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L'esperto risponde

Cos'è la ricetta elettronica?

pubblicato il 17-11-2014
aggiornato il 07-02-2017

I nuovi modelli dovrebbero entrare in vigore entro la fine dell'anno, ma al momento le Regioni a regime sono soltanto cinque

Cos'è la ricetta elettronica?

Quali vantaggi apporterà la ricetta elettronica rispetto alle vecchie? 
Bruno C, Vercelli

Risponde: Riccardo Volpi (nella foto), Professore associato di medicina interna, Università degli Studi di Parma

La ricetta elettronica avrebbe dovuto entrare ufficialmente in vigore entro la fine dell’anno, ma ad oggi le Regioni che sono a regime sono solo cinque (Sicilia, Valle d'Aosta, Trentino, Basilicata, Veneto). Quindi la data entro cui la ‘ricetta rossa’, che per anni ha assistito tutti i pazienti nell’acquisto di farmaci, richiesta di esami e prestazioni diagnostiche o li ha tutelati dalla malattia andrà in pensione non è ancora definibile ma ciò che è certo invece è che il nuovo formato elettronico apporta con sé alcune novità, non solo nelle veste ma anche nei contenuti. Permane la la caratteristica di ‘nazionalità’, ovvero indipendentemente dal luogo di origine in cui la ricetta è stata emessa e scritta per un qualsiasi paziente munito di una ricetta elettronica sarà possibile acquistare il farmaco di proprio interesse entrando in qualunque farmacia vicina o lontano da casa, come stabilito dalla legge 221/2012, dentro e fuori dalla propria regione.

Ma il tratto di italianità sarà arricchito dalla validità internazionale che la ricetta ha acquistato, diventando ‘transfrontaliera’, cioè usufruibile in tutti i 27 Paesi dell'Ue, secondo la cosiddetta legge 'Schengen della salute', una direttiva europea recepita con il decreto legislativo. Essa garantisce a tutti i pazienti, e nei tempi più rapidi possibili, il diritto di accesso alle buone cure ovunque si trovino, dentro e fuori dai confini del proprio stato di appartenenza (in Italia o all’estero). Una opportunità particolarmente importante per alcune classi di malati, ad esempio per coloro che sono affetti da patologie croniche o malattie rare, che potranno viaggiare in serenità senza il timore di rimanere senza farmaci specifici o rischiando di non poterli reperire lontano dal proprio domicilio o paese di origine ma anche di potere eseguire esami per controllare il proprio stato di salute. L’acquisto dei farmaci all’estero sarà però possibile a patto che i farmaci, vengano indicati sulla ricetta con il principio attivo, quindi con il nome generico (ad eccezione dei farmaci biologici) per facilitare l’identificazione del medicinale o di un dispositivo medico, commercializzati nei territori UE sotto diverse denominazioni, o di prodotti vendibili solo in alcuni Stati Membri.

Oltre alla possibilità di acquistare terapie e ricevere prestazioni mediche negli altri paesi dell'Unione Europea, la ‘ricetta transfrontaliera’ prevede anche il mutuo riconoscimento delle cure mediche. La prassi prevede che il cittadino italiano che si presenta in farmacia con la ricetta emessa in Italia (la validità resta di 60 giorni), paghi di tasca propria il farmaco e poi ne chieda il rimborso alla Asl di competenza, una volta tornato a casa, ma non oltre i 60 dall'acquisto del medicinale. L’azienda sanitaria sarà poi tenuta a restituire all’utente la somma spesa entro due mesi dalla richiesta.

 


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