendo morì quasi dimenticato pochi anni dopo. Come molti suoi contemporanei, pare che neppure Florence Nightingale, considerata la madre nobile delle moderne scienze infermieristiche, conoscesse il dottor Semmelweis. Ciononostante fu lei a segnare passi importanti in tema di igiene e assistenza dei malati, forte della fiducia del governo britannico che le affidò la gestione di un grande ospedale da campo durante la guerra di Crimea. Nightingale aveva studiato statistica, igiene e matematica. Si guardò intorno e applicò le sue nozioni a quel che vedeva. Ordinò biancheria pulita, asciugamani e tanto sapone e tanti catini. Fece installare bagni e fognature adeguate, migliorò la fornitura del cibo. “Ogni infermiera dovrebbe stare attenta a lavarsi le mani molto spesso durante il giorno. Se si lava anche il viso, tanto meglio”.

IL SAPONE: PROTEZIONE ANTICA STRAORDINARIAMENTE ATTUALE

Lavarsi le mani, con cura, con il tempo giusto (il tempo di cantare due volte “Happy Birthday”, ci dice l'OMS) e con i giusti movimenti, è la procedura medica che ha rivoluzionato la storia della medicina. Oggi conosciamo da vicino virus e batteri, e l'importanza della corretta igiene delle mani è sempre più confermata da studi che dimostrano che può ridurre l'impatto di molte malattie, sia negli ospedali, sia fuori, nelle strutture assistenziali per anziani e per disabili, nelle scuole e negli asili, ad esempio. Sappiamo che dall'acqua e sapone passa un pezzo importante della prevenzione che ci permetterà di contrastare le crisi epidemiche, come quella attuale per il Covid-19, e di prevenire il disastroso fenomeno della resistenza agli antibiotici. Come ha ribadito l'OMS ogni infezione evitata grazie al lavaggio delle mani è un farmaco risparmiato e una minaccia di resistenza ridotta.

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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