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Fabio Di Todaro
pubblicato il 05-05-2015

Ecco come lavarsi le mani negli ospedali



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Una scarsa igiene è responsabile di quattro milioni di infezioni all'anno soltanto in Europa. Ma la vera emergenza è nei Paesi in via di sviluppo

Ecco come lavarsi le mani negli ospedali

Ciò che appare banale, nella quotidianità, di fatto non lo è nei Paesi in via di Sviluppo e negli ospedali. Lavarsi le mani è un gesto semplice e routinario ma che, se non eseguito correttamente, può dare il là alla propagazione di diverse infezioni. Un aspetto che in molti sottovalutano e che ha spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a riportarlo in copertina in occasione di una specifica giornata mondiale, organizzata ogni anno il 5 maggio. Eloquente il titolo assegnatole per questa occasione: “Salva vite: lavati le mani”. Su Twitter circola uno specifico hashtag: #handhygiene.

 

EMERGENZA NEGLI OSPEDALI

Un'accurata pulizia delle mani permette di ridurre del 40% il rischio di infezioni, seguendo allo stesso tempo anche le altre importanti regole comportamentali e igieniche. Come sottolinea l'Organizzazione Mondiale della Sanità, «l'igiene è un indicatore della sicurezza e della qualità di un sistema sanitario nazionale». Tutto passa dalle mani di medici e infermieri: da una semplice iniezione a un intervento chirurgico all'uso dei dispositivi tecnologici. Ma sono anche il veicolo principale di trasmissione di agenti patogeni responsabili delle infezioni, la complicanza più grave e frequente nell'ambito dell'assistenza ospedaliera. Secondo le stime della Commissione Europea, queste colpiscono in Europa poco più di quattro milioni di persone ogni anno. Inoltre, sono spesso difficili da trattare perché i microrganismi che le causano sono diventati resistenti agli antibiotici.

 

COME LAVARSI LE MANI?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono cinque i momenti chiave in cui gli operatori devono necessariamente lavarsi le mani: prima di toccare un paziente, prima di una procedura asettica, dopo il contatto con le sacche che contengono fluidi corporei e, infine, dopo aver toccato il paziente e ciò che lo circonda. Come esser certi di aver pulito con perizia le proprie mani? Non basta sfregarsi i palmi: nulla va risparmiato, dai dorsi alle dita agli interstizi. Per lavarsi le mani, soprattutto negli ospedali, meglio utilizzare una soluzione a base alcolica, se disponibile. Acqua e sapone (meglio della saponetta) vanno utilizzati quando le mani sono visibilmente sporche o se non è disponibile un prodotto a base alcolica. Tempo minimo da dedicare alla procedura: almeno trenta secondi. Una volta terminata, è preferibile asciugare le mani con carta usa e getta o con un dispositivo ad aria calda oppure con un asciugamano pulito, personale. Per chiudere un rubinetto e abbandonare la toilette, meglio usare una salviettina di carta, poi da gettare. Altre indicazioni utili: tenere le unghie corte, usare almeno una volta al giorno una crema protettiva, non usare acqua calda per risciacquare le mani, lasciarle asciugare completamente prima di indossare i guanti.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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